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Così la convivenza con l’uomo ha cambiato i cani

Dalle dimensioni del cranio alle proporzioni del muso, i cani mostrano una sorprendente varietà già oltre 10.000 anni fa, molto prima delle razze moderne.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 07/01/2026 alle 08:55

La notizia in un minuto

  • La diversità morfologica dei cani ha origini preistoriche risalenti ad almeno 11.000 anni fa, non è un fenomeno moderno degli ultimi secoli come si credeva
  • Uno studio su 643 crani di canidi in 50.000 anni rivela che già nel Neolitico i cani mostravano una variabilità doppia rispetto al Pleistocene, riflettendo ruoli diversificati nelle società umane primitive
  • Le primissime fasi della domesticazione restano ancora misteriose, ma la rapida diversificazione testimonia una profonda coevoluzione tra uomo e cane fin dagli albori

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La straordinaria varietà morfologica che caratterizza i cani domestici moderni – dai minuscoli chihuahua agli imponenti alani, dai musi schiacciati dei bulldog ai profili allungati dei levrieri – non è un'invenzione recente dei club cinofili vittoriani, come a lungo ritenuto dalla comunità scientifica. Una ricerca pubblicata su Science dimostra che questa diversificazione fisica ha radici profonde nella preistoria, emergendo almeno 11.000 anni fa, quando le prime comunità umane del Mesolitico iniziavano a stabilire relazioni sempre più complesse con i loro compagni a quattro zampe. Lo studio, frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto oltre quaranta istituzioni di ricerca tra cui l'Università di Exeter e il CNRS francese, ridefinisce completamente la cronologia evolutiva del rapporto tra uomo e cane.

Il team guidato dalla dottoressa Carly Ameen del Dipartimento di Archeologia e Storia dell'Università di Exeter e dal dottor Allowen Evin dell'Institut of Evolutionary Science di Montpellier ha analizzato 643 crani di canidi provenienti da contesti archeologici e collezioni moderne, coprendo un arco temporale di circa 50.000 anni, dal Pleistocene all'epoca contemporanea. Il campione includeva razze riconosciute, cani randagi, lupi e reperti fossili, offrendo una visione senza precedenti dell'evoluzione morfologica di questi animali. Utilizzando la morfometria geometrica, una tecnica che consente confronti precisi di dimensioni e forme attraverso modelli tridimensionali dettagliati, i ricercatori hanno potuto tracciare con accuratezza le trasformazioni anatomiche nei millenni.

I risultati smentiscono l'ipotesi tradizionale secondo cui la maggior parte della diversità canina sarebbe emersa solo negli ultimi secoli attraverso pratiche di allevamento selettivo. Il più antico cane domestico documentato nello studio proviene dal sito mesolitico russo di Veretye, datato a circa 11.000 anni fa, mentre ulteriori evidenze di domesticazione sono state identificate in America (circa 8.500 anni fa) e in Asia (circa 7.500 anni fa), basandosi sulle caratteristiche craniche associate all'addomesticamento. Successivamente a queste prime attestazioni, la variabilità morfologica tra i cani è aumentata rapidamente.

La riduzione delle dimensioni del cranio nei cani è rilevabile tra 9.700 e 8.700 anni fa, mentre una maggiore varianza nelle dimensioni compare a partire da 7.700 anni fa

Come spiega il dottor Evin, la maggiore variabilità nella forma del cranio comincia a emergere intorno agli 8.200 anni fa. Sebbene le morfologie più estreme osservate oggi – come i musi ultracorti dei bulldog o quelli estremamente allungati dei borzoi – siano assenti nei reperti archeologici più antichi, già durante il Neolitico i cani mostravano una diversità morfologica doppia rispetto agli esemplari del Pleistocene e pari a metà dell'intera gamma osservabile nelle razze contemporanee. Questo dato suggerisce che la variazione fisica nei cani rifletteva i molteplici ruoli che questi animali ricoprivano nelle società umane primitive: caccia, pastorizia, guardia e compagnia.

Lo studio evidenzia anche quanto sia complesso identificare le fasi iniziali della domesticazione. Nessuno degli esemplari del tardo Pleistocene esaminati, compresi alcuni precedentemente considerati possibili "proto-cani", ha mostrato caratteristiche craniche coerenti con la domesticazione. Il professor Greger Larson dell'Università di Oxford, autore senior della ricerca, sottolinea che le primissime fasi dell'addomesticamento del cane rimangono celate alla vista, ma ciò che ora possiamo affermare con certezza è che, una volta emersi, i cani si sono diversificati rapidamente. Questa precoce variazione riflette sia pressioni ecologiche naturali sia il profondo impatto della convivenza con gli esseri umani.

La ricerca, avviata nel 2014 e sostenuta da importanti enti di finanziamento internazionali tra cui il Natural Environment Research Council britannico, l'Arts and Humanities Research Council, l'European Research Council, il Social Sciences and Humanities Research Council canadese, l'Accademia Russa delle Scienze e la Fyssen Foundation, apre nuove prospettive per comprendere come i cambiamenti nelle culture e negli ambienti umani abbiano plasmato l'evoluzione dei cani. L'idea che cani e umani si siano influenzati reciprocamente fin dall'inizio della domesticazione risulta rafforzata, ponendo interrogativi ancora aperti sulle modalità precise attraverso cui questa coevoluzione si sia sviluppata e sulle caratteristiche dei primissimi cani domestici, che continuano a sfuggire all'indagine archeologica.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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