La regolarità intestinale rappresenta molto più di un semplice indicatore di benessere digestivo: è una finestra aperta sui complessi meccanismi biologici che governano la motilità del tratto gastrointestinale. Nonostante condizioni come la sindrome dell'intestino irritabile, la stitichezza cronica e la diarrea funzionale colpiscano milioni di persone nel mondo, i processi genetici e metabolici che regolano il transito intestinale rimangono in larga parte un territorio inesplorato. Una nuova ricerca pubblicata il 20 gennaio sulla prestigiosa rivista scientifica Gut getta luce su questo campo ancora oscuro, identificando ventuno regioni del genoma umano associate alla frequenza delle evacuazioni e rivelando un protagonista inaspettato: la vitamina B1, o tiamina.
Lo studio, coordinato da Mauro D'Amato, professore di Genetica Medica presso l'Università LUM e Research Professor dell'Ikerbasque presso il CIC bioGUNE in Spagna, ha analizzato i dati genetici e i questionari sulla salute di 268.606 individui di origine europea ed est-asiatica. L'approccio metodologico ha integrato analisi genomiche su larga scala con tecniche computazionali avanzate per identificare le varianti del DNA comuni associate alla frequenza dell'evacuazione intestinale. Il lavoro ha coinvolto un consorzio internazionale che include, tra gli altri, l'Istituto di Genetica e Ricerca Biomedica del CNR, il CEINGE e l'Università Federico II di Napoli, l'Università di Oxford, quella di Groningen e la Monash University australiana.
L'indagine ha confermato l'importanza di diversi sistemi biologici già noti per il loro ruolo nella motilità gastrointestinale. Tra le regioni genomiche identificate, dieci erano completamente sconosciute fino ad ora, mentre le altre hanno validato pathway già studiati: la regolazione degli acidi biliari, che oltre a facilitare la digestione dei grassi funzionano come molecole segnale nell'intestino, e la trasmissione nervosa che controlla le contrazioni della muscolatura intestinale, in particolare quella mediata dall'acetilcolina. Questi risultati rafforzano il quadro esistente della fisiologia digestiva, ma è l'elemento inatteso a catturare l'attenzione della comunità scientifica.
Due geni prioritari emersi dall'analisi, SLC35F3 e XPR1, sono coinvolti nel trasporto e nell'attivazione della tiamina nell'organismo. Per verificare se questa associazione genetica si traducesse in effetti osservabili nella popolazione generale, i ricercatori hanno esaminato i dati alimentari di 98.449 partecipanti della UK Biobank. L'analisi ha rivelato che un'assunzione più elevata di vitamina B1 attraverso la dieta correlava con una maggiore frequenza di evacuazioni intestinali. Tuttavia, questa relazione non è universale: l'effetto della tiamina sulla regolarità intestinale dipende dalle varianti genetiche individuali nei geni SLC35F3 e XPR1, analizzati come punteggio genetico combinato.
La scoperta suggerisce che le differenze ereditarie nel metabolismo della vitamina B1 possono modulare l'impatto che l'alimentazione esercita sulle abitudini intestinali. Si tratta di un esempio concreto di come la genetica e l'ambiente nutrizionale interagiscano nel determinare funzioni fisiologiche apparentemente semplici ma in realtà finemente regolate. "Abbiamo utilizzato la genetica per costruire una mappa dei pathway biologici che regolano il ritmo dell'intestino", ha spiegato il dottor Cristian Diaz-Muñoz, primo autore dello studio. "Quello che è emerso con forza è quanto i dati puntassero al metabolismo della vitamina B1, accanto a meccanismi consolidati come gli acidi biliari e la segnalazione nervosa."
Le implicazioni cliniche di questa ricerca riguardano principalmente la sindrome dell'intestino irritabile, condizione che affligge una quota significativa della popolazione mondiale e per la quale le opzioni terapeutiche rimangono limitate. I risultati genetici evidenziano un collegamento biologico significativo tra la frequenza delle evacuazioni e l'IBS, suggerendo che alterazioni nella motilità intestinale condividono substrati genetici comuni con questa sindrome. Come sottolineato dal professor D'Amato, "i problemi di motilità intestinale sono al centro dell'IBS, della stitichezza e di altri disturbi comuni della motilità gastrointestinale, ma la biologia sottostante è estremamente difficile da definire con precisione. Questi risultati genetici mettono in evidenza pathway specifici, in particolare quello della vitamina B1, come piste verificabili per la prossima fase della ricerca."
La strada verso applicazioni cliniche concrete richiede ulteriori passi. Saranno necessari esperimenti di laboratorio per chiarire i meccanismi molecolari attraverso cui la tiamina influenza la motilità intestinale, probabilmente coinvolgendo il suo ruolo nel metabolismo energetico cellulare e nella funzione nervosa. Studi clinici attentamente disegnati dovranno poi verificare se la supplementazione di vitamina B1 possa rappresentare un intervento efficace per specifici sottogruppi di pazienti, identificati in base al loro profilo genetico. La ricerca apre anche interrogativi sulla possibilità di sviluppare approcci terapeutici personalizzati basati sulla farmacogenetica, in cui il trattamento viene modulato in funzione delle varianti genetiche individuali.