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Il DNA svela nuovi segreti tra umani e Neanderthal

La ricerca genetica con IA rivela che umani moderni e Neanderthal si sono incrociati per 250.000 anni, lasciando tracce nel nostro DNA ancora oggi.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/07/2025 alle 16:49 - Aggiornato il 14/07/2025 alle 09:40

La notizia in un minuto

  • Nuove ricerche genetiche rivelano tre ondate di contatto tra umani moderni e Neanderthal (200-250.000, 100-120.000 e 50-60.000 anni fa), contraddicendo il modello tradizionale di una singola migrazione dall'Africa
  • Un approccio rivoluzionario ha cercato DNA di umani moderni nei genomi Neanderthal, scoprendo che la popolazione riproduttiva Neanderthal era più piccola del previsto (circa 2.400 individui)
  • I Neanderthal potrebbero non essere andati estinti ma essere stati gradualmente assorbiti dalle comunità umane moderne attraverso un processo di assimilazione durato migliaia di anni

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La storia dell'umanità è molto più intricata di quanto si pensasse fino a poco tempo fa. Mentre per decenni gli studiosi hanno immaginato i nostri antenati come un gruppo che rimase isolato in Africa per circa 200.000 anni prima di espandersi nel resto del mondo, nuove ricerche genetiche stanno rivelando un panorama completamente diverso. Un team di ricercatori guidato da Joshua Akey dell'Istituto Lewis-Sigler per la Genomica Integrativa di Princeton ha scoperto prove convincenti di scambi genetici multipli tra i primi gruppi umani, suggerendo una mobilità e interazione molto più intensa di quanto mai documentato prima.

Tre ondate di contatto cambiano la cronologia

Utilizzando una tecnologia innovativa chiamata IBDmix, che sfrutta tecniche di apprendimento automatico per decodificare il genoma, i ricercatori hanno identificato tre distinte ondate di contatto genetico. La prima risale a circa 200-250.000 anni fa, una seconda tra 100-120.000 anni fa, e la più consistente intorno a 50-60.000 anni fa. Questo contrasta nettamente con il modello tradizionale dell'"Out of Africa" che descriveva una singola grande migrazione.

"I nostri modelli mostrano che non c'è stato un lungo periodo di stasi, ma che poco dopo l'emergere degli umani moderni, abbiamo iniziato a migrare dall'Africa e a tornare in Africa", spiega Akey. Per analizzare questi flussi genetici, il team ha esaminato i genomi di 2.000 esseri umani viventi insieme a tre Neanderthal e un Denisovano.

Un approccio rivoluzionario alla ricerca genetica

L'intuizione chiave di Liming Li, professore nel Dipartimento di Genetica Medica e Biologia dello Sviluppo presso l'Università del Sudest a Nanchino, è stata quella di cercare DNA di umani moderni nei genomi dei Neanderthal, invertendo la prospettiva tradizionale. "La stragrande maggioranza del lavoro genetico dell'ultimo decennio si è concentrata su come l'accoppiamento con i Neanderthal abbia influenzato i fenotipi umani moderni, ma queste domande sono rilevanti e interessanti anche nel caso inverso", sottolinea Akey.

Gli umani moderni erano come onde che si infrangono su una spiaggia, erodendola lentamente ma costantemente

Questo nuovo metodo ha permesso di superare le limitazioni degli studi precedenti, che dipendevano dal confronto dei genomi umani con popolazioni di riferimento presumibilmente prive di DNA Neanderthal o Denisovano. Il team di Akey ha invece stabilito che anche questi gruppi di riferimento, che vivono a migliaia di chilometri dalle grotte dei Neanderthal, possiedono tracce di DNA Neanderthal, probabilmente portato verso sud da viaggiatori o dai loro discendenti.

Popolazioni più piccole e diversità genetica apparente

Una scoperta sorprendente riguarda le dimensioni effettive della popolazione Neanderthal. Gli scienziati stimano tradizionalmente la dimensione della popolazione osservando la diversità genetica: maggiore variazione nel genoma suggerisce generalmente un gruppo più numeroso. Tuttavia, applicando IBDmix, i ricercatori hanno scoperto che gran parte della diversità apparente nel DNA Neanderthal derivava in realtà da geni ereditati dagli umani moderni, che avevano popolazioni molto più ampie.

Con questa nuova comprensione, gli scienziati hanno ridotto la stima della popolazione riproduttiva Neanderthal da circa 3.400 individui a roughly 2.400. Questa riduzione ha implicazioni significative per comprendere come i Neanderthal siano scomparsi dai reperti fossili e genetici circa 30.000 anni fa.

Assimilazione piuttosto che estinzione

L'interpretazione di Akey sfida anche il concetto tradizionale di "estinzione" dei Neanderthal. "Non mi piace dire 'estinzione', perché penso che i Neanderthal siano stati in gran parte assorbiti", afferma il ricercatore. La sua teoria è che le popolazioni Neanderthal si siano lentamente ridotte fino a quando gli ultimi sopravvissuti furono incorporati nelle comunità umane moderne.

Questo "modello di assimilazione" fu articolato per la prima volta da Fred Smith, professore di antropologia all'Illinois State University, nel 1989. I risultati di Akey forniscono forti dati genetici coerenti con questa ipotesi, suggerendo che i Neanderthal fossero "in bilico sull'orlo dell'estinzione, probabilmente per molto tempo". La ricerca, pubblicata sulla rivista Science e supportata dai National Institutes of Health, sta quindi riscrivendo la nostra comprensione di come le diverse specie umane abbiano interagito nel corso di centinaia di migliaia di anni.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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