Un nuovo virus di origine animale è stato identificato in Bangladesh in cinque pazienti che presentavano sintomi neurologici e respiratori simili a quelli causati dal virus Nipah. Si tratta del Pteropine orthoreovirus (PRV), un patogeno trasportato dai pipistrelli che entra così a far parte del crescente elenco di agenti infettivi capaci di compiere il salto di specie verso l'uomo. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Emerging Infectious Diseases, rappresenta un significativo progresso nella comprensione delle malattie zoonotiche emergenti e sottolinea l'urgenza di ampliare i sistemi di sorveglianza epidemiologica oltre i patogeni già noti.
La chiave per identificare questo virus inatteso è stata l'applicazione di una tecnologia avanzata di sequenziamento denominata Viral Capture Sequencing (VCS), sviluppata presso il Center for Infection and Immunity della Columbia University. Questo metodo brevettato permette di analizzare simultaneamente migliaia di virus noti che possono infettare i vertebrati, inclusi quelli trasportati dai chirotteri, raggiungendo una sensibilità paragonabile alla tradizionale reazione a catena della polimerasi (PCR) ma con un raggio d'azione enormemente più ampio. Grazie al VCS, i ricercatori hanno individuato materiale genetico del PRV in campioni di tamponi faringei conservati e, in tre casi, sono riusciti a coltivare il virus attivo in laboratorio, confermando così la presenza di un'infezione reale.
I cinque pazienti erano stati inizialmente identificati tra dicembre 2022 e marzo 2023 attraverso un programma di sorveglianza congiunto gestito dall'Institute of Epidemiology, Disease Control and Research (IEDCR) del Bangladesh, dall'International Centre for Diarrheal Disease Research (icddr,b) e dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi. Tutti manifestavano i segni clinici tipici dell'infezione da Nipah: febbre, vomito, cefalea, affaticamento, ipersalivazione e sintomi neurologici. Tuttavia, i test diagnostici standard basati su PCR e sierologia avevano escluso la presenza del virus Nipah, spingendo gli scienziati a investigare cause alternative.
Un elemento comune emerge dalle anamnesi dei pazienti: tutti avevano recentemente consumato linfa grezza di palma da datteri, un liquido dolce tradizionalmente raccolto durante l'inverno in Bangladesh. Questa bevanda rappresenta già un percorso di trasmissione consolidato per il virus Nipah nel paese, poiché le palme vengono regolarmente visitate dai pipistrelli durante la notte. I chirotteri sono infatti riconosciuti come serbatoi naturali di numerosi virus zoonotici di rilevanza sanitaria, tra cui rabbia, Nipah, Hendra, Marburg e SARS-CoV-1.
La scoperta assume particolare rilevanza epidemiologica considerando la gravità dei casi osservati. Mentre nelle nazioni vicine le infezioni da PRV risultano spesso lievi o addirittura asintomatiche, tutti e cinque i pazienti del Bangladesh hanno sperimentato manifestazioni cliniche severe. Questa discrepanza suggerisce che numerosi casi più lievi potrebbero verificarsi senza essere diagnosticati, sfuggendo così ai sistemi di sorveglianza convenzionali. Come sottolinea Tahmina Shirin, direttrice dell'IEDCR, si tratta di "una nuova aggiunta alle cause di spillover zoonotico che provocano complicazioni respiratorie e neurologiche dopo il consumo di linfa grezza di palma da datteri, accanto all'infezione da virus Nipah".
Il collegamento tra i pipistrelli e i casi umani ha trovato conferma in ricerche successive, ancora in fase di pubblicazione, condotte con il supporto del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Gli scienziati hanno identificato ceppi di Pteropine orthoreovirus geneticamente simili in pipistrelli catturati nelle vicinanze dei luoghi dove si erano verificati i contagi umani, nella zona del bacino del fiume Padma. Ariful Islam, ecologo ed epidemiologo specializzato in malattie trasmesse dai pipistrelli presso la Charles Sturt University in Australia, sottolinea che "questa ricerca fornisce prove critiche che collegano i serbatoi nei pipistrelli alle infezioni umane" e annuncia che il team sta ora lavorando per comprendere i meccanismi di spillover dai chirotteri verso esseri umani e animali domestici.
Lo studio, coordinato da Sharmin Sultana dell'IEDCR, ha coinvolto ricercatori di diverse istituzioni internazionali ed è stato finanziato attraverso accordi tra il Dipartimento dell'Agricoltura statunitense e la Columbia University. La tecnologia VCS, insieme al suo equivalente batterico (Bacterial Capture Sequencing, BCS), è già approvata per l'uso in contesti clinici e di ricerca, rappresentando uno strumento fondamentale per identificare patogeni emergenti che sfuggono ai test diagnostici convenzionali.