Quando Kingdom Come: Deliverance fece il suo debutto nel 2018, il mondo dei videogiochi si trovò davanti a un oggetto misterioso e affascinante. Warhorse Studios, guidata dalla visione intransigente di Daniel Vávra, non aveva creato un semplice "gioco di ruolo medievale", ma un vero e proprio simulatore di vita nel XV secolo. Niente draghi, niente palle di fuoco, niente prescelti dal destino. Solo Henry, il figlio di un fabbro, goffo, analfabeta e decisamente vulnerabile, scaraventato nel fango della Boemia tra intrighi politici e brutali razzie Cumane.
Tuttavia, quel "diamante grezzo" su PlayStation 4 e Xbox One brillava a fatica. Il CryEngine, motore grafico eccezionale ma ostico da ottimizzare, metteva in ginocchio le vecchie console: caricamenti biblici, texture che apparivano con ritardi imbarazzanti, un frame-rate instabile che rendeva il già complesso sistema di combattimento una sfida ai riflessi e alla pazienza. Oggi, con l'approdo e l'ottimizzazione per PlayStation 5 e Xbox Series X|S, quel diamante è stato finalmente tagliato e lucidato, rivelando la vera visione di Warhorse su console in tutta la sua gloria.
Come è cambiato il gioco
Giocare a KCD sulle console della scorsa generazione era quasi impossibile, soprattutto al day one. Entrare a Rataje significava accettare cali di frame-rate sotto i 20 FPS; galoppare per i boschi voleva dire veder apparire alberi e cespugli a pochi metri dal muso del cavallo.
Per non parlare dei caricamenti caricamenti. Avviare il gioco, caricare un salvataggio dopo una morte punitiva o semplicemente entrare in un edificio richiedeva tempi d'attesa estenuanti. Questo spezzava l’immersione in un gioco che, per sua natura, viveva e vive ancora di dettagli: l’affilare la spada alla mola, il lavarsi nelle tinozze per non essere disprezzati dai nobili, il leggere un libro a lume di candela.
Tutto cambia con le versione current-gen, ovviamente. L'impatto visivo su Xbox Series X e PS5 cambia radicalmente e il primo grande cambiamento riguarda la pulizia dell'immagine. Laddove le vecchie console offrivano un'immagine spesso sporca e impastata (a malapena 900p o 1080p dinamici), oggi ci troviamo di fronte a una risoluzione che punta con decisione al 4K, restituendo una nitidezza che permette di scorgere le venature del legno delle case a graticcio o le maglie della cotta di ferro di Henry con una precisione chirurgica.
Ma è il frame-rate a cambiare radicalmente le regole del gioco. Kingdom Come: Deliverance vanta uno dei sistemi di combattimento più tecnici mai visti che richiede tempismo millimetrico per parate perfette e finte. Giocare a 60 FPS trasforma gli scontri e la reattività dei comandi è triplicata: ora, quando Henry fallisce una parata, la colpa è quasi sicuramente nostra e non di un calo di fotogrammi improvviso proprio mentre la mazza nemica stava per colpire.
La nuova ottimizzazione garantisce l'adozione di preset grafici che ricalcano le opzioni Ultra della versione PC. Warhorse ha sbloccato il potenziale del CryEngine, permettendo alle console current-gen di gestire parametri che prima erano riservati solo a hardware di fascia altissima. Tra le novità una distanza visiva migliora dove ora è possibile ammirare la vallata di Sasau o le mura di Talmberk da chilometri di distanza senza che il paesaggio sembri un acquerello sfocato. Le foreste, vero vanto del gioco, sono dense, rigogliose e popolate da una vegetazione che reagisce al vento e alla luce in modo realistico.
Anche l'iluminazione globale e le ombre sono migliorati, ora Il sistema di illuminazione filtra attraverso le foglie dei boschi boemi creando giochi di luce e ombra che rendono le passeggiate mattutine un'esperienza quasi mistica. A contornare il tutto ci pensando texture e asset generali sensibilmente migliorati. Il cuoio dei guanti, il fango che si accumula sugli stivali (meccanica fondamentale, poiché lo sporco influisce sul carisma) e i riflessi sulle armature lucide donano al gioco una dimensionalità tattile incredibile.
Ma non solo grafica. Come ben sappiamo Kingdom Come: Deliverance è un gioco che punisce l'errore. Una decisione sbagliata, un incontro sfortunato con un gruppo di mercenari o una caduta da un dirupo possono portare alla morte. Con il vecchio sistema di salvataggio (basato sulla limitata "Grappa del Salvatore"), morire significava perdere mezz'ora di progressi e attendere minuti infiniti per il ricaricamento.
Su Series X|S e PS5, i tempi di caricamento sono stati ridotti drasticamente. Il passaggio dal menu principale al mondo di gioco avviene in una manciata di secondi, e il viaggio rapido è finalmente "rapido".
Una nota di merito va alla "piccola" di casa Microsoft. Anche su Xbox Series S, il gioco si comporta egregiamente. Pur scendendo a compromessi sulla risoluzione rispetto alla sorella maggiore, la Series S mantiene una fluidità e una velocità di caricamento che rendono l'esperienza infinitamente superiore alla versione Xbox One X. È la dimostrazione che l'architettura moderna conta più dei semplici teraflop quando si tratta di gestire motori complessi come quello di Warhorse.
Tirando le somme
Kingdom Come: Deliverance su current gen è anche un po' la realizzazione di una promessa. Nel 2018 avevamo intravisto un capolavoro sepolto sotto strati di problemi tecnici; oggi, quel capolavoro è libero di esprimersi al massimo delle sue potenzialità (cosa che su PC già è da anni, a essere onesti).
Il miglioramento della risoluzione, il frame-rate finalmente fluido e l’abbattimento dei tempi di caricamento trasformano radicalmente la fruibilità del titolo. Se a questo aggiungiamo le impostazioni grafiche Ultra che rendono la Boemia una delle ambientazioni più belle e realistiche mai viste in un videogioco, il risultato è un acquisto obbligatorio per ogni amante dei giochi di ruolo o quantomeno la possibilità di rigiocarlo al massimo.
Se non avete mai accompagnato Henry nel suo viaggio di vendetta e crescita, o se lo avevate abbandonato frustrati dalle performance del passato, questo è il momento perfetto per tornare in sella.