Il mercato degli smartphone si prepara a un periodo turbolento. La corsa all'intelligenza artificiale, che ha fatto esplodere la domanda di memorie ad alte prestazioni per i data center, sta generando un effetto domino che colpisce duramente l'intera filiera della telefonia mobile. I produttori di chip come Samsung, SK Hynix e Micron hanno riconvertito massicciamente le loro linee produttive verso moduli ad alto margine destinati all'AI, lasciando il mercato consumer a secco di componenti standard e provocando un'impennata dei prezzi senza precedenti.
Secondo le analisi di IDC, la situazione attuale rappresenta qualcosa di inedito anche per un settore storicamente ciclico come quello dei semiconduttori. La scarsità di DRAM e NAND nel 2025 è classificata come "senza precedenti", con i fornitori che privilegiano la produzione di HBM e DDR5 ad alta capacità per soddisfare le esigenze dei colossi del cloud computing. Questo riorientamento strategico non è considerato un fenomeno temporaneo, ma la nuova norma di mercato fino a quando non verranno attivate nuove capacità produttive significative.
Le conseguenze per i produttori di smartphone sono immediate e pesanti. La memoria rappresenta tra il 15% e il 20% del costo totale delle componenti in un dispositivo di fascia media, una percentuale che rende estremamente difficile assorbire aumenti dei prezzi dei chip che nel 2025 hanno già raggiunto il 25% e che potrebbero superare questa soglia nel corso dell'anno. I produttori si trovano così di fronte a un dilemma: aumentare i prezzi finali, ridurre le specifiche tecniche nei modelli entry-level, o adottare una combinazione di entrambe le strategie.
IDC prospetta due scenari per il 2026, entrambi negativi. Nel caso moderato, il mercato globale degli smartphone subirebbe una contrazione del 2,9%, mentre nello scenario pessimistico si arriverebbe a un drammatico -5,2%. Parallelamente, i prezzi medi di vendita (ASP) potrebbero crescere tra il 3% e l'8%, con l'impatto maggiore sui dispositivi economici dove i margini sono già ridotti all'osso.
Le previsioni di Counterpoint Research, pubblicate a fine 2024, confermano la gravità della situazione. La società di analisi stima un calo del 2,1% nelle spedizioni di smartphone per l'anno in corso, con un ulteriore rincaro del 40% dei prezzi delle memorie entro la metà del 2026. Questo si tradurrebbe in un incremento dei costi dei materiali compreso tra l'8% e il 15% rispetto ai livelli già elevati attuali.
L'impatto varia drasticamente in base al segmento di mercato. Mentre giganti come Apple e Samsung possono aspettarsi contrazioni relativamente contenute poco sopra il 2%, i produttori cinesi che operano nella fascia bassa del mercato affronteranno aumenti dei costi delle componenti tra il 20% e il 30% su dispositivi che oggi costano circa 200 dollari. Per i marchi premium, invece, l'incremento inciderà per il 10-15% del prezzo finale, una percentuale più gestibile grazie ai margini più ampi. Counterpoint prevede che il prezzo medio degli smartphone crescerà complessivamente del 6,9% nel 2026 rispetto al 2025.
La crisi dei chip di memoria si ripercuote anche sugli operatori di telecomunicazioni, che tradizionalmente hanno fatto affidamento sulle vendite di hardware come fonte di reddito complementare. Per colossi come AT&T, i dispositivi generano circa il 6% del fatturato totale, una cifra marginale ma tutt'altro che trascurabile. Per operatori più piccoli, però, la dipendenza è molto maggiore: SmarTone di Hong Kong ha ricavato il 29% del fatturato dai dispositivi nel corso dell'ultimo anno fiscale.
La contrazione del mercato smartphone frenerà inoltre la diffusione del 5G proprio nel momento in cui questa tecnologia avrebbe ancora ampio spazio di crescita. L'ultimo Ericsson Mobility Report quantifica in 2,9 miliardi gli abbonamenti 5G su un totale di 7,4 miliardi di abbonamenti smartphone globali, lasciando oltre 4,5 miliardi di utenti ancora da convertire. L'aumento dei prezzi dei dispositivi 5G, che richiedono componenti più sofisticate e costose, rischia di rallentare ulteriormente un'adozione già meno rapida del previsto.