L'Europa accelera sulla pianificazione dello spettro per il 6G e lo fa con una consultazione pubblica aperta dal Radio Spectrum Policy Group, che si chiuderà il 27 marzo. Non si tratta di un semplice passaggio burocratico, ma di un tentativo concreto di arrivare preparati agli appuntamenti internazionali che definiranno gli standard globali della sesta generazione mobile. Con le conferenze mondiali delle radiocomunicazioni Wrc-27 e Wrc-31 all'orizzonte, Bruxelles sa che chi arriva al tavolo dell'ITU con una posizione compatta può influenzare le scelte tecniche e commerciali che plasmeranno il prossimo decennio delle telecomunicazioni.
Il documento strategico del gruppo di lavoro è esplicito: "Una posizione proattiva è essenziale per sostenere lo sviluppo e la diffusione del 6G in Europa". La logica è chiara: la politica delle frequenze richiede anni di pianificazione, e aspettare la finalizzazione degli standard significa arrivare tardi. Il RSPG sottolinea che il riconoscimento precoce dei fabbisogni di spettro è fondamentale per garantire un lancio operativo dei servizi di rete 6G a partire dal 2030, quando le prime implementazioni commerciali dovrebbero vedere la luce.
La sesta generazione mobile viene presentata non come un semplice upgrade prestazionale rispetto al 5G, ma come una piattaforma abilitante per la trasformazione digitale che attraversa filiere industriali, sicurezza nazionale e sostenibilità ambientale. Il fallimento parziale del 5G nel mantenere alcune promesse iniziali, soprattutto in termini di diffusione capillare e applicazioni verticali, ha insegnato che serve un approccio più integrato fin dall'inizio. Per questo la consultazione coinvolge istituti di ricerca, produttori di apparati, operatori mobili e satellitari, in un ecosistema deliberatamente più ibrido rispetto al passato.
Sul fronte delle frequenze, emergono tre fasce prioritarie. Le bande sotto 1 GHz restano essenziali per garantire copertura nazionale affidabile, con la possibilità di integrazione futura con reti non terrestri. La battaglia più accesa riguarda però le frequenze sotto i 7 GHz e l'upper 6 GHz, quest'ultima al centro di una competizione serrata tra operatori mobili e tecnologie Wi-Fi evolute. Il documento segnala anche l'interesse per nuove bande nel range 7-15 GHz, pensate per ambienti urbani e suburbani dove serve maggiore capacità.
L'architettura del 6G si basa su un principio diverso rispetto alle generazioni precedenti: nessuna banda "miracolosa" unica, ma un portafoglio di frequenze con caratteristiche di propagazione e modalità d'uso differenti. Questo comporta conseguenze industriali immediate: i produttori di chipset e apparati radio dovranno progettare soluzioni scalabili su più porzioni di spettro, mentre i regolatori nazionali dovranno gestire compatibilità, refarming e tempi di rilascio coordinati.
La sostenibilità energetica non compare come capitolo accessorio, ma come vincolo trasversale all'intera progettazione delle reti. Il RSPG richiama la definizione classica di sviluppo sostenibile applicandola concretamente alle telecomunicazioni: consumi energetici sotto controllo, gestione dell'impatto ambientale di reti più dense e maggiore durata degli apparati. In parallelo, la resilienza diventa un requisito nativo: servizi più critici e interdipendenti richiedono continuità operativa, gestione intelligente delle interferenze e robustezza delle catene di fornitura.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda l'integrazione tra reti terrestri e satellitari. Il documento è esplicito: "Il 6G dovrebbe basarsi su un'evoluzione congiunta e sull'interoperabilità tra reti terrestri e non terrestri". Non si tratta di un'estensione marginale come nel 5G, ma di un cambio di paradigma architetturale. La copertura in aree remote, la gestione delle emergenze e la continuità di servizio spingono verso modelli in cui gli operatori satellitari diventano stakeholder strutturali, con implicazioni dirette sulle scelte di armonizzazione dello spettro.
La pressione sulla risorsa spettrale cresce esponenzialmente, e con essa la complessità regolatoria. Il report dedica ampio spazio alla condivisione inter-servizio, scenari in cui la stessa porzione di frequenze ospita utenti diversi con regole tecniche e legali precise per evitare interferenze. La consultazione serve proprio a distinguere i modelli realisticamente applicabili dalle soluzioni che restano ancora sperimentali.
Parallelamente emerge la questione delle licenze locali per le reti private, un tema che nel 5G ha prodotto soluzioni eterogenee tra Stati membri e rischia di amplificare la frammentazione nel 6G. Le industrie verticali chiedono opzioni di accesso diretto allo spettro, ma senza un coordinamento europeo il rischio è compromettere proprio quel mercato unico che Bruxelles considera strategico per la competitività industriale.
L'armonizzazione dello spettro si lega direttamente alla scalabilità industriale. Senza bande comuni europee, i produttori devono costruire varianti per mercati diversi, le economie di scala crollano e i costi salgono. Gli operatori pagano di più e lanciano più tardi. Per questo il RSPG annuncia lo sviluppo di una roadmap spettrale 6G che identifichi quali bande rendere disponibili al mass market fin dal lancio, sostenendo contemporaneamente i mercati verticali.
Il gruppo sottolinea anche la necessità di evitare un'Europa a due velocità: gli Stati membri che intendono adottare il 6G dopo il 2030 devono poterlo fare senza penalizzazioni, seguendo un percorso comune ma rispettando tempi e priorità nazionali. L'armonizzazione non significa uniformità forzata, ma coordinamento strategico che preserva margini di flessibilità.
La scadenza del 27 marzo rappresenta l'ultima finestra utile per industria, operatori e mondo della ricerca per influenzare scelte che avranno ricadute per tutto il prossimo decennio. La consultazione non riguarda solo quali bande mettere sul tavolo, ma i criteri per valutarle: copertura, capacità, sostenibilità, sicurezza, coesistenza con servizi esistenti, tempi di rilascio e costi di transizione. Presentarsi compatti alle conferenze mondiali dell'ITU significa negoziare da posizione di forza. Arrivare frammentati significa subire decisioni prese altrove, con conseguenze industriali e commerciali misurabili.