Il settore degli smartphone Android sta vivendo una fase di saturazione delle funzionalità basate sull'intelligenza artificiale, ma i dati che emergono dalla comunità tecnologica raccontano una storia inaspettata: gli utenti mostrano un crescente scetticismo verso queste implementazioni. Un recente sondaggio condotto tra oltre 6.600 appassionati di tecnologia mobile rivela che la maggioranza degli utilizzatori non solo non sfrutta quotidianamente le feature AI integrate nei propri dispositivi, ma addirittura le evita attivamente. Un campanello d'allarme per produttori che hanno investito pesantemente in questa direzione, da Samsung con Galaxy AI a Google con le funzionalità Gemini integrate in Pixel, passando per le soluzioni proprietarie di OnePlus, Xiaomi e altri marchi del settore.
Il dato più significativo emerso dall'indagine riguarda la percentuale di utenti che evita deliberatamente le funzionalità AI: parliamo del 32,9% dei rispondenti, quasi un terzo del campione totale. Questo gruppo rappresenta una fascia di consumatori consapevoli che ha fatto una scelta precisa, probabilmente motivata da preoccupazioni legate alla privacy dei dati, all'impatto ambientale dell'addestramento dei modelli linguistici di grandi dimensioni, o semplicemente alla percezione di scarsa utilità pratica di queste implementazioni. Le preoccupazioni etiche legate all'AI generativa non sono un fenomeno marginale nella comunità tech, e questo sondaggio ne offre una conferma numerica.
Un ulteriore 20,2% degli intervistati ha dichiarato di cercare di evitare le funzioni AI, pur utilizzandole occasionalmente. Questa categoria intermedia è particolarmente interessante dal punto di vista dell'analisi di mercato: si tratta probabilmente di utenti che riconoscono l'utilità sporadica di alcuni strumenti, come la trascrizione automatica o il miglioramento fotografico computazionale, ma che non hanno integrato l'AI nelle loro routine quotidiane. La qualità altalenante delle implementazioni attuali gioca un ruolo fondamentale in questo atteggiamento cauto: i riassunti delle notifiche spesso generano sintesi imprecise, i generatori di immagini integrati producono risultati lontani dagli standard dei tool dedicati, e persino funzioni apparentemente semplici come i riassunti meteorologici possono risultare ridondanti o poco affidabili.
Il commento di un lettore cattura efficacemente la percezione diffusa: molte feature AI vengono percepite come implementazioni premature, lanciate sul mercato più per seguire una tendenza che per risolvere reali necessità degli utenti. Questa analogia con le raccolte di software di bassa qualità degli anni '90 è particolarmente tagliente se si considera che i produttori Android promuovono queste funzionalità come innovazioni di punta, spesso giustificando incrementi di prezzo dei loro dispositivi flagship proprio sulla base della presenza di NPU dedicate e capacità di elaborazione AI on-device.
Il 19,7% del campione utilizza esclusivamente funzionalità AI specializzate per compiti specifici, principalmente nell'ambito dell'editing fotografico. Questo segmento rappresenta probabilmente gli utenti più pragmatici, che apprezzano strumenti concreti come la rimozione intelligente di oggetti dalle foto, il miglioramento notturno computazionale o la cancellazione del rumore audio nelle registrazioni. Queste applicazioni dell'AI hanno dimostrato un'utilità tangibile e risultati misurabili, a differenza di chatbot generalisti o assistenti di scrittura che spesso producono output generici o inadeguati al contesto.
Un dato curioso emerge dal 14,4% degli intervistati che non è sicuro di quali funzionalità utilizzi siano effettivamente basate sull'intelligenza artificiale. Questa incertezza evidenzia un aspetto importante della strategia di integrazione: non tutti i produttori marchiano esplicitamente ogni feature AI, e molte funzionalità di machine learning operano in background senza visibilità diretta per l'utente. Il riconoscimento automatico di scene fotografiche, l'ottimizzazione adattiva della batteria basata sulle abitudini d'uso, o la gestione termica intelligente del SoC sono tutti esempi di AI applicata che molti utilizzano quotidianamente senza consapevolezza.
Solo il 12,8% dei rispondenti ha dichiarato di utilizzare funzionalità AI quotidianamente e con la massima frequenza possibile. Questo gruppo minoritario rappresenta gli early adopter entusiasti, probabilmente utenti tech-savvy che sfruttano appieno ecosistemi come Google Assistant con capacità Gemini, Samsung Galaxy AI per la traduzione simultanea durante le chiamate, o strumenti di produttività basati su LLM integrati nelle applicazioni di sistema. Il fatto che questa percentuale sia inferiore al 13% suggerisce che i produttori hanno ancora molta strada da fare per convincere la maggioranza del valore quotidiano di queste implementazioni.
Aggregando i dati, emerge che oltre il 53% degli utenti cerca attivamente di limitare l'uso di funzionalità AI sui propri dispositivi. Questa maggioranza assoluta pone interrogativi significativi sulle strategie di sviluppo software degli OEM Android. Mentre aziende come Samsung hanno fatto dell'AI un pilastro della propria comunicazione di marketing per la serie Galaxy S24 e S25, e Google ha integrato profondamente Gemini nell'esperienza Pixel, la base utenti sembra richiedere un approccio più equilibrato. Le implicazioni per il mercato sono notevoli: investire risorse ingegneristiche e costi di licenza per modelli AI che la maggioranza degli utenti evita potrebbe rappresentare un'allocazione inefficiente delle risorse di sviluppo.
Il panorama che emerge da questa indagine suggerisce la necessità di un ripensamento strategico. I produttori potrebbero dover concentrarsi su implementazioni AI più mirate e dimostrativamente utili, piuttosto che sulla proliferazione di funzionalità generaliste. L'ottimizzazione delle performance, il miglioramento dell'autonomia batterica, la qualità costruttiva e l'esperienza fotografica tradizionale potrebbero risultare più apprezzate di chatbot integrati o generatori di wallpaper AI.