C'è un'emozione particolare, quasi un brivido nostalgico, che si prova quando un pezzo di tecnologia che ha segnato un'epoca minaccia di fare il suo ritorno. Per me, quel pezzo di tecnologia ha un nome e una forma ben precisi: Motorola Moto 360. Undici anni fa, nel 2014, in un'alba ancora incerta per il mondo degli indossabili, fummo benedetti da uno smartwatch che, almeno in superficie, sembrava aver riscritto le regole del gioco.
Sotto la sua scocca elegante, tuttavia, si nascondeva una battaglia titanica contro i limiti di un software acerbo e di un hardware pionieristico. Confrontare quel dispositivo con le incredibili opzioni basate su Wear OS che affollano oggi il mercato non solo mostra chiaramente da dove siamo partiti, ma evidenzia in modo quasi brutale il salto quantico in termini di qualità che abbiamo vissuto nell'ultimo decennio.
Oggi, mentre i rumor di un suo ritorno nel 2025 si fanno sempre più insistenti, è il momento perfetto per guardare indietro, a più di dieci anni di distanza, e analizzare cosa ha reso il Moto 360 un'icona indimenticabile, quali erano i suoi difetti quasi insormontabili e, soprattutto, cosa servirebbe a Motorola per non tradire la sua eredità.
Un cerchio in un mondo di quadrati
Per capire l'impatto del Moto 360, bisogna prima ricordare com'era il panorama di Android Wear (il nome originale di Wear OS) alla sua nascita. Il primissimo orologio a essere commercializzato con questo sistema operativo fu l'LG G Watch, un dispositivo tanto funzionale quanto esteticamente dimenticabile. La sua caratteristica più evidente? Era quadrato. Come lui, molti altri smartwatch dell'epoca seguivano questa forma. La ragione era semplice e logica: Android Wear, come i sistemi operativi per smartphone e computer da cui derivava, era stato palesemente progettato per schermi con angoli. L'interfaccia utente, le notifiche a scheda, la disposizione degli elementi: tutto presupponeva un layout rettangolare.
I display circolari non erano la norma, erano un'anomalia, una sfida ingegneristica e di design. Stavamo ancora cercando di capire come far funzionare un'interfaccia utente su qualcosa che, per definizione, non aveva angoli. E poi, pochi mesi dopo il debutto di Android Wear, arrivò lui: il Moto 360. Fin dal primo sguardo, era chiaro che non si trattava solo di un altro gadget.
Motorola non voleva mettere un piccolo computer quadrato al polso; voleva creare un orologio, un vero segnatempo, che fosse anche intelligente. Il suo design minimale, la cassa in acciaio inossidabile, la corona fisica e, soprattutto, quel display rotondo che si estendeva quasi fino ai bordi, lo facevano sembrare un oggetto proveniente dal futuro. E io l'ho voluto così tanto che l'ho importato dagli Stati Uniti ad un prezzo di cui non voglio sinceramente parlare.
Purtroppo, questo matrimonio tra un hardware visionario e un software impreparato fu tutt'altro che perfetto. Android Wear, ancora nella sua infanzia, semplicemente non era pronto per un display circolare. Il risultato fu un'esperienza utente con elementi dell'interfaccia tagliati ai bordi e app che sembravano forzate in uno spazio per cui non erano state concepite.
Motorola non ha chiuso il cerchio
Anche la più rosea delle prime impressioni non poteva ignorare il difetto di design più discusso e controverso dell'epoca: l'ormai famigerata sezione "flat tire", quella barra nera nella parte inferiore dello schermo che interrompeva la perfezione del cerchio. Per molti, puristi del design e consumatori comuni, questo era un punto di rottura, un compromesso inaccettabile su un dispositivo che faceva dell'estetica il suo cavallo di battaglia.
La realtà, tuttavia, è che quella barra nera era una necessità tecnica. Ospitava i driver del display e il sensore di luce ambientale, componenti che Motorola non era riuscita a integrare altrimenti, nel suo sforzo di ridurre al minimo le cornici su tutto il resto della circonferenza. Era il prezzo da pagare per avere uno schermo così ampio e immersivo. Eppure, per un numero significativo di potenziali acquirenti, il prezzo fu troppo alto. La tecnologia non era pronta.
Più tardi, nello stesso anno, LG lanciò il G Watch R, un'alternativa che sembrava una risposta diretta al Moto 360. Abbracciando un design da orologio tradizionale, quasi da sub, il G Watch R offriva un display completamente circolare, senza interruzioni. Il compromesso, in questo caso, era una cornice molto più spessa e ingombrante rispetto a quella del Motorola. A mio parere, non aveva lo stesso fascino futuristico ed elegante del Moto 360, ma l'assenza della "flat tire" fu sufficiente a convincere molti a sceglierlo. La battaglia tra un design quasi perfetto con un difetto evidente e un design più convenzionale ma senza compromessi era ufficialmente iniziata.
L'esperienza non era priva di difetti
Non tutti i compromessi del Moto 360 erano negativi. La scelta di utilizzare un display LCD IPS, ad esempio, può sembrare bizzarra oggi, nel 2025, dominato dagli schermi AMOLED. Ma all'epoca, gli AMOLED per smartwatch non erano in grado di raggiungere i livelli di luminosità di picco a cui siamo abituati, rendendoli difficili da leggere sotto la luce diretta del sole. L'IPS del 360, al contrario, era luminoso e ben visibile, una decisione generalmente apprezzata.
Ciò che non fu apprezzato, come accennato, fu l'ottimizzazione del software. Le app si sentivano "tagliate", scomode, come se indossassero un vestito della taglia sbagliata. Critici ed entusiasti sottolinearono rapidamente come l'esperienza utente fosse minata da questo scollamento tra forma fisica e interfaccia digitale.
Ma forse il peccato più grande commesso dal Moto 360, quello che ne decretò le recensioni miste e ne limitò il successo commerciale, fu la sua autonomia. Semplicemente, non era sufficiente. Alcuni utenti riuscivano ad arrivare a fine giornata con un po' di carica residua, ma molti altri no. Trovarsi con un orologio morto al polso nel tardo pomeriggio divenne un'esperienza fin troppo comune anche per me.
Gli smartwatch moderni durano almeno 24 ore come standard minimo, ma il problema all'epoca era ancora più profondo. Ricordiamoci che eravamo agli albori di questa categoria di prodotti. Per chi proveniva da un orologio tradizionale, l'idea di dover ricaricare il proprio segnatempo ogni singola notte era già di per sé uno shock culturale. Il fatto che il Moto 360 non riuscisse nemmeno a garantire in modo affidabile quella singola giornata di utilizzo lo rendeva un prodotto frustrante.
Il verdetto fu quasi unanime: un design meraviglioso e rivoluzionario, azzoppato da un software immaturo, una batteria deludente e quel famigerato "difetto" del display. L'ho amato, ma anche io ad un certo punto ho dovuto lasciarlo andare.
Sequel poco convincenti e non del tutto "originali"
La storia del Moto 360 non si è conclusa con il primo, controverso capitolo. Motorola tentò di correggere il tiro con una seconda generazione nel 2015, disponibile in due diverse dimensioni e con miglioramenti hardware su quasi ogni fronte. La "flat tire" era ancora lì, sebbene leggermente meno pronunciata, ma le prestazioni e la batteria erano migliorate. Ci fu anche un modello "Sport" con cinturino in gomma integrato. Eppure, la magia sembrava già svanita. Il mercato stava maturando, la concorrenza si faceva più agguerrita e il Moto 360 di seconda generazione sembrava più un'evoluzione che una rivoluzione.
Poi, curiosamente, nel 2020, il nome Moto 360 è riapparso. Ma non era un prodotto Motorola. Un partner di Lenovo chiamato eBuyNow aveva acquisito la licenza per produrre e vendere smartwatch con il marchio Moto. Sulla scatola e sul dispositivo c'era lo stesso logo, ma Motorola non era coinvolta nel progetto. Sebbene fosse un prodotto tutto sommato discreto per l'epoca, non riuscì a catturare l'essenza dell'originale.
L'autonomia era ancora un punto debole, mancava il monitoraggio del sonno e il design aveva perso il suo tratto distintivo: la cornice, enorme e spessa, era l'esatto contrario di quell'estetica "edge-to-edge" che aveva reso celebre il primo modello. Il prezzo, poi, era proibitivo per l'epoca: circa €299.
Da allora, Motorola ha ulteriormente perso la strada nel mondo degli indossabili, lanciando modelli economici come il Moto Watch Fit e il Moto Watch 120, basati su un sistema operativo RTOS (Real-Time Operating System) che assomiglia a un clone di watchOS di Apple, ma privo dell'ecosistema di app e delle solide funzionalità di fitness che rendono l'Apple Watch una scelta affidabile.
Un mondo nuovo
L'abisso che separa il 2014 dal 2025 nel campo degli smartwatch è impressionante. L'autonomia non è più un'ansia costante che ci portiamo al polso. Dispositivi come il Pixel Watch 4 o il Samsung Galaxy Watch7 durano tranquillamente tutto il giorno e oltre, anche con un uso intenso. I display AMOLED sono ora perfettamente integrati nello chassis, offrendo neri perfetti e colori vivaci.
Ma il cambiamento più cruciale è avvenuto nel software. Wear OS è finalmente diventato il sistema operativo che avevamo sperato fosse Android Wear dieci anni fa. È coeso, fluido, ottimizzato per i display rotondi e ricco di integrazioni con i servizi Google e con un vasto ecosistema di app di terze parti. La navigazione tramite gesti e corona rotante è naturale e intuitiva.
E poi c'è il monitoraggio della salute e del fitness. Le capacità degli smartwatch odierni sono ordini di grandezza superiori a quelle del Moto 360 originale. L'acquisizione di Fitbit da parte di Google ha portato sul Pixel Watch metriche avanzate come il "Punteggio di Recupero Giornaliero" e il "Carico di Allenamento". Samsung, dal canto suo, ha introdotto con Galaxy AI un "Punteggio Energia" che aiuta a bilanciare attività e riposo. Oggi non avrei alcuna remora a consigliare un Pixel Watch 4 a chiunque. Nel 2014, potevo consigliare il Moto 360 forse a due persone, i miei amici più "smanettoni".
Il probabile ritorno: speranze e richieste
Ed eccoci qui. Le indiscrezioni, accompagnate da render trapelati tramite Android Headlines, suggeriscono che Motorola stia preparando un rilancio del Moto 360 per il 2025, questa volta gestito internamente. Le immagini mostrano un design raffinato, con una corona rotante a ore 2 e un secondo pulsante a ore 4, una configurazione che ricorda quella del OnePlus Watch 3.
La nostalgia è potente, e una parte di me è incredibilmente eccitata. Ma l'entusiasmo deve fare i conti con la realtà. Perché questo ritorno sia un trionfo e non un'altra delusione, Motorola ha una sola possibilità: deve fare le cose per bene. Ecco cosa, secondo me, è assolutamente necessario.
1. Abbracciare Wear OS, senza scuse
Questa è la condizione non negoziabile. Motorola deve accettare che il suo software attuale per orologi non è all'altezza e tornare a ciò su cui Google ha lavorato così duramente. Tentare di lanciare un orologio premium con un RTOS proprietario nel 2025 sarebbe un suicidio commerciale.
Adottare Wear OS libererebbe Motorola dallo stress di dover costruire un intero sistema operativo da zero, permettendole di concentrarsi su ciò che sa fare meglio: l'hardware e l'esperienza utente personalizzata. Immagino una relazione simile a quella tra la Hello UX degli smartphone Motorola e Android stock: pulita, veloce, con poche ma utili aggiunte.
2. Un design unico, non un'imitazione
Il successo dell'originale Moto 360 risiedeva nella sua unicità. In un mare di quadrati, era un cerchio audace. In un'epoca di cornici spesse, aspirava a non averne. Il nuovo modello non può permettersi di assomigliare a un altro smartwatch.
Le prime immagini che lo accostano a un Huawei Watch del 2015 mi rendono nervoso. Per avere un impatto, il nuovo Moto 360 deve creare una nuova identità, riconoscibile come quella del Pixel Watch o del Galaxy Watch. Deve stare alla larga dall'estetica generica dei modelli prodotti da eBuyNow. Deve inequivocabilmente ricordare un Moto 360 in tutto, esattamente come il primo pieghevole a conchiglia del marchio ricordava il Moto razr originale.
3. Il fitness tracking deve essere di livello superiore
Posso anche farmela andare bene un'estetica non del tutto originale, se il resto è impeccabile. Ma non transigo su questo punto: per guadagnarsi un posto al mio polso, il nuovo Moto 360 deve fare un balzo da gigante nel fitness tracking. I suoi rivali su Wear OS sono chilometri avanti.
Le metriche di base (passi, calorie, frequenza cardiaca) non bastano più. Voglio metriche avanzate, dati sul sonno approfonditi, supporto per la salute femminile, stime del carico di allenamento e del recupero.
Motorola deve dimostrare di aver imparato qualcosa nei sei anni trascorsi dall'ultimo vero Moto 360 e che i giorni dei prodotti "lancia e dimentica" sono finiti. L'azienda parte da molto, molto indietro in questo campo.
Non vedo l'ora
Il Moto 360 originale era un prodotto meraviglioso e imperfetto, un dispositivo molto più avanti del suo tempo. Il suo design circolare ha fatto girare la testa a tutti, ma chiamare i suoi difetti "limitazioni" sarebbe un eufemismo; erano problemi che ne precludevano l'uso per molti.
Oggi, il software e l'hardware hanno finalmente raggiunto quella visione. Abbiamo già ciò che il Moto 360 aspirava ad essere. Il ritorno di questo nome iconico è un'opportunità d'oro per Motorola per riaffermarsi come leader nell'innovazione e nel design. Ma la nostalgia, da sola, non basterà a vendere orologi nel 2025.
Motorola mi ha sorpreso in positivo più di una volta in passato, specialmente nel mercato degli smartphone. Sarei entusiasta se il prossimo Moto 360 riuscisse a farlo di nuovo. Il mio primo smartwatch sta per tornare, e io non vedo l'ora. Lo attendo al varco con aspettative altissime e la speranza che questa volta, finalmente, la promessa venga mantenuta fino in fondo.