C'è stato un tempo, non così lontano, in cui il mondo degli smartphone Android era dominato da un materiale onnipresente: la plastica. Anche i modelli di punta, quelli da diverse centinaia di euro, erano spesso racchiusi in gusci di policarbonato che, sebbene funzionali, non riuscivano a trasmettere quella sensazione di pregio che molti utenti ricercavano.
In questo panorama, marchi come Apple con i suoi iPhone e HTC con la serie One si distinguevano per l'uso audace e pionieristico del metallo, creando un divario non solo tecnologico, ma anche estetico e tattile. Poi, nell'agosto del 2014, Samsung ha presentato un dispositivo destinato a cambiare le regole del gioco: il Galaxy Alpha. Non era il più potente, né il più economico, ma è stato il primo smartphone della famiglia Galaxy ad abbracciare il metallo, innescando una rivoluzione che ha ridefinito l'identità di Samsung e ha influenzato l'intero mercato.
Un cambio di rotta inaspettato
Fino a quel momento, Samsung aveva basato il suo successo su una strategia chiara: offrire dispositivi ricchi di funzionalità e con prestazioni all'avanguardia, senza però porre un'enfasi particolare sulla qualità dei materiali. Il Galaxy S5, lanciato solo pochi mesi prima, ne era l'esempio lampante: un concentrato di tecnologia, con lettore di impronte digitali e cardiofrequenzimetro, ma con una cover posteriore in plastica dalla texture a "cerotto" che aveva suscitato non poche critiche.
Il Galaxy Alpha ha rappresentato una netta rottura con questo passato. Presentato come "l'evoluzione del design Galaxy", questo smartphone sfoggiava una cornice in alluminio con bordi smussati e lucidati a 45 gradi, che ricordava da vicino l'eleganza della concorrenza. Sebbene la back cover rimovibile fosse ancora in plastica morbida al tatto, la sensazione generale era di un prodotto finalmente premium, solido e curato nei minimi dettagli. Con uno spessore di appena 6,7 millimetri e un peso di soli 115 grammi, l'Alpha era anche incredibilmente sottile e leggero, risultando un vero piacere da maneggiare.
Questa nuova filosofia di design non era solo un vezzo estetico, ma una risposta diretta alle richieste del mercato e a una crescente preoccupazione per la perdita di quote di mercato. Samsung aveva capito che per competere ai massimi livelli non bastava più puntare solo sulle specifiche tecniche, era necessario offrire un'esperienza completa, che appagasse anche la vista e il tatto.
Pro e contro di un pioniere
Nonostante l'indiscutibile passo in avanti in termini di design, il Galaxy Alpha non era un dispositivo esente da compromessi. Anzi, per molti versi sembrava un esperimento, un banco di prova per saggiare la reazione del pubblico a questa nuova Samsung "metallica".
Uno dei punti più controversi era il display. Pur essendo un ottimo pannello Super AMOLED da 4,7 pollici, con colori vividi e un'eccellente leggibilità all'aperto, la sua risoluzione si fermava a 720p (1280x720 pixel). In un'epoca in cui i top di gamma iniziavano a sfoggiare schermi FullHD, questa scelta appariva anacronistica, soprattutto in relazione all'elevato prezzo di vendita. La densità di 312 ppi era sufficiente per un utilizzo quotidiano, ma un occhio attento poteva notare i limiti della matrice PenTile, che rendeva l'immagine meno definita rispetto ai concorrenti.
Anche il cuore pulsante del dispositivo, il processore, era oggetto di dibattito. Il Galaxy Alpha è stato uno dei primi smartphone a montare il chip Exynos 5430, una soluzione fatta in casa da Samsung con architettura big.LITTLE (quattro core Cortex-A15 a 1,8GHz e quattro Cortex-A7 a 1,3GHz). Sebbene le prestazioni multi-core fossero notevoli, superando in alcuni benchmark i rivali dotati di Snapdragon 801, la percezione generale era quella di un processore da fascia medio-alta, non da vero e proprio flagship. Esisteva anche una versione con Snapdragon 801, ma quella destinata al mercato europeo era prevalentemente basata su Exynos.
A questi compromessi si aggiungevano l'assenza dello slot per la microSD, una caratteristica da sempre apprezzata dagli utenti Samsung, e una batteria da soli 1.860mAh. Quest'ultima, sebbene sufficiente a coprire una giornata di utilizzo non troppo intenso grazie all'efficienza del display e del processore, rappresentava un punto debole per gli utenti più esigenti.
Il prezzo della rivoluzione in Italia
Il vero nodo cruciale del Galaxy Alpha è stato il suo posizionamento di prezzo. Al suo arrivo in Italia, a fine settembre 2014, il costo di listino era di ben 699 euro. Una cifra importante, che lo collocava direttamente in concorrenza con i top di gamma del calibro dell'iPhone 6 e del suo stesso "fratello maggiore", il Galaxy S5, che a fronte di un design meno ricercato offriva specifiche superiori come uno schermo FullHD, una fotocamera da 16 megapixel, la resistenza all'acqua e una batteria più capiente.
Questa strategia di prezzo ha lasciato perplessi molti addetti ai lavori e consumatori. Si pagava un sovrapprezzo notevole per il design e i materiali, rinunciando a caratteristiche tecniche di primo livello. Samsung sembrava voler testare fino a che punto il fascino del metallo potesse giustificare un esborso così elevato. La risposta del mercato fu tiepida, e ben presto il prezzo dell'Alpha subì un rapido calo, assestandosi su cifre più consone al suo pacchetto hardware. Tuttavia, il suo scopo non era quello di macinare record di vendite, ma di segnare una direzione.
L'alba dell'era "Edge"
Un aspetto spesso trascurato, ma estremamente significativo, è legato al marketing che ha accompagnato il lancio del Galaxy Alpha. Molto prima che la serie "Edge" diventasse sinonimo di schermi curvi e innovazione, Samsung ha utilizzato insistentemente i termini "edge" ed "edgy" (in inglese, "spigoloso", "affilato", ma anche "audace", "all'avanguardia") per descrivere il design del nuovo arrivato.
Questa scelta lessicale non era casuale. Sottolineava la rottura con le linee morbide e arrotondate dei precedenti modelli e l'adozione di un'estetica più decisa e moderna, caratterizzata proprio dagli spigoli vivi e metallici della cornice. In un certo senso, il Galaxy Alpha è stato il precursore non solo materiale, ma anche concettuale, di quella filosofia di design che avrebbe poi trovato la sua massima espressione nei futuri Galaxy Note Edge, Galaxy S6 Edge e successori, come il Samsung Galaxy S25 Edge. È stato il primo passo di Samsung verso un'identità visiva più forte e riconoscibile, basata su un'eleganza distintiva.
L'eredità del Galaxy Alpha
Nonostante i suoi limiti e un successo commerciale non travolgente, l'importanza storica del Samsung Galaxy Alpha è innegabile. È stato il catalizzatore di un cambiamento radicale per Samsung. L'esperimento del metallo fu accolto così positivamente in termini di critica e percezione del marchio che, solo pochi mesi dopo, l'azienda coreana presentò il Galaxy Note 4, che riprendeva la stessa cornice metallica, e soprattutto, l'anno seguente, lanciò la rivoluzionaria serie Galaxy S6.
Con il Galaxy S6, Samsung abbandonò completamente la plastica per i suoi top di gamma, adottando un'elegante combinazione di vetro e metallo che è diventata lo standard per tutti i suoi modelli di punta successivi, fino ai giorni nostri.
L'Alpha ha dimostrato che era possibile creare smartphone Android belli, desiderabili e premium, spingendo anche gli altri produttori ad alzare l'asticella della qualità costruttiva. È stato il dispositivo che ha insegnato a Samsung (e a molti altri) che un telefono non è solo la somma delle sue componenti interne, ma un oggetto di design, un compagno di vita che deve essere anche bello da vedere e piacevole da toccare.
Ha avuto i suoi difetti, ma la sua esistenza ha aperto la strada a una nuova generazione di smartphone, cambiando per sempre il volto di Samsung e dell'intero settore.