Il settore delle batterie per smartphone sta vivendo una fase di sperimentazione estrema, con i produttori che si spingono oltre i limiti della tecnologia agli ioni di litio tradizionale. Mentre i produttori cinesi hanno recentemente introdotto sul mercato dispositivi con capacità da 7.000 a 10.000mAh, Samsung SDI avrebbe testato internamente una soluzione ancora più ambiziosa: una batteria al silicio-carbonio da ben 20.000mAh. Si tratta di un valore che farebbe impallidire qualsiasi flagship attuale, ma l'esperimento si sarebbe concluso con risultati contrastanti che evidenziano le sfide tecniche ancora irrisolte di questa tecnologia ancora emergente.
Secondo quanto riportato da phonefuturist su X e ripreso da Android Headlines, la divisione batterie del colosso coreano avrebbe sviluppato una configurazione dual-cell particolarmente interessante: una cella principale da 12.000mAh abbinata a una secondaria da 8.000mAh, per un totale complessivo di 20.000mAh. L'architettura dual-cell non è inedita nell'industria mobile e viene utilizzata per ottimizzare la gestione termica e la velocità di ricarica, ma l'applicazione a capacità così elevate rappresenterebbe un passo avanti significativo.
Durante i test interni, Samsung avrebbe registrato prestazioni impressionanti sul fronte dell'autonomia, con 27 ore di screen-on time e circa 960 cicli di ricarica nell'arco di un anno. Dati che, se confermati, rappresenterebbero un salto generazionale rispetto agli attuali standard del settore, dove anche i dispositivi più capaci faticano a superare le 12-15 ore di utilizzo continuativo dello schermo. Tuttavia, il punto critico dell'esperimento è emerso proprio alla conclusione del periodo di test.
Il fenomeno del battery swelling, ovvero il rigonfiamento delle celle, rappresenta uno dei principali ostacoli all'adozione commerciale delle batterie al silicio-carbonio ad alta densità energetica. Il problema è intrinseco alla chimica stessa: il silicio può immagazzinare una quantità di ioni litio molto superiore alla grafite tradizionale, ma durante i cicli di carica e scarica subisce un'espansione volumetrica che può raggiungere il 300%. Questo stress meccanico ripetuto porta al degrado dell'elettrodo e, nei casi più gravi, alla deformazione fisica della cella.
La percentuale di contenuto di silicio nella miscela anodica è il fattore determinante per bilanciare capacità e affidabilità. Dispositivi commerciali come il OnePlus 15, dotato di una batteria da 7.300mAh, limitano il contenuto di silicio al 15% proprio per garantire stabilità a lungo termine. Realme ha presentato un prototipo con batteria da 15.000mAh utilizzando silicio al 100%, ma si tratta appunto di un concept non destinato alla produzione di massa. È plausibile che il prototipo Samsung SDI utilizzasse una percentuale di silicio significativamente più elevata rispetto agli standard commerciali attuali, spiegando sia la capacità eccezionale che i problemi di rigonfiamento riscontrati.
Vale la pena sottolineare che questa indiscrezione va presa con cautela, dato che la fonte non ha un track record consolidato nel panorama dei leak tecnologici. Inoltre, esistono ipotesi alternative sull'utilizzo previsto per questa tecnologia: Samsung SDI potrebbe stare sviluppando questa soluzione non per l'elettronica di consumo, ma per il settore automotive, dove le batterie al silicio-carbonio ad alta capacità stanno attirando crescente interesse come alternativa alle celle agli ioni di litio tradizionali per veicoli elettrici.
Il contesto competitivo nel segmento delle batterie ad alta capacità si è intensificato notevolmente negli ultimi mesi. Produttori cinesi come HONOR hanno lanciato smartphone con batterie da 10.000mAh, mentre altri brand stanno convergendo verso la soglia dei 7.000mAh come nuovo standard per i flagship di fascia alta. Questa corsa alla capacità risponde a una domanda concreta degli utenti, stanchi di dover ricaricare quotidianamente i propri dispositivi, ma solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine e sulla sicurezza di celle sempre più dense energeticamente.