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TIM, firmato accordo con Cdp: rete unica sempre più vicina

Il 2 aprile TIM ha annunciato di aver firmato un accordo di riservatezza con Cdp Equity. Il piano per la rete unica diventa sempre più concreto.

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Avatar di Umberto Stentella

a cura di Umberto Stentella

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 04/04/2022 alle 18:59 - Aggiornato il 09/08/2022 alle 11:15
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Il 2 aprile TIM ha annunciato di aver firmato un accordo di riservatezza con Cdp Equity, con l'obiettivo di «avviare interlocuzioni preliminari riguardanti l’eventuale integrazione della rete di Tim con la rete di Open Fiber». A fine aprile, salvo sorprese, è prevista la stipulazione di un protocollo d'intesa.

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«L’accordo siglato oggi - si legge, infatti, nel comunicato di TIM - è funzionale ad avviare negoziazioni con l’obiettivo di addivenire alla stipulazione indicativamente entro il 30 aprile di un protocollo di intesa (memorandum of understanding) volto a definire gli obiettivi, il perimetro, la struttura e i principali criteri e parametri di valutazione relativi al progetto di integrazione».

L'ipotesi di una rete unica, con TIM e CdP, la Cassa deposito e prestiti dello Stato italiano, unite nell'obiettivo di accelerare lo sviluppo dell'infrastruttura in fibra. Recentemente, il presidente di CdP, Giovanni Gorno, ha invitato le parti in causa ad accelerare l'intesa, perché altrimenti «le sinergie svaniscono». Banalmente perché più passano i mesi, più la rete di OpenFiber (di proprietà di CdP e Enel) si espande, vanificando i benefici di un'ipotetica fusione. L'obiettivo è anche quello di evitare una sovrapposizione degli investimenti di TIM e Open Fiber, soprattutto in quelle aree del paese considerate a bassa redditività.

In gioco c'è anche l'ipotesi spezzatino, come è stata soprannominata da sindacati e stampa, ossia la divisione di TIM in una società incaricata di gestire la rete (NetCo) e una seconda società (ServCo) incaricata di gestire i servizi.

Tutto ciò con la prospettiva di una OPA del fondo statunitense KKR, che lo scorso novembre aveva proposto di acquistare TIM pagandola 0,505 euro ad azione, ottenendo il 100% dell'azienda. A quel punto TIM verrebbe ritirata dalla Borsa - con una compensazione per gli azionisti -, la rete verrebbe separata, CdP otterrebbe il controllo in cambio di un esborso e quindi verrebbe valutata la fusione con Open Fiber. Un'operazione non dissimile da quella valutata da Vivendi. Che lo spezzatino di TIM, e la conseguente unificazione della rete, venga portato avanti da KKR o da Vivendi poco cambia. Si parla in entrambi i casi di operazioni estremamente complesse che porterebbero irrimediabilmente ad un mutamento dei perimetri del settore TelCo italiano.

Il CdA di TIM si trova davanti ad una decisione estremamente spinosa. Il 17 aprile il consiglio d'amministrazione dovrà decidere se procedere le trattative con KKR, oppure se chiudere le porte al fondo. Quest'ultima opzione introduce diverse incognite: ad esempio - scrive Giovanni Pons su La Repubblica - il mercato sembra aver dato segni di fiducia all'ipotesi dell'OPA, mantenendo invece una forte cautela (per non dire scetticismo) davanti all'idea del ritorno alla rete unica — a maggior ragione considerata la possibilità di un'intervento a gamba tesa dell'antitrust europeo.

Non fosse già di per sé uno scenario complesso, recentemente TIM ha annunciato che anche CVC, un fondo britannico, avrebbe “una proposta non vincolante, avente ad oggetto l’acquisto di una partecipazione di minoranza in una società, da costituire in caso di perfezionamento dell’operazione”.

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