Editoriale

Alla (ri)scoperta di… Max Payne!

Ci sono storie che, in un modo o nell’altro, necessitano assolutamente di essere raccontate. Grazie alla costante e progressiva affermazione all’interno della cultura pop contemporanea, il videogioco è divenuto con gli anni uno strumento molto potente anche in tal senso: la possibilità di narrare, in modo immediato e interattivo, racconti certamente degni di nota.

In passato vi abbiamo parlato a più riprese di quei giochi che, per un motivo o per l’altro, sono riusciti a entrare in questo universo senza però rimanerci del tutto. Perché allora parlare di un capolavoro come Max Payne in una rubrica del genere? I motivi sono molteplici: il secondo titolo di casa Remedy è a tutti gli effetti qualcosa di indimenticabile, ma manca da ormai troppi anni agli occhi del grande pubblico, e di conseguenza le nuove generazioni di giocatori non conoscono quello che è uno dei prodotti migliori dei primi anni Duemila. Facciamo dunque un grosso passo indietro, di quasi due decenni, fino al luglio 2001

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Dopo un titolo di debutto dall’accoglienza tiepida come Death Rally, uscito nel 1996 e finito quasi immediatamente nel dimenticatoio, Remedy Entertainment aveva bisogno di qualcosa di nuovo e speciale per ritagliarsi un posto di rilievo nella già ricca industria videoludica. Un’industria che – nel solo 2001 – diede vita a titoli come il primo Devil May Cry, Metal Gear Solid 2, ICO e Halo: Combat Evolved. Con una “concorrenza” del genere, le motivazioni non mancavano di certo: Sam Lake, direttore creativo di Remedy, iniziò sin dal 1996 a scrivere la nuova avventura dello studio finlandese.

Il budget non fu stratosferico ma, ottimizzando le poche risorse a propria disposizione, Remedy riuscì a raggiungere pressoché tutti i suoi obiettivi. Adottando un engine grafico proprietario quale 3D Mark 2001 e ingaggiando come attore protagonista lo stesso Lake, evitando dunque un esborso per figure professioniste, il gioco vide finalmente la luce nel mese di luglio 2001.

L’impatto, quasi inaspettatamente, fu eccezionale. Max Payne vendette 82.000 copie nel mese di debutto, ottenendo il plauso congiunto da parte di pubblico e critica: alla luce dei già citati capolavori usciti quell’anno, possiamo dunque affermare come si sia scritta una vera e propria pagina di storia.

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Max Payne ci mette nei panni dell’omonimo protagonista raccontando la storia di come, da poliziotto in carriera con una vita perfetta, abbia visto tutto sgretolarsi in maniera cruda e spietata. Di rientro dal servizio, Max scopre infatti come qualcuno si sia infiltrato in casa sua: dopo aver eliminato gli intrusi, si accorge però che sua moglie Michelle e la figlia neonata siano state brutalmente uccise.

Le ragioni dei criminali sembrano essere legate al loro utilizzo di una nuova e misteriosa droga chiamata Valchiria: determinato a scoprire il castello di carta che vi è dietro, il nostro protagonista si infiltrerà in una famiglia mafiosa dove trovare le risposte che cerca.

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A livello di gameplay Max Payne si mostra come un classico shooter in terza persona, con un elemento che lo andrà a distinguere dagli altri: il bullet time, la possibilità di rallentare il tempo nei momenti di azione più concitata. Un carattere questo che va ad aggiungersi ad un comparto tecnico di buona fattura per l’epoca, oltre che a una colonna sonora originale di altissimo livello. L’intero progetto Max Payne fu, come detto, condizionato da un budget ridotto che non impedì allo studio di vincere la propria sfida: a livello narrativo, infatti, vengono qui toccate vette davvero considerevoli. Per risparmiare sulla realizzazione delle cutscenes, molti intermezzi sono proposti sotto forma di fumetto: una scelta che, anche dal punto di vista stilistico, andrà a incidere in maniera più che positiva sul gioco, regalando un’esperienza se possibile ancor più immersiva.

Gli ottimi responsi ottenuti da Max Payne portarono un colosso del settore come Rockstar Games ad interessarsi a quella che, improvvisamente, era divenuta una delle proprietà intellettuali più interessanti nello scenario videoludico. Nacque dunque l’idea per un sequel, uscito nel 2003, che vede i creatori di GTA e Red Dead Redemption in veste di publisher: un altro successo in termini di pubblico e critica che convinse Rockstar ad acquistare i diritti del brand per realizzare, in maniera completamente autonoma, Max Payne 3.

Quasi in contemporanea al secondo capitolo della serie, iniziarono anche rumor e in seguito trattative per trasformare il tutto in un franchise cinematografico. Il film di Max Payne, con protagonisti Mark Wahlberg e Mila Kunis, uscirà nel 2008 raccogliendo ottimi risultati al botteghino – con numeri che parlano di incassi oltre i 100 milioni di dollari – ma deludendo ampiamente i fan della serie, che lamentarono sin da subito la scarsa qualità del prodotto finale rispetto all’opera madre.

Mark Wahlberg nei panni di Max Payne
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La “fine” di Max Payne, secondo molti appassionati, è giunta nel momento in cui Rockstar ha rilevato i diritti del brand da Remedy: quest’ultima si è poi concentrata su altri progetti – Alan Wake, Quantum Break e il più recente Control – così come la stessa Rockstar, che negli ultimi anni ha investito molto su altri prodotti dagli incredibili riscontri commerciali.

Il terzo capitolo della serie è infatti visto dai più affezionati come un buco nell’acqua, anche e soprattutto perché troppo diverso dai primi due. A conti fatti, come abbiamo già discusso in un precedente episodio di questa rubrica, Max Payne 3 poteva essere un nuovo punto di partenza per la serie: gli stravolgimenti accusati da molti non erano altro che innovazione, forse presentata in maniera eccessiva.

Se a questo aggiungiamo il troppo tempo trascorso dagli ultimi avvistamenti della serie, otteniamo un prodotto ormai ingiustamente finito nel dimenticatoio. La possibilità di un rilancio del marchio Max Payne è sempre più ridotta, ma non è ancora detta l’ultima parola. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito a grandi ritorni, sotto forma di reboot o remake, che hanno riportato in auge titoli come Resident Evil, Crash Bandicoot e Tomb Raider: che stia arrivando il momento anche per un ritorno in grande stile di Max Payne?

Noi lo speriamo vivamente, ma nell’attesa vi invitiamo a recuperare il primo capitolo di questa serie che non deve essere dimenticata: anche oggi, quasi vent’anni dopo, siamo certi che non ve ne pentirete. La parola passa ora a voi giocatori: quali sono i vostri ricordi legati a Max Payne? E quanto vorreste un suo grande ritorno?

Max Payne è disponibile su Humble Store ad un prezzo molto interessante, non fatevelo scappare!