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Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness | Recensione

Nella storia di musica, cinema, videogiochi e della cultura pop in generale troviamo tanti, tantissimi nomi degni di essere identificati come leggende: autori inarrivabili, software house capaci di settare standard sempre più alti e addirittura qualcuno meritevole della nomea di artista vero e proprio. Prendiamo ad esempio H.P. Lovecraft, forse uno dei grandi scrittori più rivalutati nel corso degli ultimi anni: un autore in grado di creare mondo immaginari ricchi di sfumature in grado di ridefinire il genere horror, e non solo nella letteratura.

Prendiamo poi uno studio di sviluppo come LucasArts, emblema del gaming anni Novanta che ha regalato storie indimenticabili ancora oggi tra le più particolari mai raccontate nel medium videoludico. Mettiamo ora insieme queste due concezioni così diverse ma così importanti nella storia della cultura popolare: ecco Mountains of Madness, secondo capitolo della serie Chronicle of Innsmouth con cui i ragazzi di PsychoDev fanno il loro ritorno a quattro anni dal debutto. Un titolo nato grazie a una raccolta fondi su Kickstarter, che ha portato il team a raccogliere 11.000 dollari da destinare alla creazione di un’avventura grafica che ha da subito catturato l’interesse di molti appassionati del genere in giro per il mondo. Dopo essere finalmente riusciti provarlo con mano, è ora il momento di approfondire il discorso… Com’è davvero Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness? Vediamolo insieme!

Chronicle of Innsmouth, il ritorno dello spirito LucasArts?

Partiamo subito rispondendo alla domanda che dà il titolo a questo paragrafo. No, Chronicle of Innsmouth non riesce a rievocare i fasti delle storiche produzioni LucasArts, se non con parte del gradevole comparto grafico proposto. I motivi sono molteplici e ora andremo a snocciolarli poco alla volta, non prima di un piccolo passo indietro per presentare l’avventura grafica targata PsychoDev.

Chronicle of Innsmouth

L’inizio di Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness ci porta nel mezzo di una spedizione nel cuore delle regioni polari del sud del mondo, dove un gruppo di scienziati ha appena scoperto un accesso segreto a una misteriosa montagna. Una volta entrato il team nota delle curiose forme di vita intrappolate all’interno di spesse lastre di ghiaccio: di cosa si tratta? Lo scopriranno a loro spese e, nelle sezioni seguenti, faremo conoscenza anche del nostro protagonista: il detective Lone Carter, inviato sul posto per indagare sulla scomparsa degli scienziati. Lone arriva giusto in tempo per trovare una scia di cadaveri dilaniati e per fuggire da una spaventosa creatura, per poi fare ritorno nella cittadina di Innsmouth dove inizierà il suo viaggio alla ricerca di risposte sull’accaduto.

Questo l’incipit del gioco: un prodotto fortemente ispirato dal romanzo “Alle montagne della follia” senza però, onestamente, riuscire a evocare davvero quelle le sensazioni dell’opera di Lovecraft. Già perché il racconto, purtroppo, stenta a decollare anche con l’avanzare del gioco. Ci troviamo infatti di fronte a una narrazione che fatica a coinvolgere per ragioni differenti: dalla poca profondità dei dialoghi a cutscenes animate di scarsissimo impatto, passando per un comparto sonoro originale ma non particolarmente accattivante.

Manca poi una reale caratterizzazione dei personaggi, spesso abbozzati o raccontati in maniera fin troppo superficiale, unita a conversazioni con un tono che sembra quasi scimmiottare la divertente ironia che caratterizzava le tanto amate avventure grafiche degli anni Novanta. Non basta insomma un comparto grafico simile a quello di LucasArts per essere LucasArts, e Chronicle of Innsmouth ne è purtroppo una prova quantomai evidente.

Chronicle of Innsmouth

Prendendo il gioco come un prodotto completamente a sé, distaccandosi dall’autodichiarata ispirazione ai grandi classici, ci troviamo comunque di fronte a un titolo discreto: sarebbe infatti un errore non considerare le risorse davvero esigue su cui il team ha potuto contare, e a conti fatti il risultato finale merita un plauso anche soltanto per questo motivo. Qualche sezione di Mountains of Madness vanta in ogni caso una scrittura di buon livello, e nel complesso siamo di fronte a grossi passi avanti rispetto al mai troppo convincente Chronicle of Innsmouth del 2017.

Chronicle of Innsmouth, sarà per la prossima volta…

A livello di gameplay la struttura è quella che ci aspetteremmo dalla più classica delle avventure grafiche: un punta e clicca con un’interfaccia semplice e immediata, da cui accedere all’inventario dove combinare gli oggetti utili a risolvere i vari enigmi. Questi ultimi, dal canto loro, non si rivelano eccessivamente tediosi: Chronicle of Innsmouth presenta una difficoltà di fondo relativamente bassa, soprattutto per coloro che già conoscono il genere in tutte le sue sfaccettature.

Chronicle of Innsmouth

Per quanto riguarda la longevità, il titolo può essere completato in poco più di 5/6 ore alla luce di una forte linearità che lo caratterizza dall’inizio alla fine: una durata “giusta”, considerando come la narrazione non risulti mai eccessivamente dilungata se non in alcune sezioni introduttive. Ottimo il doppiaggio realizzato in lingua inglese, con la possibilità di scegliere tra diverse lingue per i testi italiano compreso.

Ciò che resta dopo aver giocato a Chronicle of Innsmouth è la sensazione che, senza ombra di dubbio, si sarebbe potuto osare di più. Manca infatti quel mordente, quell’ispirazione e quel coinvolgimento che è d’obbligo aspettarsi da prodotti di questo genere: un tipo di gioco che, non potendo contare su un gameplay d’azione, deve necessariamente sfruttare la componente narrativa per catturare il giocatore. Il titolo di PsychoDev, a conti fatti, ci riesce soltanto in parte.

Chronicle of Innsmouth

Non si tratta comunque di un buco nell’acqua: l’avventura si conclude in un modo che, pur non lasciando nulla in sospeso, getta basi interessanti per un ipotetico terzo episodio della saga. Che è ciò che, alla fine di tutto, noi ci auguriamo in ogni caso di riuscire a vedere nei prossimi anni. Perché se Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness va ad alzare l’asticella fissata col primo capitolo, seppur di poco, siamo certi che continuando a lavorare in questa direzione il team non potrà che migliorare. Per affermarsi, con vari accorgimenti e una cura più marcata, come una bella realtà nel panorama delle avventure grafiche indipendenti.

6.5

Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness


Chronicle of Innsmouth: Mountains of Madness è un passo avanti al suo predecessore, ma troppi dietro ai titoli a cui dichiara di ispirarsi. Il risultato finale è un titolo che non riesce a ingranare del tutto e che, nonostante non manchi qualche momento di indiscutibile qualità, lascia il giocatore con la sensazione che forse si doveva osare qualcosa in più. Un’occasione mancata? Non del tutto: il gioco getta comunque basi interessanti da cui PsychoDev può (ri)partire in vista - perché no? - di un ipotetico terzo capitolo.

Pro

  • Un buon lavoro, dato il budget a disposizione
  • La trama non lascia nulla in sospeso
  • L’interfaccia richiama alcuni classici del passato…

Contro

  • … Ma il resto no, non ci riesce proprio
  • Poca profondità di dialoghi e personaggi
  • Cutscenes talvolta anticlimatiche
6.5