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Digital Bros Game Academy, l’accademia che insegna a sviluppare videogiochi

Abbiamo visitato la Digital Bros Game Academy, l’accademia che da quattro anni forma figure professionali per l’industria del Digital Entertainment.

Sviluppare videogiochi è un sogno che molti ragazzi, e non solo, hanno sin da bambini. Non significa solo costruire o elaborare un prodotto d’intrattenimento, sviluppare un videogioco significa fare arte; creare un’esperienza che nel bene o nel male può segnare un percorso, un progresso che può entrare inevitabilmente nella storia. Quanti videogiochi ricordiamo a oggi con affetto? Con amore ineluttabile? Basti pensare a capolavori come Max Payne, Bioshock, Monkey Island, The Last of Us, Halo, Starcraft e così via. Esperienze impareggiabili dove nei retroscena c’è un lavoro di produzione impensabile che spesso viene sottovalutato.

È quindi difficile pensare di imparare a sviluppare un videogioco? Un sogno, per l’appunto? Forse, ma possiamo rassicurarvi dicendovi che si tratta di un sogno, a oggi, realizzabile, a patto di scegliere il percorso giusto, con la consapevolezza di faticare e accettare dei sacrifici.

Per percorso giusto intendiamo una strada che insegni agli studenti come approcciarsi allo sviluppo, non solo per quanto riguarda l’utilizzo dei programmi, ma anche con l’apprendimento di una serie di soft skill necessarie per lavorare in team in maniera organizzata e quanto più similmente possibile ad una reale software house. Questo è realizzabile grazie a Digital Bros Game Academy, attualmente l’unica accademia in Italia che fa parte di Digital Bros, gruppo multinazionale quotato in Borsa, che sviluppa e pubblica videogiochi per console, pc e mobile.

La sede si trova a Milano, in Via Giovanni Labus, 15/3 e all’interno delle varie aule ogni studente avrà a disposizione la propria workstation con tutto il software necessario per lo sviluppo di videogiochi. Le iscrizioni per l’anno accademico 2019/2020 sono partite il 15 aprile 2019 e chiuderanno il 16 luglio. Sono quattro i corsi a cui gli interessati possono iscriversi: Game Design, Game Programming, Game Art 3D e il nuovissimo corso di Concept Art per videogiochi. Le informazioni relative alle iscrizioni potete trovarle attraverso questo link. La partenza delle lezioni avverrà il 10 settembre 2019 ed è previsto un processo di selezione per individuare i futuri talenti per l’industria.

Saranno quindi circa 90 gli studenti ad accedere ai corsi, gestiti da core trainer preparati e con esperienza nel settore. Una garanzia che ha consentito ad una media di circa il 77% degli studenti degli anni passati di trovare lavoro in varie software house di videogiochi, dopo l’anno in accademia.

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Si, perché lo scopo della Digital Bros Game Academy non è solo quello di insegnare, ma di mettere gli studenti in una condizione di lavoro alquanto simile agli studi più conosciuti, affidando scadenze e ruoli attraverso un anno accademico impegnativo e pieno di attività da svolgere e completare. Digital Bros Game Academy non è quindi un’accademia comune, è una vera e propria software house in cui si impara a sviluppare videogiochi, applicando gli insegnamenti direttamente sul campo e con la possibilità di mostrare il proprio prodotto finito a un publisher – cosa non da poco. Tutto questo è possibile grazie alla natura dell’azienda Digital Bros che comprende molti partner e studi già inseriti nel settore come: 505 Games (publisher di titoli quali Terraria, Hawken, Gems of War e Control gioco di prossima uscita sviluppato da Remedy, solo per citarne alcuni), Kunos Simulazioni, Ovosonico e altri.

Digital Bros Game Academy: i corsi e i core trainer

Come abbiamo già avuto modo di citare, i corsi in cui è possibile iscriversi sono ben quattro, ognuno dei quali con insegnamenti specifici e nozioni uniche d’apprendere, attraverso questo indirizzo potrete approfondire, mentre di seguito ve li illustreremo uno alla volta.

Game Design

Il corso di Game Design è gestito da Simone Magni e Andrea Basilio, due veterani del settore con esperienza in studi come Gameloft, Milestone, Lunar Great Wall Studios e Bad Seed. Diventare Game Designer significa divenire la figura responsabile del concept, delle meccaniche, della struttura di un videogioco. In poche parole, si diviene l’architetto, colui che con creatività e passione cerca di rendere possibile la realizzazione di determinate meccaniche all’interno di un videogioco. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con due ragazzi del corso di quest’anno, Roberta Migliori e Carlo Sigurani.

Ciao Roberta, sappiamo che ideare un videogioco e capire come strutturarlo non è semplice. Volevamo chiederti se quando pensavi al lavoro del Game Design ti aspettavi proprio questo o qualcosa di diverso.

In realtà si, bene o male ritengo che fare il game designer significa avere tante responsabilità, poiché siamo in sostanza i registi dell’opera. Mi aspettavo proprio questo e sono felicissima di quello che sto imparando.

Faremo la stessa domanda al tuo collega, ma volevo chiederti se avevi un game designer preferito.

Guarda, più che game designer ho degli studi di sviluppo preferiti. Se ne dovessi citare uno direi Santa Monica e di conseguenza Cory Barlog di God of War. Per me ha svolto un lavoro incredibile con l’ultimo capitolo.

Invece Carlo, sappiamo che molti Game Designer hanno un sacco di idee in testa, tu ne hai qualcuna in particolare?

Ti dirò, solitamente è vero che i game designer hanno diverse idee e anche io ne ho, ma quello a cui punto ora principalmente è prima di tutto quello di trovare lavoro nell’industria del videogioco e fare esperienza.

Anche a te teniamo a fare questa domanda. Hai un game designer preferito?

Anche io preferisco parlare di studi, adoro Naughty Dog e quindi Neil Druckmann, ma amo tantissimo anche From Software e Hidetaka Miyazaki, autore della serie Dark Souls.

Game Programming

Il core trainer del corso di Game Programming è Alberto Barbati, una personalità che ha lavorato, tra le tante, anche in Ubisoft, collaborando allo sviluppo di titoli come Beyond Good and Evil, Splinter Cell Double Agent e Tomb Raider: The Prophecy. La programmazione è il cuore del gioco, i codici consentono di rendere vivo un videogioco; come un cuore all’interno di una persona, senza un Game Programmer, nessuno potrebbe rendere fattibili le richieste dei Game Designer e dei Game Artist. Sentite cosa ci dicono i ragazzi dell’attuale corso, Gabriele Castaldo e Luca Franzo.

Ciao Gabriele, volevamo chiederti una cosa che sicuramente le persone che vorrebbero iscriversi si chiedono. Un ragazzo che non si è mai approcciato alla programmazione e non è molto preparato in matematica, riuscirebbe a seguire il corso senza problemi?

Personalmente, prima di entrare in DBGA, programmavo già, ma ci sono dei ragazzi che non avevano mai scritto una linea di codice che ora si trovano molto bene. La matematica può essere un problema, ma quello che conta maggiormente è la logica. L’importante è l’impegno che uno ci mette.

Il game programmer deve spesso interfacciarsi con il game designer per lo sviluppo del gioco, inizialmente vi trovavate in difficoltà? 

Difficoltà non è la parola giusta, diciamo che a volte è capitato di confrontarsi con i game designer perché magari loro pensavano di riuscire a introdurre una determinata meccanica che per noi era impossibile. La cosa essenziale è quella di collaborare e cercare di trovare una soluzione insieme.

Invece Luca, si dice che il lavoro del game programmer sia veramente molto stressante, quali soft skill vi insegnano qui alla Digital Bros Game Academy per affrontarlo nella maniera corretta?

Si, stare davanti al computer a scrivere linee di codice tutto il giorno può essere decisamente stressante. Ma qui all’accademia ci hanno insegnato tantissime soft skill su come superare queste problematiche, come contare fino a 10 e non fare le cose di fretta. Prendere un respiro e ragionare su che cosa si deve fare prima di commettere un errore che potrebbe compromette poi tutto il progetto.

Cosa ne pensi dell’insegnamento offerto fino a ora? Sei soddisfatto?

Molto. Onestamente mi aspettavo molto meno da questo corso e invece mi hanno insegnato cose che non avrei mai immaginato di imparare.

Game Concept Art

Dal prossimo anno il corso di Game Art si dividerà in due, introducendo il corso di Concept Art per videogiochi, gestito da Christian Steve Scampini, concept artist, fumettista e illustratore. Attualmente lavora come Lead Concept Artist per 34Bigthings. Ha inoltre collaborato anche con molte realtà come Ubisoft, Microsoft, Forge Reply, Nightly Build Games StudioDreamslair lavorando su diversi giochi, come Redout, Solitude, Raving Rabbids, Just DanceSpace Assault, Aloha. 

Abbiamo scambiato qualche parola con Christian riguardo questo nuovo corso che dal prossimo anno accademico entrerà a far parte della Digital Bros Game Academy.

Ciao Christian, ti ringraziamo per averci concesso questa intervista, volevamo chiederti di iniziare a raccontarci che cosa è la Concept Art.

La Concept Art è una componente del flusso di lavoro presente nello sviluppo dei videogiochi, diciamo che sta in mezzo tra il Game Design e la modellazione 3D. La Concept Art può essere sia in 3D che in 2D e ha il compito di dare forma ai suggerimenti del game designer per la realizzazione dei concept di gioco, come ambientazioni, personaggi, creature ed elementi vari, che verranno poi riportati all’interno del gioco.

Nell’atto pratico qual è la differenza tra Game Art 3D e Concept Art?

La Concept Art si occupa di progettare e rispondere a tutta una serie di problematiche in maniera visiva, cercando di creare una coerenza visuale estetica e artistica. La Game Art 3D, invece, si occupa letteralmente di produzione 3D per inserire in gioco gli asset. Ovviamente i due corsi sono strettamente correlati, infatti i concept artist e i modellatori 3D collaborano insieme.

Che tipo di programmi usate nel vostro corso?

Utilizziamo Photoshop che permette di realizzare materiale digitale come sketch, painting e tutto ciò che è visivo, ma usiamo anche Blender, Zbrush, Quixel Suite, Piskel, Pyxel Edit e altri software per l’animazione 2D. Cerchiamo di coprire tutto ciò che può aiutare nella realizzazione di videogiochi indie e tripla A.

A fine corso cosa imparano i ragazzi e quali opportunità possono avere?

Oltre a imparare a fare concept art, i ragazzi imparano come gestire la pipeline di lavoro, così come una serie di soft skill e skill verticali necessarie per entrare nel mondo del lavoro. A fine corso le opportunità sono molteplici, visto che le basi ottenute sono tante e sono spendibili in diversi settori. Il nostro scopo è quello di portare i ragazzi a far parte dell’industria.

Ci sono possibilità di lavorare nel settore in Italia?

Onestamente si, l’industria italiana è formata da una grossa fetta di studi indie. Hanno assorbito già diverse persone provenienti dalla Digital Bros Game Academy e chissà che non possa accadere di nuovo. È giusto precisare inoltre, che le competenze di un concept artist, oltre in ambito videoludico, sono spendibili, come ho già detto, anche in altri settori come quello dell’animazione e dei fumetti. Pertanto, di possibilità in Italia per chi decide di studiare concept art ce ne sono.

 

Game Art 3D

Il corso di Game Art 3D della Digital Bros Game Academy è gestito dal core trainer Massimo Ribattezzato, esperto 3D Modeler. Inizia la sua carriera, nell’ambito dello sviluppo 3D di simulatori di guida sia a livello professionale che videoludico, collaborando con aziende private come Predator’SRL e Arc_Team. In qualità di Characters / Environment modeler, collabora da più di 5 anni per Software House emergenti quali Ironshade interactive e Nightly Build Games Studio. Ha collaborato come Character Artist per Kunos Simulazioni.

Lo scopo del game artist 3D è quello di lavorare con le idee, collaborando con designer, concept artist e programmer per creare il mood del gioco, ideando personaggi, creature e ambientazioni. Ha il compito di modellare in 3D, gestendo texture, materiali, illuminazione e animazioni degli asset di gioco. Siamo riusciti a parlare con Paolo Mazzia e Lucrezia Barboni, due ragazzi che sono attualmente impegnati nel corso annuale.

Ciao Lucrezia, allora raccontaci, come è stata la vostra esperienza in questi mesi?

Sicuramente positiva, ci siamo resi conto di cosa significhi lavorare in team e imparare una serie di hard e soft skill. Poi si è davvero creato un bel gruppo di amici che, anche dopo l’attività in Academy, si ritrova per parlare di questa grandissima passione. Fuori dalla Digital Bros Game Academy, insomma, si continua a chiacchierare di lavoro.

Come è il lavoro? È come te lo aspetteresti in un reale studio di sviluppo?

Come in tutti i lavori si fatica parecchio, ci vuole tanto impegno e dedizione per portare a termine i progetti rispettando le scadenze. In DBGA l’organizzazione è quella di uno studio di sviluppo, ci preparano ad affrontare le dinamiche lavorative che troveremo un domani alla fine dell’anno accademico.

Invece, Paolo, a te cosa piacerebbe fare dopo?

Sicuramente mi piacerebbe continuare a lavorare nel campo dei videogiochi, però questo corso permette di imparare una serie di cose applicabili anche in altri settori come il cinema. Quindi, chissà!

Saresti favorevole a un’esperienza all’estero?

Si assolutamente, io non rinnego la possibilità di andare all’estero. Anche se devo essere sincero, la valuterei solo come un’esperienza e mai come un impiego fisso. Mi piacerebbe trovare la mia strada in Italia.

 

 

Intervista a Geoffrey Davis

Durante la nostra visita alla Digital Bros Game Academy siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con il direttore generale Geoffrey Davis, uno dei fondatori di questa accademia. Di seguito potete leggere l’intervista.

Buongiorno Geoff, come ci si sente a essere tra i primi ideatori di un’accademia interamente incentrata sullo sviluppo dei videogiochi in Italia?

Prima di tutto è giusto specificare che prima della Digital Bros Game Academy erano comunque presenti dei corsi formativi sullo sviluppo legato ai videogiochi, ma mancava un’accademia che mettesse gli studenti in un ambiente che rispecchiasse una software house vera e propria. Per questo è nata la Digital Bros Game Academy che, facendo parte di un’azienda affermata come Digital Bros, che sviluppa e pubblica videogiochi a livello internazionale, ha permesso di mettere insieme i pezzi necessari per dare vita a un workflow molto simile a quello che si svolge in un normale studio di sviluppo. Gli studenti che vengono da noi sono messi in condizione di lavorare, di sentirsi parte di un team e di capire che cosa significa sviluppare videogiochi. Questo lo abbiamo fatto perché riteniamo che, per preparare dei professionisti seri per il settore, l’unico modo sia quello di far vivere loro le dinamiche lavorative reali di uno studio. Se state cercando un corso di formazione, non siamo noi, ma se volete imparare per lavorare questo è sicuramente il posto giusto.

Gli studenti devono impegnarsi, faticare e imparare a lavorare in team e fare problem solving. In questi ultimi anni si sta parlando molto del crunch di lavoro dei team esteri e di come la situazione sia malsana all’interno di alcune software house, voi insegnate anche come comportarsi in situazioni di forte stress?

Conosciamo molto bene il fenomeno del crunch lavorativo e ci teniamo a sottolineare che non fa parte solo del settore videoludico, ma anzi è facile trovarlo in diversi ambiti di lavoro. Io penso ci sia una differenza tra un’azienda dove la cultura è quella di far fare tante ore di lavoro alle persone e un’azienda con una cultura dedicata al lavoro comune e all’aiutarsi. Sono contrario al primo modo di operare e favorevole al secondo, in quanto facilita il raggiungimento di un obiettivo e dà grande soddisfazione per chi ci lavora. Per quanto riguarda noi, insegniamo come gestire lo stress e come fare problem solving, soffermandoci molto sulle soft skill e quindi sulle tecniche di gestione, oltre che sulle hard skill formando delle figure che noi definiamo a “T”. In breve, se dovessimo raffigurare queste figure attraverso un grafico, le hard skill sarebbero sull’asse verticale, mentre le soft skill sull’asse orizzontale; l’obiettivo della Digital Bros Game Academy è quello di portare i ragazzi alla congiunzione di questi due assi. Oltre a questo, cerchiamo di procedere a step, partendo da progetti semplici con team piccoli, per poi giungere al progetto più impegnativo dell’anno, che noi chiamiamo “The Big One”, composto da team più grandi, di circa 14/15 persone, che sono chiamati ad affrontare tutte le problematiche relative allo sviluppo e a rispettare le scadenze.

Il settore dei videogiochi è in crescita in Italia, molti dati sono incoraggianti e ciò non può che fare bene ai ragazzi che vogliono cercare di entrare in questo mondo. Secondo lei fra quanto questo paese potrebbe raggiungere gli altri stati europei?

Questa è una bella domanda. Più il quando, penso sia più il cosa deve succedere affinché avvenga. La soluzione che ha voluto dare la Digital Bros Game Academy è quella di essere una fucina di talenti. Per esserlo è necessario investire, individuare e formare prima di tutto il talento. Non avete idea di cosa possono fare l’entusiasmo e la passione uniti al talento. Io penso che l’unico modo per fare un balzo in avanti importante, è quello di vedere un forte cambiamento istituzionale, parlare serve a poco, bisogna agire con i fatti ed essere più sintetici come hanno fatto altri stati come la Polonia o la Finlandia. Ci vuole anche la cultura d’impresa nella nostra industria, bisogna imparare a unire l’utile al dilettevole, perché è importante creare una game economy. Quando riusciremo a fare questo in Italia, molto probabilmente cominceremo ad avvicinarci agli altri Stati.

Ovviamente, prima di promuovere lo sviluppo di videogiochi in Italia, puntate prima di tutto a sponsorizzare i talenti per lavorare in questo settore e quindi cercare di mandare i ragazzi anche all’estero. C’è per alcuni un po’ di paura di lasciare il paese? 

In linea generale c’è più resistenza a spostarsi dall’Italia, nel senso che la prima scelta è di rimanere nel proprio Paese. Penso che l’importante sia cercare di raccogliere esperienza anche all’estero.

Il settore indipendente sta crescendo sempre di più anno dopo anno, da un certo punto di vista è molto importante per gli studenti della Digital Bros Game Academy, visto che possono aspirare a entrare a far parte di team piccoli ma talentuosi o addirittura crearsene uno proprio. Come la valutano questa idea gli studenti?

In questo c’è uno spaccato. Ci sono ragazzi che vogliono fondare un proprio studio e altri che vorrebbero unirsi a team già consolidati, solidi. Poi appunto c’è a chi piacerebbe fare esperienza in uno studio affermato e poi fondare il proprio.

Vi piacerebbe inserire più corsi in futuro? 

La nostra crescita in termini di corsi segue l’evoluzione dell’industria e la conseguente richiesta. Nella Digital Bros Game Academy ci mancava il corso di Concept Art e abbiamo deciso di istituirlo a partire dal prossimo anno accademico, separandolo da quello di Game Art 3D, perché non era corretta una logica di Game Art a 360 gradi. La risposta quindi è sì, ci piacerebbe aprire altri corsi in futuro.

Ogni anno l’accademia cresce sempre di più sia come fama che come appeal per i nuovi studenti. Questa cosa vi stimola o da un certo punto di vista vi spaventa il fatto di dover diventare anno dopo anno sempre più grandi?

Dalla nascita non siamo mai rimasti uguali. Io penso che quando inizi qualcosa devi saper cambiare ed evolverti e noi ci stiamo riuscendo. Diventare più grandi è uno stimolo a evolversi e per farvi un esempio, dopo il primo anno abbiamo introdotto gli special trainer che vengono a fare dei moduli interi integrati nel corso. Abbiamo poi inserito progetti legati alle aziende. La crescita e il successo sono una motivazione in più per alzare l’asticella. Noi vogliamo sfornare dei talenti che siano le aziende a definirli tali e questo lo possiamo fare solo stando al passo con l’innovazione del mercato, adeguandoci al best-practice e alle nuove tecniche di sviluppo. Riteniamo inoltre, che la qualità debba essere sempre superiore alla quantità, per questo motivo attualmente non prendiamo più di 90 studenti, perché è importante che i core trainer siano a disposizione e diano le stesse possibilità a ogni studente, se fossero di più non riuscirebbero a seguirli nella stessa maniera.

Come vede la Digital Bros Game Academy da qui a 5 anni?

Innanzitutto, come ho già detto, riteniamo che il punto di partenza e di arrivo della Digital Bros Game Academy sia lo studente e perciò sarà importante continuare a cercare di colmare il gap tra mercato e formazione. Vedrei in futuro sicuramente l’apertura di un paio di nuovi corsi in linea con quelle che sono le esigenze del mercato e auspicherei che il nostro 77% di collocamento possa arrivare all’85%, conseguenza di un maggiore sviluppo in Italia dell’industria e di una maggior propensione ad andare all’estero.

Vi ricordiamo che per tutte le informazioni relative ai corsi e ai docenti è possibile visitare questo link, mentre per le iscrizioni e relativi dettagli, l’accademia ha messo a disposizione questa pagina.