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Genesis Noir | Recensione

Genesis Noir è un’opera visionaria dei fantasiosi Feral Cat Den, casa di sviluppo americana che, continuando su questa china, farà sicuramente parlare di sé a lungo. Il titolo si inserisce in un filone sperimentale poco canonico, declinando in maniera estemporanea il genere dell’avventura grafica.

Genesis Noir

Come i lettori avranno capito già dal cappello, Genesis Noir è un gioco stravagante o, per meglio esprimersi, avanguardista. Il titolo infatti non fa nulla per accomodare il giocatore o per attenersi a determinati standard (soprattutto commerciali), sebbene si appoggi per forza di cose su espedienti di stretto gameplay piuttosto abusati. Quello però che Genesis Noir riesce a fare con grande abilità è spostare l’esperienza dal “videogioco” – per come lo conosce l’attuale mercato – all’intrattenimento interattivo.

Noir onirico ed elegante

I numerosi articoli sul gioco, debbo dire tutti ben allineati sulla qualità indiscussa del lavoro di Feral Cat Den, ci tengono a sottolineare la natura di nicchia dell’opera, certo a ragione, ma anche con un velato timore che il giocatore possa ricevere nocumento dal provare un qualcosa fuori dagli schemi, se non ampiamente avvisato. Si tratta di un errore commesso anche dal sottoscritto, più volte nel corso della mia modesta carriera di critico videoludico e che per Genesis Noir vorrei sforzarmi di evitare.

Genesis Noir

Il titolo si disinteressa in maniera evidente della riproposizione dei canoni narrativi e applicativi del videogioco contemporaneo, basando la quasi totalità della sua esperienza sul racconto visivo e uditivo. Quello che è chiamato a fare il giocatore è interagire, a volte in un rapporto di causa-effetto, altre volte dando vita a vere e proprie divagazioni sul tema con determinati elementi di gioco e poco più. Con il prosieguo della storia, si affastellano alcuni puzzle, questi sì letteralmente presi di peso da altri generi oltre il punta e clicca, di discreto divertimento. Solo discreto perché, se devo trovare un grosso difetto a Genesis Noir, è la sensazione che gli sviluppatori abbiano evitato di spingere continuamente l’acceleratore, cercando di trattenere un’opera così onirica con piccoli ma evidenti legacci di gioco. Legacci che risultano sufficienti, sebbene di netto inferiori all’esperienza audio-visiva nel suo complesso.

Il contrasto è spesso brutale, soprattutto tenuto conto del grande valore di Genesis Noir in termini di ribaltamento dei valori estetici del videogioco, che però poco si amalgama con un gameplay poco ispirato. In tal senso ritengo molto più coerente, pur se semplice e basilare, un titolo come Apes Out, nel quale ogni singola fibra dell’esperienza è tesa ad un risultato unico ed omogeneo.

“Sotto le stelle del Jazz”

Il design di Genesis Noir accompagna tutta la trama dell’opera, del quale volutamente ho evitato (e continuerò ad evitare) qualsiasi tipo di accenno. Non è tanto il terrore dello spoiler, quanto la necessità di far comprendere che il cuore pulsante di tutto lo sviluppo sta proprio nel racconto, un racconto che passa soprattutto per uno stile grafico preciso ed identificativo. Attraverso una palette di bianco, nero e oro (quest’ultimo con parsimonia), Genesis Noir ci catapulta in un caleidoscopio di immagini eleganti e stilizzate, a volte quasi astratte eppure sempre perfettamente in grado di far volare la fantasia. La quasi totale assenza di colore appena si nota, proprio grazie alla grande compenetrazione tra narrazione e disegno. Fonte di ispirazione principale di questo sforzo artistico encomiabile è Italo Calvino e le sue Cosmicomiche.

Genesis Noir

A cementare il viaggio concettuale di Genesis Noir ci pensa la musica, piccola grande perla jazz che, in sinergia con i suoni di gioco, accompagna il fruitore lungo tutta la narrazione. La colonna sonora non è immensa, ma presenta delle tracce interessanti, che pescano a piene mani dal jazz a volte atecnicamente riferito come “noir” e dalle declinazioni moderne del dark jazz. Notevole anche l’influenza di artisti contemporanei, tra tutti Joe Alterman. A prescindere che siate amanti o conoscitori dello stile musicale proposto, è indubbio che il lavoro sonoro del titolo sia di qualità eccellente, rappresentando un’impalcatura capace di colorare, quasi letteralmente, il mondo solo in apparenza grigio di Genesis Noir.

Genesis Noir

Il gioco insomma vale davvero la pena di essere giocato. Non credo che il suo essere sperimentale (negli approcci tra l’altro, non certo nel gameplay) debba frenare il pubblico, anzi forse questo aspetto potrebbe rappresentare proprio il motivo propulsivo a giocare un’avventura che scivola via con grande piacere, anche grazie ad una durata breve ma giusta. Genesis Noir è inoltre disponibile dal day one sul Game Pass di casa Xbox, per cui per molti videogiocatori la prova risulterà anche “a gratis”.

8.5

Genesis Noir – PC


Genesis Noir è un'opera che sconfina (ma lo dico sottovoce e senza presunzione) nell'artistico. Non solo per l'ovvia presenza di elementi poco canonici in campo videoludico - tra tutti la palette di colori B/N e la colonna sonora jazz - ma soprattutto per le innumerevoli declinazioni della sua linea narrativa bizzarra e onirica. Alla base di tutto, una chiara ispirazione alla fantasia di Italo Calvino senza però rinunciare ad una giocabilità adatta a tutti. Certo, il gioco sostanzialmente non brilla per il gameplay, ma rimane un racconto potente ed immaginifico che consiglio davvero a tutti i videogiocatori.

Pro

  • Bellissimo da vedere
  • Narrazione di grande impatto
  • Ottima colonna sonora

Contro

  • Gameplay per nulla brillante
8.5