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Ghost of Tsushima, tra fedeltà storica e gameplay

Nel 1274 e nel 1281 l'Impero mongolo tentò di invadere il Giappone, a seguito di fallimentari sforzi diplomatici per indurlo alla sottomissione. L'uso della forza si rivelò tuttavia altrettanto infruttuoso. Sebbene i giapponesi avessero opposto in entrambi i casi una rigida e ben coordinata resistenza a dispetto di una debolezza militare dovuta proprio ai samurai […]

Nel 1274 e nel 1281 l'Impero mongolo tentò di invadere il Giappone, a seguito di fallimentari sforzi diplomatici per indurlo alla sottomissione. L'uso della forza si rivelò tuttavia altrettanto infruttuoso. Sebbene i giapponesi avessero opposto in entrambi i casi una rigida e ben coordinata resistenza a dispetto di una debolezza militare dovuta proprio ai samurai e al loro codice del bushido, entrambe le invasioni hanno assunto connotati mitologici: non tanto per i coraggiosi guerrieri che si batterono per l'indipendenza della loro terra, quanto piuttosto perché le disastrose invasioni mongole furono tali a causa di tempeste che distrussero le loro flotte. Molti giapponesi attribuirono la vittoria a tali tempeste, che successivamente divennero note con il nome di "kamikaze" o "vento divino" – stanti a indicare, appunto, un segno di protezione degli dei verso l'arcipelago. I piloti che nella Seconda Guerra Mondiale si lanciavano in attacchi suicidi contro il nemico presero ispirazione proprio da qui.

Al di là dell'effettiva potenza di queste tempeste, però, è logico pensare come le vittorie giapponesi non siano totalmente merito della natura. I mongoli commisero diversi errori diplomatici, strategici e tattici nel corso delle invasioni, fallendo inoltre nell'applicare correttamente sia i quattro principi del potere nazionale (diplomazia, informazione, forza militare ed economia) sia quelli di Sun Tzu e della sua "Arte della Guerra". Questo contesto, nello specifico il conflitto del 1274, è alla base del nuovo titolo sviluppato da Sucker Punch (Infamous) ed esclusiva PlayStation 4: Ghost of Tsushima.

Sicuramente il progetto più ambizioso dello studio di sviluppo a livello tecnico e artistico, il gioco ci restituisce un Giappone feudale davvero molto realistico nei paesaggi e nella brutale violenza che caratterizza l'isola occidentale di Tsushima, strategicamente posizionata fra la Corea e tutte le altre isole maggiori giapponesi: considerata la sua ottima posizione sia in termini difensivi sia commerciali non sorprende che il 5 ottobre 1274 le forze di Kublai Khan, discendente del temibile Gengis Khan, si siano riversate come un'onda inarrestabile su questa piccola porzione di terra, approdando alla baia di Sasu-no-Ura per poi convogliare nell'entroterra e distruggere la tenace, coraggiosa resistenza opposta dal governatore locale assieme alla sua cavalleria. Toccò poi agli abitanti essere massacrati.

Ghost of Tsushima 04

La storia ci racconta quindi come Tsushima non abbia alcuna speranza e il ruolo del solitario samurai Jin Sakai, esponente dell'allora classe aristocratica conosciuto anche come "The Ghost", non sarà quello dell'eroe destinato a cambiare le sorti della propria gente: certo, è opportuno ricordare come Ghost of Tsushima, nonostante le profonde radici storiche, sia un racconto del tutto inventato e non segua passo passo le reali vicende dell'invasione mongola, ma siamo ragionevolmente sicuri che Sucker Punch non andrà a cambiare un passaggio così importante nella storia – fosse anche solo perché senza oltrepassare vittorioso in armi Tsushima e la vicina isola di Iki, Kublai Khan non avrebbe potuto proseguire la sua tentata opera di conquista.

La scelta di questo particolare evento storico è dunque dovuta alla presenza di un conflitto che i giocatori possono facilmente concettualizzare: c'è l'eroe, il samurai da noi interpretato, e un'orda di nemici intenzionata a sottomettere la nostra terra. La posta in gioco all'epoca era molto alta, perché i mongoli rappresentavano la maggiore potenza militare del mondo e i giapponesi non avevano mai visto prima polvere da sparo, bombe né razzi. Soprattutto, l'approccio al combattimento dei samurai in accordo con il loro codice del bushido fu una delle ragioni che avrebbe potuto condannare il Giappone: presentarsi da soli, annunciare nome e lignaggio per poi prepararsi a un duello non era un concetto familiare ai mongoli, che si limitavano ad attaccare in massa un samurai non appena ne vedevano uno. Questo, sebbene supportato da ragioni principalmente ludiche, si nota nel gameplay quando Jin affronta più di un nemico alla volta.

Non c'è dubbio che a leggere la parola samurai, ognuno di voi si sarà fatto una propria precisa idea di come dovrebbe essere: questa è proprio una delle consapevoli "deviazioni storiche" che Sucker Punch si è concessa. Il co-director Chris Zimmerman ha sempre sottolineato come nell'immaginario comune la figura di questi guerrieri corrisponda a una visione ben precisa, una visione più affine al sedicesimo, diciassettesimo e persino diciottesimo secolo. Niente a che vedere con il tredicesimo, dove sia l'equipaggiamento sia lo stile di combattimento dei samurai era diverso.

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È stata sacrificata l'accuratezza storica per soddisfare le aspettative dei giocatori, perché l'armatura indossata a quel tempo non era solo scomoda ma persino antiestetica a vedersi: nelle intenzioni degli sviluppatori, Jin avrebbe dovuto combaciare con l'idea più diffusa di un samurai vagabondo – dunque eccoci qui. Allo stesso modo, lo stile di lotta ha dovuto essere studiato e bilanciato con attenzione, perché nella realtà un colpo di katana è sufficiente a porre fine allo scontro; un approccio che pesa moltissimo sull'economia di un videogioco e proprio per tale ragione, per non stancare, deve essere rivisitato. Avvalendosi di un esperto di entrambi gli stili di combattimento, mongolo e giapponese, Sucker Punch si è focalizzato su quei movimenti che, in un'ottica generale intenzionalmente non realistica, facciano comunque percepire Jin come un samurai e i mongoli per quello che militarmente erano. Ha cioè puntato sulla percezione delle differenze in uno scontro fra queste due culture – e l'ha fatto concentrandosi a fondo sul combaciare le due cose, la fedeltà storica e la struttura di un videogioco.

Storicamente, dunque, cosa distingueva queste due realtà a livello militare e per quale motivo se i mongoli hanno messo in campo almeno centomila uomini, una quantità su cui si è a lungo dibattuto ma resa plausibile da diverse scoperte, ne sono usciti sconfitti? Il popolo delle steppe aveva formato uno fra i più estesi imperi grazie alla sua abilità nell'utilizzo delle armi, a un'eccellente capacità di comando, strategia, tattica, logistica e adattabilità; gli arcieri e la cavalleria pesante sono due aspetti nello specifico degni di nota, così come l'abitudine a sfruttare le scarse risorse della loro terra natia per dare vita a un sistema logistico particolarmente efficace da adattare nelle lunghe campagne. Inoltre erano ben organizzati, sapevano adattarsi ai nemici e da loro acquisivano nuovi elementi da implementare in ambito militare per garantire la loro supremazia in battaglia: il loro errore fu non riuscire a sfruttare al meglio questi vantaggi durante la ripetuta e azzardata conquista del Giappone.

La terra del Sol Levante, d'altro canto, poteva vantare guerrieri come i samurai, in genere sempre in conflitto fra loro e più interessati alle battaglie tra i clan. L'invasione del 1274 prima e del 1281 poi furono anche testimonianza di come questa classe elitaria riuscì a mettere da parte le reciproche divergenze per far fronte contro un nemico comune, grazie al giovanissimo shogun Hojo Tokimune che si dimostrò il leader necessario a fronteggiare una simile situazione. A differenza dei mongoli, che si affidavano a una coscrizione universale (ovvero qualunque uomo abile avrebbe servito nell'esercito), i samurai erano una forza d'élite e votavano la loro vita ad addestrarsi per la guerra.

La prima scuola fu fondata nel 782 D.C. ed entro l'anno 880 i samurai erano diventati guerrieri professionali. Quanto scritto prima, cioè la formula di rito con cui affrontavano uno scontro, non mette in ombra le loro conclamate abilità. Ottimi arcieri e cavalieri, i samurai sapevano però utilizzare un arsenale piuttosto ampio, dalle armi lunghe a quelle corte da mano, e padroneggiavano il combattimento ravvicinato. Sotto questo aspetto avevano un vantaggio rispetto ai mongoli, meno temprati a un simile approccio e sprovvisti di armi per la lotta ravvicinata. I samurai dimostrarono inoltre una organizzazione militare esemplare – senza contare armature migliori di quelle nemiche.

Ghost of Tsushima 02

Molte delle informazioni riguardanti questa casta guerriera, e l'invasione in generale, sono state ricavate dai rotoli di pergamena di Takezaki Suenaga, un samurai veterano di entrambi i conflitti, quello del 1274 e in seguito del 1281; la collezione dei suoi scritti, conosciuta come Scrolls of the Mongol Invasions (in giapponese Moko Shurai ektoba) rappresenta una delle prime e piuttosto rare fonti tradotte in inglese e sebbene non si possano attribuire tutti a Suenaga per via di differenti stili calligrafici, sono ugualmente ritenuti un reperto di estrema importanza. Il Museum of the Imperial Collection in Giappone li conserva fin dal 1989, dopo averli recuperati dalla collezione di un privato.

Un'altra opera da tenere in considerazione quando si guarda a questo particolare periodo storico è quella di Nakaba Yamada, autore di uno dei più esaustivi libri in lingua inglese pubblicati sul tema. Ghenko: The Mongol invasion of Japan, pubblicato nel 1916. In una descrizione forse un po' poetica ma comunque esaustiva del conflitto, Yamada arriva addirittura a paragonare la mente guerriera e amministrativa di Tokimune con quella della regina Elisabetta I durante la guerra anglo-spagnola. Soprattutto però, ed è quello che interessa a noi parlando del videogioco di Sucker Punch, racconta come si sono svolti i fatti nella breve e purtroppo sanguinosa conquista di Tsushima: pur essendo provvista di una buona guarnigione, l'isola non aveva forze sufficienti per contrastare i mongoli ma al tempo stesso le difficili condizioni di vita avevano temprato abitanti autosufficienti e in grado di prendere le armi in caso di necessità. Inoltre, il governatore So-no-Sukekuni era un uomo stimato, un cavaliere valoroso il cui sangue discendeva dall'imperatore-bambino Antoku e per le sue capacità venerato dagli abitanti.

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Non è escluso che Jin Sakai possa incontrarlo nel corso del suo viaggio, se gli sviluppatori decideranno di attenersi alla realtà storica sotto questo punto di vista. Yamada parla di una leggenda secondo la quale So-no-Sukekuni fu messo in allarme dell'arrivo di forze nemiche a causa dell'incendio del tempio dedicato ad Hachiman, il dio della guerra; a detta del governatore fu la stessa divinità a provocare le fiamme come avvertimento e così, nelle prime ore di quel fatidico 5 ottobre, tutti gli uomini abili alle armi furono schierati sulle spiagge di Tsushima in tempo per vedere la massiccia flotta mongola (900 navi) avvicinarsi alle coste.

Nonostante gli ottomila soldati in campo le tecniche utilizzate dal nemico erano del tutto sconosciute ai giapponesi e – come già scritto – il codice del bushido servì solo a peggiorare la situazione: dalle frecce avvelenate alla formazione a falange, fino agli inutili duelli che si risolsero in un massacro unilaterale, le truppe del governatore dovettero cedere il passo entro la sera stessa. I mongoli presero infine possesso delle coste ma non era, ovviamente, abbastanza: trucidarono senza pietà i difensori, penetrarono fin nel villaggio e lo diedero alle fiamme, decretando la loro vittoria. In un giorno soltanto Tsushima venne conquistata.

Ghost of Tsushima 01

Come decideranno gli sviluppatori di raccontare questa vicenda non possiamo neppure ipotizzarlo. È possibile che il viaggio di Jin Sakai non sia limitato alla sola Tsushima e che il riferimento nel titolo possa essere dovuto semplicemente alla sua provenienza. A rafforzare questa supposizione c'è un aspetto in particolare, per il quale ci affidiamo di nuovo e un'ultima volta a Yamada: fra i numerosi studiosi di queste invasioni, lui è fra i pochissimi se non l'unico a essere fortemente convinto del ruolo cruciale giocato dalle tempeste nella vittoria del Giappone. Tempeste che i ragazzi di Sucker Punch, concentratissimi sui dettagli, hanno riprodotto sulla tsuba (guardia) della katana di Jin – non a caso chiamata Sakai Storm.

Questo potrebbe voler suggerire che, prendendo a riadattando questa fortuita calamità naturale, gli sviluppatori abbiano fuso storia e leggenda nella figura di Jin, facendo di lui la personificazione di quella tempesta che avrebbe salvato il Giappone. Se fosse davvero così, ma stiamo ipotizzando sulla base delle pochissime informazioni rese finora pubbliche, il viaggio del samurai errante potrebbe superare le coste di Tsushima e portarlo persino al cospetto di Tokimune.


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