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Google Stadia, alcuni sviluppatori potrebbero essere in difficoltà

Google Stadia è molto interessante, ma gli sviluppatori hanno paura che questo nuovo modello rovini l'industria intera, come avvenuto con la musica.

Google Stadia è stata presentata in grande stile durante la Game Developers Conference, mostrandosi ai consumatori e agli sviluppatori come un prodotto rivoluzionario e in grado di migliorare l’industria nella propria interezza. La possibilità di raggiungere un vastissimo pubblico, con molte meno limitazioni hardware, fa sicuramente gola a molti, ma non tutti gli sviluppatori percepiscono queste novità come positive.

Mike Rose, fondatore di No More Robots, ha detto la propria su Google Stadia e sul potenziale futuro degli sviluppatori indie. Rose usa come punto di riferimento l’industria musicale e il notevole abbassamento dei guadagni avvenuto in seguito all’introduzione di vari servizi di streaming, Spotify su tutti. Secondo Rose, Google Stadia potrebbe assumere un modello simile, ovvero pagando a seconda del numero di accessi e del numero di ore spese sul gioco.

Questo dà il via a due problemi: il ricavo per gli sviluppatori difficilmente sarà molto alto, a meno di non segnare numeri veramente interessanti; inoltre, i giochi indie, spesso di breve durata, non possono contare su decine di ore di contenuti che mantengano gli utenti incollati allo schermo, con conseguente limitazione nei guadagni.

Una soluzione è quella scelta da Sony e Microsoft, che pagano gli sviluppatori una cifra fissa per includere i propri prodotti nei servizi: in questo caso, però, spesso tali valori non coprono i costi di sviluppo. Se un team indie, che non ha la sicurezza economica di un grande sviluppatore alle spalle, fosse costretto a basarsi unicamente su servizi in streaming, in ogni caso sarebbe fortemente a rischio di perdita.

Già ora l’acquisto di un gioco a prezzo pieno è sempre più raro, sopratutto per i titoli più piccoli: servizi mensili come PS Plus, Xbox Games Pass e l’Humble Monthly danno accesso a numerosi giochi ogni mese, a prezzi vantaggiosi per i consumatori, ma spingono ad abbandonare l’acquisto.

Secondo Emma Maassen, di Kitsune Games, Google Stadia rende il settore videoludico ancora più rischioso di quanto sia già ora. Inoltre, i servizi in streaming potrebbero spingere ancora di più sullo sviluppo di “game-as-service”, pensati per intrattenere i giocatori per mesi e mesi, giustificando quindi l’abbonamento mensile. Voi cosa ne pensate?