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I migliori giochi stealth | Giugno 2020

Nei precedenti articoli vi ho raccontato le migliori produzioni capaci di valorizzare l’aspetto narrativo e cinematografico, e anche i migliori Horror; quest’oggi mi concentrerò su un genere a me caro: gli stealth. Essendomi formato proprio con il primo Solid, ho sviluppato un grande amore per questo genere, ed oggi vi racconto le migliori produzioni – preferibilmente arrivate nell’ultimo decennio – che meglio hanno saputo sfruttare il genere. Molti di questi non sono degli stealth puri poiché, negli ultimi anni, il genere si è parecchio ibridato. Ciò detto, andiamo a scoprirli insieme.

I migliori giochi stealth

Dishonored 2

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Come non cominciare dal gioco che forse più di tutti lascia ampia libertà di scelta al giocatore, a partire dall’unico grosso bivio narrativo che vi consente – addirittura – di rifiutare i poteri. Negare questo dono significa precludersi una buona fetta del gameplay, ma è anche vero che trasforma il gioco in una sorta di Thief anni 90′, genere che, tra l’altro, nella sua versione così pura non si vede da un bel po’ di tempo. Con i poteri del tutto disabilitati occorre studiare attentamente le routine dei nemici, ascoltarli, leggere i documenti disseminati per l’ambiente e decidere se stordirli o ammazzarli. Un ventaglio gigantesco di possibilità che con l’aggiunta delle super abilità esplode completamente.

Dishonored 2, quindi, ancor più del suo straordinario predecessore arricchisce notevolmente il gameplay, e credetemi: se giocato con i poteri attivi, magari in new game plus, una volta che li avrete sbloccati tutti, vi si aprirà un mondo: decine e decine di possibilità che rendono sempre diverso il titolo, favorendo una rigiocabilità praticamente stellare. Ma le conquiste di Dishonored 2 non si fermano di certo qui. Il level design è infatti meraviglioso, soprattutto in alcune missioni, su tutte la villa di Kirin Jindosh e un’altra sequenza che non ho la minima intenzione di pronunciare. C’è poi una struttura dei livelli finalmente più ampia e la possibilità, solo in alcuni casi, di portare al termine delle attività collaterali. Inoltre, ed è importante sottolinearlo, a inizio avventura è possibile scegliere con chi affrontare l’intera esperienza: potrete giocare nei panni di Emily Kaldwin o di Corvo Attano, e come lecito aspettarsi, la scelta ha delle ripercussioni sul gameplay. Giocare con Corvo significa accedere ad un ramo di abilità completamente diverso, riciclato dal primo capitolo, è vero, ma pur sempre differente da quello che interessa Emily. In new game plus, però, le cose si fanno decisamente interessanti, poiché avrete modo di mischiare tutte le abilità in una singola partita; lascio a voi immaginare le possibilità ludiche.

Amanti di stealth e non solo, fatevi avanti: Dishonored 2 non sarà eccezionale da un punto di vista narrativo, ma è caratterizzato da un gameplay stellare.

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Hitman 2

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Rilanciato con un reboot lo scorso 2016, il pelatone più famoso della storia dei videogiochi è tornato alla ribalta con il recente Hitman 2, ancora oggi molto supportato dalla community e dagli sviluppatori. Si tratta di un sequel diretto sia per quanto concerne la narrazione (purtroppo davvero di bassa qualità) sia per il gameplay, vero fiore fiore all’occhiello della produzione. Hitman, infatti, era e rimane uno stealth, il combattimento è possibile ma non rappresenta in alcun modo una via semplice da seguire, tutt’altro. Aspettatevi un titolo caratterizzato da un feeling e da meccaniche note a chi ha vissuto il predecessore, qui espanse, certo, ma non in toto. Tra le novità più importanti trovate la possibilità di mimetizzarvi con il fogliame e con gruppi di persone, azioni non molto realistiche e rubate di peso da alcuni fra i migliori capitoli di Assassin’s Creed, ma pur sempre nuove per il franchise, e soprattutto utili.

Accennavo prima che la narrazione di questo Hitman 2 ha subito enormi passi indietro. Intendiamoci, il predecessore non era niente di ché, ma si notava almeno un impegno produttivo maggiore, in ogni caso calato drasticamente dopo l’acquisizione di Warner Bros. Il budget in mano ad IO Interactive, infatti, a tratti dà l’idea di essere davvero basso; sono ben lontani i tempi di Blood Money o Absolution, titoli caratterizzati da un budget decisamente maggiore. In ogni caso, IO Interactive è prima di tutto uno studio molto capace e, narrazione a parte, Hitman 2 non risente affatto di questa problematica, anzi. Innanzitutto il level design è tra i più complessi in ambito stealth, capace di stupire ad ogni partita e di impressionare continuamente il giocatore con decine e decine di possibilità. Inoltre, il comparto grafico – specie su Xbox One X e PC – è sorprendente: il gioco muove moltissima IA a schermo, presenta un ottimo filtro anti-aliasing e ha delle ottime texture.

In definitiva, è un titolo da non prendere in considerazione solamente se si è alla ricerca anche di una buona narrativa, per il resto è fra i migliori della generazione.

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Metal Gear Solid V: The Definitive Experience

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Potrei parlarvi all’infinito di Metal Gear Solid V, di come sia stato gestito lo sviluppo e della rottura fra Konami e Hideo Kojima. Ma non è la sede per farlo, e in verità non ho nemmeno la voglia di risvegliare quel dolore fantasma ancora presente in me e in tutti i fan più accaniti. Ciò che mi preme evidenziare è invece il gameplay sfacettato, complesso e sempre diverso.

Comincio col dirvi che la raccolta contiene Metal Gear Solid V: Ground Zeroes, Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, Metal Gear Online e tutti i DLC. Un pacchetto davvero molto ricco, perlomeno da un punto di vista contenutistico, nonostante – come tutti saprete – gli evidenti tagli che la produzione ha subito. Per quanto possa sembrare esagerato, in attesa di mettere le mani su The Last of Us: Part II – stando alle recensioni presenta delle meccaniche stealth ben lavorate. QUI la nostra recensione – mi sento di dirvi che, per adesso, uno stealth con meccaniche così curate e con una tale libertà non esista affatto al di fuori di Metal Gear Solid V. L’ultimo Solid sviluppato da Hideo Kojima, per quanto si differenzi e allontani moltissimo dai suoi predecessori, impreziosisce tanto l’approccio furtivo, inserendolo in un contesto open world in cui a farla da padrone è l’eccezionale level design sempre diverso. Già in Ground Zeroes ma ancora di più in The Phantom Pain, le mappe sono davvero vaste, ma mai ridondanti, e vi divertirete un mondo cercando le vie migliori per affrontare ogni situazione, e non dimenticatevi che potrete fare affidamento anche sul vostro esercito. Big Boss, qui ribattezzato Venom, ha modo di richiamare in battaglia un elicottero, di mandare in missione i suoi soldati e di utilizzare svariati veicoli. Tuttavia, l’aggiunta più sfiziosa riguarda le spalle: a partire da un destriero veloce e capace di mandare fuori strada i veicoli con i suoi escrementi, MGS V aggiunge variatà su varietà; difficilmente vi annoierete.

Come raccontavo anche in un altro articolo, però, la storia – anche se vi appassionerà molto dall’inizio “alla fine” – non riceverà alcuna conclusione, per cui il consiglio è quello di non approcciarlo dando priorità al racconto, tenete però a mente che di momenti davvero potenti ne arriverranno comunque molti.

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Splinter Cell Blacklist

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Scomparso dai radar ormai da diverso tempo, Splinter Cell Blacklist rappresenta l’ultimo contatto che i fan ebbero con il sempre ottimo Sam Fisher. Arrivato durante l’estate del 2013 dopo un capitolo un po’ sottotono se paragonato agli scorsi (Splinter Cell Conviction), ebbe l’arduo compito di risollevare l’intero franchise mantenendo la formula utilizzata in Conviction, ma prediligendo maggiormente l’approccio furtivo. Tuttavia le altre possibilità non sono da meno: Blacklist è infatti l’episodio più libero della saga, quello capace di soddisfare ogni palato. Azioni come correre, sparare e arrampicarsi sono quindi maggiormente rifinite rispetto al passato. Gli sviluppatori ebbero poi l’intuizione di far tornare nuovamente i punteggi: al termine di ciascuna missione vi verrà infatti assegnata una premiazione che terrà conto dell’approccio utilizzato: ciò significa che per prendere un punteggio elevato non dovrete necessariamente essere dei fantasmi; anche sparare all’impazzata, ma farlo senza essere feriti e sfruttando bene le coperture, premia e non poco. Massima libertà decisionale al giocatore e gameplay ben definito sono le punte di diamante di quest’ultimo Splinter Cell.

Anche il comparto narrativo, per quelli che sono i canoni tipici del genere e della stessa saga, non era affatto male: un gruppo noto come Gli Ingegneri minaccia la stabilità degli Stati Uniti, costringendoli a ritirare tutte le forze armate, altrimenti scateneranno un attacco ogni settimana. Sebbene la premessa sia sempre la solita, e soprattutto riguardi ancora una volta L’America, è il capitolo meglio narrato della saga, complice anche una regia di buon livello e il grande ritorno di Luca Ward come voce di Sam Fisher, assente dai tempi dell’eccezionale Chaos Theory.

Nella speranza che questa apprezzatissima spia caratterizzata dagli ormai famosissimi tre occhietti verdi faccia il suo ritorno, vi consiglio seriamente di dare una possibilità a Splinter Cell Blacklist, soprattutto su PC o Xbox One X, essendo stato ufficialmente aggiornato da Ubisoft.

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Deus Ex: Mankind Divided

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Concludo questa breve ma molto intensa carrellata con un titolo decisamente meritevole di attenzioni, a partire dall’affascinante setting in cui si ambienta, finendo con il suo roboante gameplay. Alternando in modo piuttosto convincente prima e seconda persona, Mankind Divided riesce nel difficilissimo intento di immergere del tutto il giocatore e di appassionarlo con le sue convincenti meccaniche furtive. Inoltre, se nei precedenti titoli consigliati la trama aveva qualche problematica, stavolta il racconto è davvero riuscito, fatta eccezione – forse – solamente per il finale.

In attesa di un probabile prossimo capitolo, potete saziare la vostra fame di titoli stealth con Mankind Divided, e se riuscirà a conquistarvi per bene, non sarebbe male dare una possiblità agli scorsi capitoli del franchise, così da avere una panoramica migliore del racconto.

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