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Io, Androide. Detroit: Become Human nella fantascienza

Pagina 1: Io, Androide. Detroit: Become Human nella fantascienza

Da sempre il mondo della fantascienza ha avuto tra i suoi fili conduttori il tema dell'intelligenza artificiale. Le infinite implicazioni filosofiche, morali e scientifiche che risiedono alla base della creazione di una "macchina intelligente" alimentano la penna di scrittori da decenni, portano sul grande schermo grandiosi film ogni anno, e nondimeno danno adito alla creazione di brillanti videogiochi. Nel 2017, con film come Blade Runner 2049,  ci è stato ricordato che il genere sci-fi è tutt'altro che morto, e quest'anno non sarà da meno, grazie ad esempio a Detroit: Become Human.

Tra le tante ispirazioni che hanno portato David Cage alle concezione di Detroit, c'è un libro: The Singularity Is Near, scritto dall'informatico e futurista (inteso come futurologo) Raymond Kurzweil. Nel campo della tecnologia, una singolarità è un punto nel tempo in cui il progresso di una civiltà diviene talmente rapido da non essere più compresa e controllata dai suoi stessi creatori. Tale evento può essere ad esempio causato dalla creazione di un'intelligenza superiore.

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In NieR: Automata, è l'androide che si chiede cosa lo distingua dal mero robot.

Partendo dal principio dobbiamo però parlare della Legge dei ritorni accelerati, ovvero un'espansione della nota Legge di Moore che estende il campo esponenziale dai microcircuiti alla tecnologia in generale. Alla base della Legge dei ritorni accelerati abbiamo l'assunto che ogni nuova scoperta tecnologica getti le basi per la scoperta di altri nuovi progressi di livello più elevato. Ogni qual volta una tecnologia raggiunge il suo picco (individuabile nel miglior rapporto costo produttivo / prestazione) essa viene abbandonata prima del suo inevitabile declino. Si crea quindi una scala esponenziale in cui ogni tecnologia è un gradino, che rende possibile una crescita non lineare, portando quindi alla creazione di una singolarità tecnologica.

Applicando i principi Kurzweil all'evoluzione del nostro pianeta, è possibile notare come essi vi aderiscano. Lo scrittore costruisce sei epoche, chiamate Epoche di Kurzweil, sei stati di evoluzione sempre più rapidi che portano all'inevitabile singolarità e al risveglio dell'universo. 

La prima epoca è quella di fisica e chimica, la costituzione della cellula e l'introduzione del paradigma biologico.
Nella seconda epoca abbiamo l'affermazione della biologia, il DNA come metodo di registrazione dei processi chimici e fisici.
La terza epoca è il cervello, il pensiero razionale e la presa di coscienza.
La quarta epoca è quella nella quale viviamo: quella della tecnologia, il momento in cui il paradigma dovrebbe slegarsi dalla biologia.

Quinta Alba

La quinta epoca di Kurzweil coincide con la costituzione di una singolarità, David Cage prende spunto, come già detto, dal libro "La singolarità è vicina" per gettare le basi di Detroit: Become Human. L'umanità arriva ad una svolta tecnologia epocale, senza quasi rendersi conto di aver creato una macchina che trascende i paradigmi biologici, e supera il proprio creatore.

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"Versami il tè."

Lavorando come ha sempre fatto, ovvero su più prospettive, Cage vuole raccontare alcuni degli eterni dilemmi della fantascienza, tra i quali spicca sicuramente quello della coscienza. Detroit: Become Human non può essere altro – un po' come la tecnologia – frutto delle precedenti esperienze dell'autore. Ci troveremo di fronte quindi ad un prodotto quasi sicuramente derivativo, ma non per questo assolutamente meno importanti, anzi.

I tre protagonisti costruiti da Cage in 3,000 pagine di sceneggiatura possono essere tutti in qualche modo ricondotti ad esperienze fantascientifiche precedenti: Konnor, Markus e Kara. Ci ritroveremo nei panni di tre androidi diversi, costruiti dall'uomo con scopi completamente differenti, ma che tramite storie in grado di incrociarsi e convergere, forniranno alla storia creata da Quantic Dream un impatto molto più forte.