PlayStation

Life is Strange: True Colors è il (vero) nuovo inizio per la serie | Recensione

Finalmente il momento è arrivato. A tre anni dall’uscita del mai troppo apprezzato secondo capitolo, Life is Strange: True Colors sta per fare il suo debutto in qualità di uno dei titoli più attesi di quest’ultima parte dell’anno. Un progetto con cui il team di Deck Nine Games – già all’opera sullo spinoff Before the Storm – ha voluto fare leva sugli standard già consolidati nei precedenti capitoli cercando, al contempo, di dare vita a qualcosa di completamente nuovo e unico nel suo genere.

La posta in gioco era molto alta: realizzare un’avventura capace almeno di rievocare le emozioni e i colpi di scena vissuti nel primo Life is Strange, con le vicende di Max e Chloe che ancora oggi riescono quantomeno a strappare un sorriso a chiunque abbia avuto la fortuna di intraprendere un viaggio con loro. Il risultato finale? Scopriamolo insieme, ecco a voi la nostra recensione di Life is Strange: True Colors.

Life is Strange: True Colors, benvenuti a Haven Springs!

Il gioco ci mette nei panni di Alex Chen: una giovane donna dal passato travagliato che, dopo molti anni trascorsi tra collegi e famiglie affidatarie, riesce finalmente a ricongiungersi con il fratello Gabe. Questi si è stabilito ormai da tempo a Haven Springs, una piccola cittadina del Colorado dov’è riuscito a ricostruirsi una vita in compagnia di molti personaggi che andremo a conoscere nel corso della nostra avventura.

Life is Strange: True Colors

Proprio qui incontriamo uno dei primi punti di forza di Life is Strange: True Colors, ovvero una narrazione che mette al centro non solo la protagonista ma anche tutto ciò che la circonda: una comunità di persone ricca e variegata, nella quale troviamo una caratterizzazione dei singoli personaggi davvero ben realizzata. Il confronto con il primo capitolo è inevitabile, ma da questo punto di vista True Colors si rivela un’esperienza solida e piena di sfaccettature da esplorare. La stessa esplorazione è un altro punto di forza del prodotto, in grado di offrire al giocatore la possibilità di muoversi in mappe sì delimitate, ma comunque dense di segreti da scoprire.

La mappa è funzionale alla narrazione: analizzando i vari anfratti di Haven Springs verremo infatti a conoscenza di storie ed eventi legati al passato di questa cittadina, definendo peraltro in maniera sempre più marcata personalità e caratterizzazione dei vari personaggi.

Life is Strange: True Colors

A livello di gameplay non vi sono, come prevedibile, novità particolari: il gioco si assesta sugli standard già definiti dai predecessori, e l’unico elemento di nuova introduzione è il potere della nostra protagonista. Un potere vissuto da Alex come una vera e propria maledizione: la ragazza è infatti in grado di percepire e vivere sulla propria pelle le emozioni più forti delle altre persone, rischiando però molte volte di restarne travolta. A ogni emozione corrisponderà un colore, che andrà a presagire ciò che attende la nostra Alex: col tempo starà a noi imparare a gestire questo potere, decidendo di conseguenza come vivere la nostra avventura.

Un punto in comune con gli altri capitoli è ovviamente la possibilità di compiere delle scelte che, in maniera più o meno importante, andranno a definire che strada andremo a prendere nel nostro viaggio. Una meccanica ormai consolidata che qui riappare in maniera se possibile ancora più rilevante: alcune scelte ci metteranno infatti duramente alla prova, nonostante non ne manchino comunque alcune dalla dubbia utilità soprattutto a livello narrativo.

Life is Strange: True Colors

La chiave di volta arriva durante le prime battute del gioco quando, dopo aver imparato a conoscere Gabe e a capire il suo rapporto con la sorella ritrovata dopo tempo, questi si trova vittima di un incidente che lascerà Alex con un enorme vuoto nel cuore. Le misteriose circostanze dell’accaduto spingeranno la protagonista a voler indagare sulla questione, in un viaggio ricco di colpi di scena e basato totalmente sulle scelte che decideremo di compiere. Ogni parola può insomma cambiare tutto: un aspetto su cui l’opera di Deck Nine Games punta molto forte, e che rende di base questo terzo capitolo degno del nome che porta.

Life is Strange: True Colors, era davvero necessario?

Come detto Haven Springs è una comunità tutta da scoprire, e il rapporto con gli altri sarà molto importante nel definire il viaggio di Alex. Sono soprattutto due i personaggi cardine di questa avventura: Ryan, il miglior amico di Gabe, e una vecchia conoscenza degli appassionati della serie come Steph, già apparsa nello spinoff Before the Storm. Un’aggiunta quest’ultima che, a onor del vero, non è assolutamente la forzatura che potrebbe sembrare: si tratterà infatti di un personaggio centrale, il cui rapporto con il fratello della protagonista ci aiuterà a capire molto di quello che è l’impianto narrativo su cui Life is Strange: True Colors si va ad appoggiare. Con Ryan e Steph sarà possibile instaurare una relazione che va dall’amicizia fino a un rapporto molto più profondo e, anche qui, sarà molto importante capire come vogliamo giocare le nostre carte.

Non sarebbe poi un vero Life is Strange senza una colonna sonora capace davvero di costruire un’atmosfera unica nel suo genere: un collage di composizioni che vanno dall’indie al rock, dando forma poco alla volta a un mosaico complessivo di assoluto valore anche da questo punto di vista. Da segnalare la presenza dei cosiddetti Momenti Zen: attimi in cui potremo semplicemente fermarci e, accompagnati dal giusto sottofondo musicale, ascoltare i pensieri di Alex circondati dalla pace di Haven Springs.

Il diario di Alex, dove ritrovare le canzoni scritte a seguito di una forte emozione.
Life is Strange: True Colors

Per quanto riguarda la protagonista, siamo con tutta probabilità di fronte a uno dei personaggi meglio caratterizzati della serie: la ragazza ha infatti un passato complicato e tutto da scoprire, che riusciremo a comprendere in momenti di fragilità ma anche nelle grandi dimostrazioni di forza che metterà in atto nel corso del suo cammino.

Cosa criticare a Life is Strange: True Colors? Molto, molto poco a dire il vero. Forse alcuni momenti filler che, seppur davvero rari, vanno a tratti a spezzare il ritmo dell’avventura. O forse l’assenza di novità enormi lato gameplay o di un livello di sfida, anche nei vari enigmi proposti, non particolarmente elevato. Tutti aspetti onestamente secondari, che non vanno ad intaccare l’ottima qualità di un prodotto che risolleva senza dubbio la serie dopo il non troppo convincente secondo capitolo.

La scelta di rilasciare la storia tutta insieme, abbandonando la struttura a episodi rilasciati periodicamente, si rivela efficace e dimostra come con la giusta trama si possa sempre e comunque tenere alto il ritmo di un’avventura come questa. Il paragone soprattutto con il primo capitolo è e sarà sempre inevitabile, questo l’abbiamo già detto, ma True Colors riesce a crearsi una propria identità: prendendo ciò che di buono è scaturito dai suoi predecessori, ha dato vita a una storia che merita assolutamente di essere vissuta almeno una volta da ogni videogiocatore.

La diapositiva dell'inizio di un lungo, fantastico viaggio.
Life is Strange: True Colors

La natura del prodotto fa poi sì che esso, al netto delle 10/12 ore necessarie a completare la trama principale, si presti a una rigiocabilità abbastanza elevata: chi vi scrive consiglia di completare il gioco almeno un paio di volte, anche soltanto per vedere con i propri occhi “come sarebbe andata se…”. Life is Strange: True Colors è dunque un grosso sì, per un’avventura che i fan della serie apprezzeranno senza ombra di dubbio ma che riuscirà a coinvolgere anche chi non si è ancora affacciato al mondo creato ormai sei anni fa dai ragazzi di Dontnod. Un mondo che speriamo di poter conoscere e apprezzare sempre di più perché, del resto, sono opere come queste a rendere il videogioco un medium capace non solo di intrattenere, ma di trasmettere e comunicare qualcosa di ancora più importante. Le emozioni.

8.4

Life is Strange: True Colors – PlayStation 4


Life is Strange: True Colors è ciò di cui la serie aveva assolutamente bisogno: un prodotto originale nella storia e nella narrazione che, pur non offrendo novità particolarmente corpose, si rivela un'esperienza di alto livello dall'inizio alla fine. Un'esperienza che forse ha poco senso paragonare alle precedenti, proprio perché capace di costruirsi una propria identità e di emozionare in un modo tutto suo. Life is Strange è insomma tornato, questa volta per davvero.

Pro

  • Narrazione (quasi) alla stregua del primo capitolo
  • Colonna sonora di primo livello
  • Tante scelte da fare, alcune fondamentali…

Contro

  • … Altre fin troppo riempitive
  • Mancano forse novità un po’ più corpose
8.4