Il mondo dei videogiochi perde una figura leggendaria che ha contribuito a plasmare l'industria videoludica giapponese per oltre tre decenni. Hideki Sato, l'ingegnere che ha dato vita alle console domestiche più iconiche di Sega, si è spento giovedì 13 febbraio all'età di 77 anni, secondo quanto riportato dalla rivista specializzata Beep21. La sua scomparsa rappresenta la fine di un'era per gli appassionati che sono cresciuti con i dispositivi da lui progettati, dal celebre Mega Drive fino alla visionaria Dreamcast.
Sato era entrato in Sega nel 1971, quando l'azienda muoveva ancora i primi passi nel settore dell'intrattenimento elettronico. La sua carriera attraversò momenti cruciali della storia videoludica: nei primi anni Novanta guidò il dipartimento di ricerca e sviluppo, per poi assumere brevemente la presidenza della compagnia nei primi anni Duemila. Il suo team progettò praticamente tutti i sistemi hardware dell'azienda, partendo dall'SG-1000 fino alla Dreamcast, includendo anche le schede arcade che dominarono le sale giochi di tutto il mondo. Lasciò Sega nel 2008, dopo aver dedicato quasi quarant'anni alla casa nipponica.
La filosofia progettuale di Sato emergeva chiaramente dalle sue stesse parole raccolte in un'intervista con la rivista Famitsu. Ricordando il successo delle console domestiche, l'ingegnere confessava come l'azienda fosse stata letteralmente contagiata dalla "febbre delle console" quando i primi dispositivi iniziarono a vendere centinaia di migliaia di unità, numeri completamente diversi rispetto alle schede arcade. Quella scoperta spinse l'intera compagnia a lanciarsi con forza nello sviluppo di sistemi per il mercato domestico, rivoluzionando l'approccio aziendale.
Per il Mega Drive, Sato e il suo team avevano elaborato un concept rivoluzionario per l'epoca. L'intuizione era che i consumatori avrebbero presto apprezzato i videogiochi con la stessa sensibilità riservata alla musica. Per questo motivo, decisero di progettare la console come se fosse un lettore audio di alta qualità, verniciandola di nero e applicando la scritta "16BIT" in stampa dorata. Come rivelò lo stesso progettista, quella stampa dorata costava una fortuna, ma l'obiettivo era enfatizzare un messaggio preciso: si trattava della prima console domestica a 16 bit mai realizzata.
L'annuncio della scomparsa è arrivato attraverso i canali social di Beep21, che negli ultimi anni aveva raccolto numerose testimonianze dell'ingegnere. La rivista specializzata lo ha definito il "padre dell'hardware Sega", sottolineando come abbia rappresentato una figura di riferimento che ha affascinato milioni di appassionati in tutto il mondo. Le sue intuizioni tecnologiche e la capacità di anticipare le tendenze del mercato hanno contribuito a rendere Sega un protagonista assoluto dell'epoca d'oro dei videogiochi domestici.
La scomparsa di Sato chiude simbolicamente un capitolo della storia videoludica, quello in cui l'innovazione hardware rappresentava la frontiera principale della competizione tra le grandi case produttrici, un'epoca in cui ogni nuova console prometteva un salto generazionale nell'esperienza di gioco.