PlayStation

Paper Beast, un’onirica avventura tra la carta | Recensione


Paper Beast – PS VR
Genere
Avventura
Piattaforma
PlayStation 4 (PS VR)
Sviluppatore
Pixel Reef
Editore
Sony
Data di Uscita
24/03/2020

Cercare di creare dei compartimenti stagni per ogni videogioco che arriva sul mercato è l’obiettivo che sovente si pongono i publisher e anche i fruitori stessi, i videogiocatori. È un problema che attanaglia tutto l’entertainment, da quello cartaceo a quello interattivo, cercando di decifrare sempre la natura esatta di un prodotto, che sia uno sparatutto in prima persona e quindi un FPS oppure un puzzle o un gioco di ruolo, occidentale o giapponese. Saltuariamente capita, però, di ritrovarsi dinanzi a qualche ibridazione, a qualche piacevole scoperta: quel romanzo che riesce a essere storico, ma anche fantasy, quel noir che riesce a vestire i panni anche di horror, quel videogioco che arriva a noi senza aiutarci a capire cosa realmente vuole essere. Un po’ lo ha fatto Hideo Kojima con Death Stranding, senza svelarci esattamente dinanzi a cosa ci trovassimo, ma altrettanto bene lo ha fatto adesso Eric Chahi con Paper Beast, la prima avventura in realtà virtuale realizzata da Pixel Reef.

L’ibridazione videoludica

Eric Chahi lo conosciamo perché arriva da una carriera videoludica di oltre vent’anni: parliamo della mente dietro Another World, uno dei capisaldi dell’ibridazione a scorrimento laterale, oppure di Heart of Darkness e From Dust: titoli che hanno permesso al game designer di avere una firma più che riconoscibile in tutto il mercato videoludico, forse più riconosciuta dalle generazioni più esperte e meno da quelle più giovani. Paper Beast arriva ora come il suo primo approccio alla VR, in esclusiva per il device PlayStation, che si è oramai prefissato l’obbligo morale di offrire esperienze sui generis e distaccate da quei compartimenti stagni che tanto stanno rischiando di etichettare e banalizzare la produttività videoludica. Quello che stupisce è lo smarrimento totale che offre Paper Beast, perché il suo argomento cardine è legato ai Big Data, uno dei principali crucci della società contemporanea, ma rielaborato in maniera del tutto onirica. L’ecosistema messo in piedi da Pixel Reef è interamente digitale e vive di codici persi e algoritmi dimenticati, proprio per affrontare il fenomeno che vede le aziende, nonché le organizzazioni governative, raccogliere e distribuire database di infiniti contenuti legati ai dati di tutti i cittadini e delle loro rispettive identità digitali.

Parte da qui l’inaspettata analisi sociale di Paper Beast, un’avventura ovattata, dai movimenti sereni e dal mood tranquillo: l’ambiente si modella a seconda dei vostri movimenti, si adatta permettendovi di adagiarvi in totale pace a quello che vi circonda. È come se il PlayStation VR si mutasse in un cuscino sul quale adagiarvi e procedere nella vostra avventura tra abitanti e ambienti. Tutto attorno a voi diventa modellabile affidandovi alle creature di carta che popolano l’universo di Paper Beast, con le quali l’unica interazione possibile sarà quella di afferrarle e posizionarle altrove, grazie al motion control a vostra disposizione: così facendo potrete liberare la strada alla bestia che vi fa da guida nelle prime fasi del gioco, o anche sfruttare degli strani lombrichi che risucchiano la terra da un lato e la fanno uscire dall’altro lato, così da liberarvi la strada per procedere nel vostro cammino. Allo stesso tempo il vostro cammino è affidato a un congegno di teletrasporto, che vi permetterà di raggiungere qualsiasi altura e qualsiasi zona vogliate, a patto di avere lo spazio necessario per muovervi. In tutto questo, attorno a voi, prenderanno vita scenari che sembrano quasi richiamare le atmosfere di Journey, raccontando un deserto popolato da bestie che possono essere afferrate e scaraventate altrove, da qualsiasi parte del corpo, godendo una fisica perfetta.

Ovattato e modellabile

Il design è sorprendente, con delle nuvole piacevolmente gonfie che contengono numeri e lettere, dei tornado che vi circonderanno proprio di elementi vari da poter decifrare in un attimo di secondo, perché sfrecceranno dalle vostre orecchie in avanti. Ogni bestia, oltre quelle citate sopra, è unica e in grado di compiere determinate azioni piuttosto che altre, ma starà a voi capire qual è la necessità dell’essere di turno, cosa dovrà spostare il vostro cursore per poter andare avanti: in questo Paper Beast diventa un puzzle game, un tentativo di proporre al giocatore un enigma infinito legato alla sopravvivenza, al poter proseguire attraverso i vari capitoli della storia, per un’avventura che fa indubbiamente diventare il gioco di Chahi una delle esperienze più intriganti del 2020. Ad affiancarlo, poi, troviamo anche una componente fisica perfetta, come già accennato, che ci permetterà di giocare con qualsiasi creatura vogliamo, afferrandola dai piedi, dalla testa, dal ventre e spostandola con il motion control. Va da sé che alcune faranno resistenza, per il peso, altre invece si lasceranno andare senza problemi, come dei coriandoli vinti dal vento: in questo anche la demo introduttiva, che farà da sorta di caricamento per preparare tutto l’ecosistema di Paper Beast, ci aiuterà molto a capire le meccaniche del gioco, che non ha un vero e proprio tutorial, ma ci lancia subito in un deserto muniti solo di un registratore e la capacità di afferrare oggetti.

Nel procedere dell’avventura avrete modo di continuare a risolvere numerosi puzzle per poter andare avanti e raggiungere sempre un obiettivo ulteriore: se all’inizio avrete una sorta di giraffa a farvi da guida, procedendo scoprirete ancora più bestie e ambientazioni ancora più atipiche, alcune che dovranno essere illuminate da filamenti colorati e altre che invece si costringeranno a capire come far defluire l’acqua, fino al ritrovamento del vostro amato registratore, pronto ad arricchire il vostro incedere nelle lande sperdute di Paper Beast. Passa un po’ in secondo piano la questione dei big data, perché il titolo vuole raccontarvi un’esperienza, più che tenervi impegnati su una linea narrativa, il che, va da sé, vi porterà più a godere dell’avventura complessiva piuttosto che a soffermarvi sui dettagli della narrazione. In una scoperta continua, grazie anche alla possibilità di girare la testa attorno a voi e scoprire cosa vi circonda, capirete che Paper Beast vale più di qualche minuto esperienziale e che merita maggior attenzione, proponendosi a un pubblico vastissimo, da quello più giovane, che apprezzerà l’utilizzo della carta per qualsiasi tipo di contenuto, sia da quello più maturo, che si divertirà alla risoluzione dei puzzle offerti.

Paper Beast – PS VR

Paper Beast è un’avventura onirica basata sul contatto con la carta: con la sola capacità di afferrare oggetti e le creature che si aggirano per l’universo, dovrete risolvere una sequela di puzzle tutti in VR.

8
8

Verdetto

Paper Beast è un'avventura atipica, un'ibridazione videoludica che ci accompagnerà in un universo totalmente abitato da creature di carta. Il nostro obiettivo sarà quello di andare a risolvere i vari puzzle che troveremo sul nostro cammino, aiutando le creature che sono dalla nostra parte e sbaragliando la strada da quelle che sono le insidie dell'ambiente: tutto attraverso un'unica azione, ossia afferrare le cose. Una semplificazione che ci permetterà di apprezzare quella stratificazione del gameplay che si nasconde dietro questa anima candida, ma intensa di un prodotto che si fregia di una firma importante, ancora una volta intenzionato a offrire qualcosa di diverso.

Pro

- Atipico, onirico, particolare...
- Fisica degli oggetti perfetta
- Motion control ben implementato

Contro

- ...probabilmente anche troppo
- Graficamente non è eccellente