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Provato Resident Evil 2, il nuovo remake all’E3 2018

Nella cornice dell'E3 di Los Angeles, vecchi e nuovi orrori sono stati evocati da Capcom con le prime immagini del remake di Resident Evil 2, e noi di Tom's Hardware non potevamo esimerci dal provare la demo che ci ha aperto un baule pieno di ricordi ed emozioni. 

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Ho sempre immaginato come potesse essere Raccoon City prima, quando le macchinazioni dell'Umbrella non avevano ancora raggiunto il punto critico e condannato milioni di persone. Ho pensato a come potesse essere la vita in una comune cittadina americana, tra una partita di football vista in un locale e qualche scherzo idiota in compagnia di amici, l'ingenuità con cui si affronta l'orrore perché tanto sarà sempre lontano dalle nostre vite – questo tipo se non altro – senza nemmeno immaginare cosa il futuro abbia in serbo. Prendetela come una diapositiva con licenza poetica, perché se è vero che l'outbreak di Raccoon City si è concluso il 1 ottobre 1998 e quindi ben prima di un ipotetico Halloween, la città ha cominciato ad andare incontro al suo destino già dal 1988 con l'omicidio di James Marcus su ordine di Oswell Spencer, che diede il via a una serie di piccole epidemie in seguito scoppiate su larga scala nella sfortunata Raccoon City. Sarebbe interessante ripercorrerne la storia ma non è questa la sede giusta: lo è, invece, per parlare dell'annuncio Capcom che mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia durante la conferenza E3 di Sony. Cosa ci volete fare, la nostalgia batte persino i grandi titoli del momento come Ghost of Tsushima, Death Stranding o The Last of Us: Part II, fosse anche solo per il fatto che Resident Evil 2 (senza la dicitura remake) era giocabile nel corso della fiera losangelina.

Il primo orrore non si scorda mai

Venti minuti mi sono bastati per tornare indietro di vent'anni, quando a soli otto anni mi hanno messo in mano il controller della PlayStation 1 e detto "gioca". Senza nemmeno sapere a cosa andassi incontro, mi sono trovata in una città in fiamme, circondata da zombie e incapace persino di equipaggiare la pistola. Potete immaginare la tragica conclusione. Sono tornata qualche anno dopo a prendermi la rivincita e Resident Evil 2 è diventato il mio capitolo preferito di tutta la serie, con un'eccezione per il 4 e la sua svolta nei confronti del gameplay. Appena è stato presentato il trailer non avevo nessuna idea (come credo tutti voi) di dove volesse andare a parare, perché con la presenza di Overkill's the Walking Dead ero più portata a credere si trattasse di qualcosa correlato, magari un filmato che si focalizzasse più sulla storia in generale che su quella del singolo personaggio, e invece.

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La comparsa di Leon Kennedy sullo schermo è stata seguita da un brevissimo silenzio, un'esultanza e una perplessità nei confronti del suo aspetto. Perché, devo ammetterlo, dopo aver giocato a Darkside Chronicles e dunque avuto una versione molto più dettagliata di Leon e Claire, vederlo mi ha confuso non poco: era lui, ovvio, e al tempo stesso sembrava qualcun altro. Lo stesso, se non di più, vale per la giovane sorella di Chris Redfield, che senza l'iconico abbigliamento da biker mi ha ricordato piuttosto un modello ringiovanito della sua versione Resident Evil Revelations 2.

Ad ogni modo, l'abito non fa il personaggio e arrivata a questo punto mi sono abituata al loro aspetto, soprattutto dopo aver giocato brevemente nei panni di Leon e averlo visto in azione – il suo modo di fare, le sue espressioni, le reazioni, è esattamente il bravo ragazzo americano che mi sarei aspettata. Inoltre gli hanno un po' migliorato il taglio di capelli a scodella, solo per questo un punto in più. Ciò detto, cos'è Resident Evil 2? È un remake in tutto e per tutto, un tuffo nel survival horror degli anni '90 modernizzato con il gameplay attuale che ha caratterizzato la serie fino al sesto capitolo. Pur non essendo graficamente al suo meglio, il gioco è mosso dal RE Engine alla base di Resident Evil 7 perciò da questo punto di vista non c'è nulla da temere. Per quanto poi la grafica abbia il suo peso, ciò che personalmente mi aspetto da un Resident Evil è l'atmosfera e qui, lasciatemelo dire, Capcom non sbaglia.

Grazie soprattutto a un sound design fra i migliori che mi sia capitato di ascoltare, l'inquietudine nel muoversi lungo una stazione di polizia abbandonata al sangue, al buio e a una fame che non sarà mai sazia si percepisce a pelle: forte di una telecamera sopra la spalla ma leggermente più vicina rispetto a Resident Evil 4, 5 e 6, si ha sempre l'impressione di essere osservati, che qualcuno si nasconda in uno dei tanti angoli bui dell'edificio e ogni schiocco, scricchiolio, rumore di fondo in generale mi ha messo in allarme non a ogni passo ma quasi. Perché se c'è una cosa che in Resident Evil 2 non manca è l'oscurità. Un'intera sezione della demo mi ha visto percorrere corridoi invasi dall'acqua e scarsamente illuminati, tanto ad aver bisogno della torcia elettrica per farmi strada con le orecchie tesissime e la pistola puntata, aspettandomi di trovare uno zombie dietro l'angolo mentre mi affrettavo (si fa per dire) a raggiungere uno dei rari poliziotti sopravvissuti. Purtroppo, pur essendo arrivato sul posto, Leon l'ha potuto salvare letteralmente per metà, trascinando fuori la parte superiore del suo corpo dallo spiraglio di una saracinesca. Se ve lo state chiedendo, sì. Resident Evil 2 non si risparmia e ci mostra viscere, sangue, arti smembrati, qualunque cosa possa venirvi in mente con una ricerca del dettaglio che dà quel retrogusto macabro tipico – o se non altro atteso – in un gioco dove gli zombie la fanno da padroni.

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Fallito il proposito di salvare l'agente, il cui sacrificio mi ha comunque permesso di scoprire la via di fuga dalla stazione di polizia – vi ricordate da dove si passa, giusto? – ho fatto per tornare indietro quando ecco gli zombie fare finalmente la loro comparsa. Sfondata la porta dalla quale ero entrata, uno dei "sarebbero potuti essere" colleghi di Leon mi ha colto di sorpresa e afferrato, lasciandomi un morso ben visibile sul collo. Un dettaglio piuttosto cinematografico e che ho apprezzato molto, avendo il solo scopo di mostrare la crudezza della scena, e l'avvicinarsi improvviso della telecamera nel momento in cui uno zombie ci attacca. Vediamo la scena da una prospettiva così ravvicinata che sembra quasi di sentirlo, quel morso. Inoltre Capcom, cercando di restare quanto più fedele possibile all'interfaccia utente originale, non mostra alcuna barra delle vite se non nel momento in cui subiamo un attacco: il nostro stato di salute verrà rappresentato dall'elettrocardiogramma che ha contraddistinto i primi quattro titoli della saga (contando Resident Evil 0), accompagnato dalla scritta Ok, Caution e Danger rispettivamente in verde, arancione e rosso. Il feeling anni '90 si percepisce con una certa intensità ma viene alleggerito il procedimento per cui si doveva entrare e uscire dal menu di gioco per verificare lo stato di salute del personaggio. A questo proposito no, per i fan più accaniti non torna l'iconica valigetta (i bauli e le macchine da scrivere invece sì) ma Leon avrà comunque un menu di gioco piuttosto ristretto dedicato a oggetti o accessori e uno a parte per le armi, basato sulla croce direzionale. Avendo con me soltanto la pistola non mi è stato possibile approfondire di più la questione ma sappiate che lo spazio è davvero limitato e uno vi verrà occupato di base dal coltello, che qui non avrà solo una funzione di difesa (forse anche dagli assalti diretti degli zombie? Non ho avuto modo di scoprirlo) ma servirà anche per superare alcuni ostacoli ambientali, come ad esempio il nastro isolante che ricopre interamente una centralina elettrica.

Un altro dettaglio che mi ha molto colpito e si nota soprattutto in contesti dove è richiesto l'uso della torcia elettrica, sono gli occhi assolutamente vuoti dei nemici. Siamo di fronte a dei morti viventi per antonomasia, che ci guardano senza vederci davvero, girandosi piano verso di noi una volta percepita la nostra presenza e iniziando a muoversi con una lentezza che non è affatto da prendere sottogamba. Soprattutto perché sarà raro incontrare uno zombie da solo e pur essendo particolarmente sensibili ai colpi in testa (spesso ne bastava uno per eliminarli pur avendo un'arma di base equipaggiata), tutto il contesto potrebbe indurci a commettere errori persino quando si pensa di essere al sicuro – e vi assicuro che per morire basta davvero pochissimo.

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Dopo l'incontro con Marvin Branagh, il tenente che mi ha salvato la vita e fatto dono del coltello, sono passata alla sezione successiva, quella che forse tutti ricorderanno con maggior precisione perché è il primo incontro con il licker… che in realtà non si è palesato. Sì, perché Capcom con il suo remake non si è limitata a ricostruire l'ambientazione nei minimi dettagli ma si è concessa di giocare con noi e cambiare posizione a qualunque cosa: oggetti, munizioni, nemici. Se avete giocato il titolo originale e lo conoscete a memoria, sappiate che serve a poco o niente perché nulla sarà più al suo posto. Una scelta che apprezzo su tutta la linea, poiché renderà Resident Evil 2 un'esperienza in grado di essere fruita come inedita sia dai nuovi giocatori che dalle vecchie leve, mettendo tutti sullo stesso livello. Ultima ma non per importanza, un'aggiunta a memoria del tutto nuova nelle meccaniche della serie: la possibilità di bloccare le finestre con delle assi di legno. Se a partire dal quarto capitolo ci è stata data la possibilità di spostare i mobili per bloccare gli accessi e guadagnare un po' di tempo, Resident Evil 2 ci mette di fronte a una doppia scelta: esplorare ogni angolo alla ricerca di queste assi pur sapendo che potremmo andare incontro a pericoli troppo grandi, oppure correre il rischio di essere presi fra due fuochi lungo uno stretto corridoio?

E nel caso trovassimo facilmente delle assi sul nostro percorso senza deviare troppo, vogliamo prenderci la responsabilità di sacrificare uno spazio nel menu senza sapere di fatto quando ci torneranno utili? Certo, possiamo sempre scartare gli oggetti che non ci interessano ma in mancanza di un baule il peso della scelta rimane. Può sembrare un aspetto banale ma non lo è, perché a mio avviso mette ancora più enfasi sul tema della sopravvivenza spingendoci a prendere in fretta le nostre decisioni.

Conclusioni

La mia demo si è conclusa con un'inquietante presenza dietro l'angolo che non mi è stato permesso di vedere. Ho appoggiato il pad carica di soddisfazione per questo remake perché Resident Evil 2 è esattamente quello che mi aspettavo: il ritorno di uno dei capitoli migliori della saga e del survival horror, modernizzato da nuovi aspetti che ricalcano quelli vecchi (come lo stato di salute) senza tuttavia mantenerne la pesantezza originale. Il 25 gennaio 2019 è ufficialmente diventato in venti minuti soltanto il mio personale "save the date". Non vedo l'ora di saperne di più nei prossimi mesi, magari proprio alla Gamescom o alla PlayStation Experience.


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