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Pro
- Gameplay arcade preciso e appagante
- Sistema delle racchette profondo e creativo
- Grande varietà di modalità
- Roster equilibrato
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Contro
- Campagna single player poco incisiva
- Controlli di movimento ancora secondari
Il verdetto di Tom's Hardware
Informazioni sul prodotto
Quando una serie sportiva arcade arriva a un nuovo episodio dopo anni di tentativi, aggiustamenti e cambi di direzione, il rischio più grande è quello di ripetersi oppure di complicare eccessivamente una formula che, in fondo, ha sempre funzionato per la sua immediatezza. Mario Tennis Fever si muove esattamente su questa linea sottile, cercando di trovare un equilibrio tra tradizione e rinnovamento. Il risultato? Un capitolo che non prova a stravolgere la serie, ma che dimostra una consapevolezza nuova, quasi una maturità progettuale che negli episodi precedenti emergeva solo a tratti.
Camelot, ormai veterana degli spin-off sportivi dedicati a Mario, sembra aver imparato molto dalle critiche e dai limiti dei capitoli passati. La sensazione, pad alla mano, è quella di trovarsi davanti a un gioco costruito con un obiettivo preciso: mettere il tennis al centro di tutto, senza distrazioni e senza compromessi.
Ed è proprio questa scelta a definire l’identità di Mario Tennis Fever.
Un servizio debole
La prima cosa che salta all’occhio, dopo qualche ora di gioco, è la diversa importanza data alla modalità single player: se in passato la campagna per giocatore singolo aveva rappresentato uno degli elementi più ambiziosi dell’esperienza, qui appare più come un contorno che come il piatto principale. Non è assente, né trascurata al punto da risultare inutile, ma è evidente che non sia stata la priorità durante lo sviluppo.
La storia si sviluppa attraverso una serie di sfide, partite e minigiochi che introducono progressivamente le meccaniche di gioco. La varietà non manca, ma la narrazione fatica a coinvolgere davvero: per quanto l’impostazione sia volutamente eccentrica e sopra le righe, come spesso accade negli spin-off di Mario, questa volta il risultato è meno efficace del solito. Alcuni passaggi risultano ridondanti, mentre la progressione iniziale è più lenta di quanto dovrebbe essere, dando la sensazione di un’introduzione troppo diluita e rendendo il tutto un po' frustrante, sopratutto per i giocatori adulti.
Con il passare delle ore il ritmo migliora e la modalità riesce comunque a mantenere un livello minimo di interesse fino alla conclusione, ma resta l’impressione che si potesse fare di più, soprattutto considerando quanto di buono era stato proposto in passato. Insomma, non è una modalità fallimentare, semplicemente non è memorabile.
Un gameplay da primo posto
Il vero protagonista di Mario Tennis Fever è, senza dubbio, il suo sistema di gioco.
Appena si entra in campo, torna quella familiarità immediata che ha sempre contraddistinto la serie. Il controllo della pallina è preciso, leggibile, e ogni scambio restituisce quella soddisfazione tipica degli arcade sportivi costruiti con cura. La filosofia è la stessa di sempre: facile da imparare, difficile da padroneggiare. Anche chi non ha mai giocato a un Mario Tennis può iniziare subito a divertirsi, mentre chi cerca profondità troverà spazio per migliorare e affinare il proprio stile.
La grande novità di questo episodio è rappresentata dalle racchette speciali, una delle intuizioni più riuscite dell’intero progetto. Non si tratta semplicemente di un’aggiunta spettacolare, ma di un elemento capace di cambiare davvero il modo in cui si affrontano le partite.
Durante gli scambi più precisi si accumula energia che può essere utilizzata per attivare abilità particolari: alcune racchette permettono di congelare temporaneamente l’avversario, altre generano ostacoli sul campo, altre ancora modificano la traiettoria della pallina o creano superfici pericolose. Gli effetti sono volutamente esagerati, perfettamente in linea con lo spirito della serie, ma sorprendentemente equilibrati.
La scelta di rendere questi colpi contrastabili è poi probabilmente l’aspetto più intelligente del sistema. Nessuna abilità diventa dominante, perché l’avversario può reagire e rimandare indietro l’attacco, trasformando l’azione in uno scambio ancora più intenso. Questo mantiene alta la tensione e impedisce che le partite si trasformino in una semplice sequenza di mosse speciali.
Inoltre, ogni racchetta può essere utilizzata da qualsiasi personaggio, aumentando enormemente le possibilità strategiche. Non si tratta solo di scegliere il proprio atleta preferito, ma di trovare la combinazione più adatta al proprio stile di gioco.
A tal proposito, il roster è ampio e ben costruito, con personaggi suddivisi in categorie riconoscibili come velocità, potenza e bilanciamento. Le differenze si percepiscono chiaramente in campo, ma raramente sfociano in squilibri evidenti. Anche utilizzando personaggi meno immediati, la vittoria dipende soprattutto dalla capacità di leggere gli scambi e posizionarsi correttamente.
Questa attenzione al bilanciamento emerge con ancora più forza nelle partite in doppio, dove la composizione della squadra diventa fondamentale. Abbinare un personaggio agile a uno potente crea dinamiche interessanti e incoraggia la cooperazione tra i giocatori.
Un discorso a parte meritano i controlli di movimento, che tornano anche in Mario Tennis Fever ma senza riuscire davvero a ritagliarsi un ruolo centrale nell’esperienza. La modalità swing, pensata per utilizzare i Joy-Con come vere racchette da tennis, funziona meglio rispetto ad alcune implementazioni del passato e restituisce un feedback più leggibile nei colpi base, soprattutto nei servizi e nei dritti più semplici; ciò detto, rimane comunque una soluzione più adatta a sessioni casual o a partite tra amici che non a un utilizzo continuativo.
La precisione richiesta dal sistema di gioco principale, basato su posizionamento, tempismo e gestione delle abilità delle racchette, mal si sposa con un controllo che, per sua natura, introduce una componente di approssimazione. Ne deriva una modalità divertente come alternativa, ma incapace di competere con la solidità del sistema tradizionale a pulsanti. È evidente che Camelot continui a considerarla una funzione accessoria, utile per ampliare l’accessibilità del titolo ma non ancora abbastanza rifinita da rappresentare una vera opzione di gioco alla pari delle altre.
Un contorno che sa di piatto principale
Accanto al gameplay, Mario Tennis Fever convince anche per la quantità di contenuti disponibili. Le modalità di gioco sono numerose e pensate per soddisfare sia chi preferisce giocare in solitaria sia chi cerca un’esperienza competitiva o cooperativa.
I tornei rappresentano la base dell’esperienza, mentre le Torri Sfida introducono una progressione più impegnativa, fatta di incontri consecutivi con regole particolari e difficoltà crescente; è una modalità che riesce a essere stimolante senza diventare frustrante, offrendo un buon motivo per continuare a giocare anche dopo molte ore.
Le partite con regole speciali aggiungono, invece, una dimensione più leggera e imprevedibile. Campi modificati, ostacoli dinamici e interferenze ambientali trasformano il tennis in qualcosa di più vicino a un party game. Non sono modalità pensate per la competizione, ma funzionano perfettamente nelle sessioni con amici.
Il comparto multiplayer, sia locale sia online, è il vero pilastro dell’esperienza. Le partite scorrono veloci, il sistema di gioco premia la precisione e la varietà di opzioni garantisce una buona longevità. Anche i controlli di movimento tornano in questa iterazione, risultando leggermente più affidabili rispetto al passato, ma ancora lontani dal diventare la modalità principale per giocare.
Viva Mario, e viva il tennis!
Nel complesso, Mario Tennis Fever trasmette la sensazione di un progetto più consapevole. Camelot sembra aver accettato che non sia necessario reinventare la formula a ogni episodio, concentrandosi invece sul perfezionamento delle fondamenta. Il risultato è un gioco che funziona soprattutto nel lungo periodo, quando le partite si moltiplicano e le possibilità strategiche emergono con maggiore chiarezza.
Certo, non tutto è perfetto, e la campagna single player rappresenta probabilmente l’occasione meno sfruttata dell’intero pacchetto. Nonostante ciò, quando si guarda all’esperienza nel suo insieme, è difficile non riconoscere la solidità di questo episodio.
Mario Tennis Fever non è solo un buon capitolo della serie: è quello che meglio sintetizza ciò che Mario Tennis dovrebbe essere. Un arcade sportivo immediato, colorato, tecnico quanto basta e capace di divertire sia in sessioni veloci sia nel gioco competitivo.
Ed è proprio questa coerenza a renderlo il capitolo della maturità.