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Scarlet Nexus | Anteprima, la nascita del Brainpunk

È ormai da diversi anni che Bandai Namco Entertainment si è dedicata con fervore al lato anime nei suoi videogiochi. Molto del lavoro si è svolto su licenze di show famosi, basti pensare al recente Captain Tsubasa, ma non sono mancati degli ottimi prodotti originali dei studi interni, tra cui l’ultimo è stato Code Vein: un action-RPG in salsa Soulslike che ci ha davvero colpito, come forse ricorderete dalla recensione.

Ed è dallo stesso producer di Code Vein che quest’anno è stato annunciato Scarlet Nexus, il primo gioco anime di Bandai Namco che approderà sulle console di nuova generazione. Il suo reveal ha generato reazioni miste, seppur senz’altro positive. Ma, tolti i sentimenti da appassionati, è innegabile che del progetto ci fossero più domande che risposte, considerando soprattutto il rischio di apparire fin troppo derivativo in alcuni frangenti. Quest’oggi siamo qui per raccontarvi meglio Scarlet Nexus grazie a una lunga presentazione a cui abbiamo avuto modo di assistere, guidati da Keiji Anabuki (Tales of Series) Kouta Ochiai (God Eater) e Keita Iizuka (Producer, Code Vein) nello scoprire cosa compone davvero il loro progetto e su quali basi tematiche si poggia.

Come avrete intuito dal trailer di qualche mese fa, Scarlet Nexus è un action-RPG ambientato in un mondo a metà tra il futuro e il passato, dove i poteri psichici e le capacità del cervello sono ormai occorrenza comune. Avatar del giocatore sarà Yuito Sumeragi, un giovane ragazzo che si è unito alle forze di difesa contro alcuni esseri misteriosi che da sempre hanno minacciato la serenità degli umani. Di evidente natura shonen, Scarlet Nexus ha però alcuni assi nella manica, finora nascosti in piena vista nel trailer.

Il futuro nel cervello

Tutto il titolo è ambientato nella zona della città di New Himuka, fondata 2000 anni prima dalla stessa famiglia del protagonista della nostra storia. La storia della loro espansione urbana e tecnologica è molto simile a quella della realtà, solo che a un certo punto l’evoluzione ha preso un nuovo corso grazie alla scoperta di particolari caratteristiche insite nel cervello umano. Tale miracolo scientifico ha permesso all’umanità di fondere tecnologia e pensiero in ogni aspetto della vita, creando una rete – denominata Psynet – in cui essere tutti connessi e optando per gli ologrammi invece dell’architettura fisica. Per tale ragione New Himuka appare come una città giapponese degli anni ’90 con tanti neon fluttuanti a decorarla, un look così particolareggiato ed effimero da distaccarlo dal cyberpunk per creare uno stile tutto suo: il brainpunk.

Tutto ciò che appare in Scarlet Nexus ha infatti due componenti: una parte è quella delle capacità del cervello, quella che osserva attraverso le pulsazioni digitali di un grande agglomerato collettivo. L’altra è quella punk, cioè la prospettiva marcia di un mondo avanzato, lo spirito di ribellione che incarnano i protagonisti del gioco e l’azione del giocatore come osservatore oggettivo, capace di distinguere la finzione delle luci olografiche alle pareti marcie dei palazzoni degradati.

Il modo in cui viene proposto lo scenario di Scarlet Nexus è quindi un punto di estrema forza per la sua narrazione, specialmente perché il tema principale del gioco ruota attorno alle connessioni, esplicitate visivamente attraverso dei tubi rossi che collegano il protagonista al resto dei suoi compagni. Allo stesso tempo però, vivendo un mondo sempre connesso, Yuito rappresenta anche la volontà di non avere legami, incarnando in chiave digitale la sofferenza dell’uomo come animale sociale. Tutto questo si riflette nel gameplay che abbiamo potuto osservare, nel quale Yuito ha potuto sfruttare le particolari capacità della sua compagna per evocare del fuoco psichico attingendo alla stessa rete che li collega.

L’inclinazione etica e morale dei collegamenti è lo spunto perfetto su cui bilanciare la frenesia di una città che viaggia alla velocità del pensiero con il sempre più ristretto spazio personale, nonché spirituale. Scarlet Nexus vive infatti di simbolismi e leggende, mascherandoli nella tecnologia per illustrare come la dimensione folkloristica giapponese possa adattarsi a ogni contesto, specialmente se la volontà del team di sviluppo è quella di creare una versione alternativa del Giappone in pieno boom industriale, dove la popolazione vive in alti grattacieli ingrigiti per far fronte al sempre maggior numero di esigenze sociali. Non è un caso se i protagonisti di quest’opera sono giovani ragazzi dai poteri così speciali da renderli degli emarginati strumenti di difesa contro creature che, guarda caso, richiamano la più pura espressione creativa: l’arte.

Molta della presentazione generale di Scarlet Nexus si è focalizzata sull’azzeccato design delle creature, il quale abbiamo scoperto essere stato affidato a un artista abbastanza famoso in Giappone ma che non ha mai collaborato a nessun progetto videoludico: Masazaku Yamashiro. Chiamati Others, questi esseri piovono misteriosamente dal cielo da un confine nebbioso richiamante quasi The Mist di Stephen King, se non fosse che invece di orrori di carne e ossa in Scarlet Nexus vi troverete ad affrontare oggetti inanimati fusi a creature semi-viventi.

Inutile dire che il design degli Others è artisticamente fuori scala, frutto di un tratto originale e contrasto ideale con la filosofia di New Himuka. Lo scouting di Yamashiro da Kouta Ochiai si è rivelato vitale per caratterizzare ancora di più l’identità di gioco e la grande attenzione mostrata a tale aspetto, già da questa presentazione, ci ha subito convinto che gli Others saranno una delle carte vincenti di Scarlet Nexus.

Parte del design dei nemici surreali si è inoltre focalizzata sul loro comportamento in battaglia e su come il giocatore possa affrontarli interagendo con le parti che li compongono. Nel segmento da noi osservato, oltre a incontri randomici abbiamo potuto vedere anche una delle Boss Fight del gioco. Rimanendo nel classico scontro tra eroi e creature giganti, Scarlet Nexus ha dato ben prova della libertà d’approccio ed esecuzione con cui è possibile affrontare le battaglie, calcando sui punti deboli dei vari mostri grazie ai poteri psichici di Yuito.

Il protagonista può spostare liberamente alcuni oggetti sul campo di battaglia per effettuare diverse manovre contro i suoi bersagli, spendendo ovviamente una risorsa ricaricabile dedicata alla propria mente. La combinazione delle abilità psichiche – in crescente numero aumentando di livello – e le combo con la spada fanno di Scarlet Nexus un tripudio di spettacolarità e strategia, da godere al meglio su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X con l’ottimizzazione a 60fps 4K.

Per concludere

La lunga presentazione di gameplay, con tanto di tutorial, retroscena dello sviluppo e fasi avanzate di gioco ci ha finalmente dato lo sguardo approfondito che Scarlet Nexus meritava di avere. Con le nuove informazioni acquisite ci troviamo davanti a un progetto importante con una carica creativa di tutto rispetto, originale al punto giusto e ricco di temi attuali uniti in una nuova corrente fantascientifica dal sapore tutto orientale.

Partendo dall’entusiasmo dei tre ideatori di Scarlet Nexus, ci è apparso da subito evidente quanto impegno sia stato speso nel plasmare un’ambientazione che non sapesse di già visto e, allo stesso tempo, utilizzasse concetti moderni con cui attirare il giocatore, come l’importanza dei legami e il proprio ruolo in una società altamente connessa. Più che nel gameplay, su cui vi rassicuriamo essere intrigante, quello che davvero potrà staccare Scarlet Nexus dalla concorrenza sarà la sua ambientazione da respirare a pieni polmoni in un viaggio a metà tra la rete neurale e il weird degli Others. Scienza, poteri mentali e arte che si scontrano su un sottile filo rosso i cui legamenti rappresentano la volontà umana: si può davvero chiedere qualcosa di più unico di questo sogno decaduto?

Scarlet Nexus non ha ancora una finestra di lancio, ma nell’attesa perché non ingannare il tempo con l’ottimo Code Vein?