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Recensione
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Recensione Syberia Remastered, un salto nel passato

Toccare i mostri sacri è sempre un rischio. Quando si maneggia un'opera che ha definito un genere. Il caso di Syberia Remastered.

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Avatar di Andrea Riviera

a cura di Andrea Riviera

Managing Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/12/2025 alle 10:30 - Aggiornato il 23/12/2025 alle 11:52
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  • Pro
    • Il lavoro, nel complesso, è soddisfacente
    • Syberia rimane una bellissima avventura grafica
    • Atmosfera rimasta inalterata
  • Contro
    • Si poteva fare qualcosa di meglio con i filmati
    • Un paio di tracce musicali in più, avrebbero aiutati a svecchiare l'opera

Il verdetto di Tom's Hardware

7
Syberia Remastered è quindi un lavoro buono, onesto, rispettoso. Non impeccabile. Non rivoluzionario. Ma capace di riportare alla luce un classico senza tradirne l’essenza. La grafica rinnovata rende più leggibile ciò che all’epoca richiedeva immaginazione. L’interfaccia aggiornata è un sollievo. L’atmosfera è ancora lì, intatta, sospesa tra malinconia e meraviglia.
Ma allo stesso tempo non si possono ignorare i difetti: cutscene poco convincenti, audio italiano migliorabile, colonna sonora troppo ripetitiva. Non abbastanza da incrinare l’esperienza, ma sufficienti a ricordarci che siamo ancora lontani da una remastered davvero definitiva.
Resta un’opera consigliata, soprattutto a chi vuole (ri)vivere il primo capitolo della saga con gli occhi del presente. E se questo è il primo passo, allora sì, c’è da essere fiduciosi: un giorno potremmo davvero avere il Syberia perfetto, quello che Sokal avrebbe forse voluto realizzare, se avesse avuto gli strumenti di oggi.

Toccare i mostri sacri è sempre un rischio. Quando si maneggia un'opera che ha definito un genere, il confine tra un doveroso omaggio e una profanazione commerciale è sottilissimo. Syberia non è solo un videogioco: è il testamento creativo di Benoît Sokal, un'avventura che ha insegnato a una generazione il valore della lentezza e della narrazione ambientale.

Oggi, Microids prova a traghettare il viaggio iniziatico di Kate Walker nel presente con questa versione Remastered. Un'operazione che non cerca di stravolgere il codice genetico dell'originale, ma che tenta di renderlo digeribile a un pubblico abituato a ritmi e standard visivi ben diversi. Il verdetto? Un lavoro di restauro onesto, che alterna intuizioni brillanti a qualche scivolone tecnico.

Il ritorno a Valadilène

Avviare il gioco oggi restituisce un feedback immediato: siamo di fronte a un ibrido. La trama, nota ai più, rimane invariata: seguiamo l'avvocatessa newyorkese inviata sulle Alpi francesi per quella che doveva essere una rapida formalità burocratica e che si trasforma, invece, in un'odissea onirica sulle tracce del geniale inventore Hans Voralberg. Ciò che cambia drasticamente è la lente attraverso cui osserviamo questo mondo.

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Dimenticate le inquadrature fisse e i fondali pre-renderizzati che erano il marchio di fabbrica (e il limite tecnico) dell'epoca. Questa Remastered scommette tutto sulla tridimensionalità in tempo reale e su una telecamera libera, abbandonando l'effetto statico del passato per una fluidità più consona al 2025. 

È una scelta che paga? In gran parte sì. Le migliorie alla "quality of life" sono tangibili: il ritmo è stato leggermente svecchiato, le animazioni sono più ricche e l'interazione col mondo di gioco risulta meno ingessata. Tuttavia, la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto di due decenni fa non svanisce mai del tutto, rimanendo ancorata a un game design che predilige la riflessione all'azione.

Tra fedeltà artistica e inciampi tecnici

La vera sfida di questa produzione era tradurre le tavole di Sokal in un ambiente 3D coerente. Il risultato è visivamente affascinante, ma incostante. Le location iconiche come la stazione di Barrockstadt o i complessi industriali di Komkolzgrad beneficiano enormemente della nuova illuminazione, guadagnando profondità e atmosfera.

È un piacere vedere questi luoghi "respirare" finalmente senza i limiti della compressione video di inizio millennio. Tuttavia, il comparto grafico presta il fianco a critiche evidenti. Se gli scenari convincono, i modelli poligonali dei personaggi appaiono talvolta troppo "puliti", quasi plasticosi, creando un contrasto stridente con l'estetica decadente che li circonda.

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Il vero tallone d'Achille, però, risiede nelle scene d'intermezzo. I filmati appaiono datati, compressi e sgranati, creando uno stacco qualitativo brutale rispetto al motore di gioco. È qui che l'operazione di rimasterizzazione mostra i suoi limiti, mancando di quell'uniformità visiva che ci si aspetterebbe da una produzione moderna. Insomma, un restauro che preserva l'anima, ma mostra qualche ruga.

Eccellente, invece, il lavoro svolto sull'interfaccia utente. Microids ha saggiamente rottamato i vecchi menu macchinosi in favore di un sistema snello e moderno. La gestione dell'inventario e dei documenti è ora integrata in modo fluido, e l'aggiunta di una modalità con suggerimenti opzionali è una manna dal cielo per chi vuole godersi la storia senza bloccarsi per ore su un singolo enigma. Il gameplay resta quello di un'avventura grafica pura: lento, ragionato, fatto di dialoghi e deduzioni. Una lentezza che è cifra stilistica, ma che potrebbe risultare soporifera per chi non è cresciuto a pane e "punta e clicca".

Sul fronte audio, il bilancio è in chiaroscuro. Le tracce musicali originali sono ancora evocative, ma la loro ripetitività ciclica, accettabile vent'anni fa, oggi rischia di stancare durante le sessioni più lunghe. Il doppiaggio, pur pulito, soffre di un montaggio a tratti approssimativo nella localizzazione italiana, con frasi troncate in modo innaturale che spezzano l'immersione.

Un'opera di conservazione

Syberia Remastered non ha la presunzione di reinventare la ruota. Non è un remake stile Resident Evil, ma piuttosto un'opera di conservazione digitale.

L'introduzione del supporto per dispositivi come Meta Quest 3 dimostra la volontà di esplorare nuovi orizzonti, pur rimanendo ancorati alla tradizione. In definitiva, ci troviamo di fronte a un cantiere aperto. 

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Questa riedizione sembra quasi un banco di prova generale in vista di un ipotetico restauro del secondo capitolo, che potrebbe correggere il tiro sulle imperfezioni attuali. 

È un titolo perfetto? No. I difetti tecnici, dalle cutscene vetuste alle incertezze audio, sono lì a ricordarcelo. Eppure, per chi non ha mai vissuto il viaggio di Kate Walker, questa è senza dubbio la versione migliore per recuperarlo. L'atmosfera è salva, la magia degli automi è intatta e la direzione artistica brilla di nuova luce. Un ritorno gradito, che tratta il passato con rispetto, anche se con qualche ruga di troppo in bella vista.

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