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Nintendo Switch

The Legend of Zelda: Link’s Awakening, lo abbiamo provato durante l’E3 2019

Abbiamo provato, durante l'E3 2019, il remake di The Legend of Zelda: Link's Awakening. Ecco le nostre impressioni complete sull'atteso titolo in uscita a settembre!

The legend of Zelda: Link’s Awakening è rimasto nel cuore per innumerevoli ragioni, per la sua atmosfera magica, il suo gameplay molto vario e la sua colonna sonora indimenticabile. Un autentico capolavoro Game Boy che Nintendo ha voluto omaggiare con un remake per Nintendo Switch.

Annunciato durante il Nintendo Direct di febbraio, i fan si sono subiti divisi, tra una parte che sosteneva il cambio di stile artistico e l’altra che invece apprezzava il coraggio e amava la nuova estetica chibi.

Durante l’E3 2019 abbiamo avuto l’occasione di giocare l’inizio di questo remake di The Legend of Zelda: Link’s Awakening, riuscendo a valutare in realtà molto poco, visto che la nostra prova è durata solamente dieci minuti, ma ci ha comunque permesso di farci un’idea sulla parte tecnica e visiva del prodotto che, secondo noi, necessita ancora di qualche limatura. Ecco le nostre impressioni.

Sperduti su un’isola

La demo che abbiamo giocato era a tempo. 15 minuti soltanto per esplorare i dintorni e capire in maniera veloce e immediata le più importanti differenze con l’originale. Per chi se lo stesse chiedendo, abbiamo giocato la parte introduttiva del gioco. Link, naufragato a causa di una spaventosa tempesta si trova spiaggiato e svenuto su una strana isola di nome Koholint. Viene quindi soccorso e portata a casa di Tarin e della figlia Marin per riprendersi.

Lo scopo iniziale del nostro eroe è dapprima cercare un modo per ritornare a casa, a Hyrule, ma successivamente la sua strada lo porterà a cercare di svegliare da un lungo sonno, Pesce Vento, situato in cima al monte dell’isola. Non andremo oltre con la trama, più che altro perché essendo un remake, è possibile che molti lo vogliano giocare nonostante non abbiamo, magari, mai avuto l’opportunità di provare l’originale.

Dal punto di vista del gameplay il gioco è rimasto invariato rispetto alla versione del 1993 per Game Boy Color. Chiaramente Nintendo Switch permette una serie di caratteristiche che al tempo non erano possibili, come una mappa decisamente più ampia su schermo, l’assenza di caricamenti tra una zona e l’altra, un’interfaccia decisamente più chiara e la possibilità di utilizzare altri due oggetti in aggiunta rispetto ai soli spada e scudo presenti normalmente nel gioco.

La nostra assistente della demo ci ha spiegato che, volendo, in 15 minuti era possibile con una speedrun frenetica, raggiungere il primo boss, Moldorm. Visto la durata della demo, abbiamo preferito fare con calma e cercare di valutare più nel dettaglio la parte più importante: l’aspetto estetico e tecnico di questa riproposizione fortemente voluta da Aonuma.

Sicuramente il comparto visivo è stato quello più chiacchierato dai fan e dai giocatori di tutto il mondo. Il remake di The Legend of Zelda: Link’s Awakening utilizza uno stile a diorama, il quale ricorda molto l’art chibi tipici degli anime. Per quel poco che abbiamo giocato, questa particolare scelta ci ha lasciato da una parte entusiasti e da una leggermente meno. Secondo noi la componente artistica utilizzata funziona, è godibile ma in certe occasioni ci è sembrata leggermente sottotono nella rappresentazione. Sia chiaro che è necessario giocarlo interamente per apprezzarlo e in 15 minuti è difficile dare un giudizio definitivo, così come è abbastanza difficile parlare dell’aspetto tecnico. Noi lo abbiamo provato in versione dock e i cali di frame rate erano abbastanza evidenti, ma anche in questo caso non siamo riusciti a testarlo in modalità portatile, forse la più corretta per apprezzare del tutto il gioco di Nintendo.

Tirando le somme

The Legend of Zelda: Link’s Awakening va rivisto e rigiocato. Il gioco è magico, possiede ancora quella natura semplice e spensierata dell’originale del 1993, il problema è che parte di questa natura sembra soffrire un po’ del peso degli anni. A livello tecnico il gioco sembra faticare in versione dock station – in versione portatile non l’abbiamo provata – mentre il cambio di stile artistico è godibile e adorabile, ma non riesce sempre a convincere, anche se in questo caso occorre giocarlo a lungo. Sicuramente si nota passione nello sviluppo di questo remake e il gioco promette di avere qualche asso nelle maniche – come il Dungeon Chambers – ma tutto questo non lo abbiamo provato e non possiamo prenderlo in considerazione fino a quando non lo avremo tra le mani. Siamo ovviamente interessati e curiosi di vedere il gioco più avanti, per capire se le problematiche riscontrate verranno limate. Il lancio del gioco è fissato per il 20 settembre, di conseguenza c’è ancora tempo per lavorare e cercare di regalare ai fan il remake che meritano.