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The Outer Worlds è il futuro che segretamente desideriamo

Halcyon, colonia del futuro corporativista e emblema dello stravagante The Outer Worlds, un luogo magico dove tutto diviene realtà. Il domani immaginato da Obsidian per il suo nuovo GDR parte proprio da qui, da un posto dove l’avvenire è tutt’altro che roseo o immaginifico, anzi è la rappresentazione più reale di quello che potrebbe succedere se si dovesse davvero iniziare a colonizzare i pianeti con la partnership di McDonald o di tutte quelle multinazionali che gestiscono il denaro del mondo. Un posto dove il lavoro definisce l’uomo e i disoccupati, o non clienti, vengono emarginati dalla società come il costume delle metropoli ci insegna.

Non ci dovremmo sorprendere se andando oltre le stelle la nostra specie decidesse effettivamente di mantenere tutti quei difetti che fanno della Terra un luogo da cui scappare, cercando altri pianeti quasi solo per cambiare panorama e trovare altre risorse da sfruttare come combustibili fossili o paradisi fiscali. Per quanto tale prospettiva possa sembrare tutt’altro che l’utopia spaziale, sotto sotto è esattamente il futuro in cui ci piacerebbe vivere e dove ci troveremo a nostro agio, quello che sogniamo senza dirlo a nessuno e mascherandolo dietro fantasie più pure.

La creatura di Spacer’s Choice e Co. ha dalla sua il fatto che sia una “casa” come quella già in nostro possesso: caotica, disordinata ed estremamente esplosiva, intenta a ingabbiarci nel capitalismo o spingerci a combatterlo in favore di una libertà ideologica apparente. E via di pulsioni come droga, alcol e piaceri carnali fatti di tutine spaziali e libidine provocata dalla sensazione che l’acciaio del fucile laser ci lascia sulla mano, fuori dalle leggi e dentro la grigia linea che l’ignoto siderale di The Outer Worlds crea nella burocrazia. L’importante, ovviamente, è quello di rimanere dei perfetti lavoratori efficienti sia dietro la scrivania che nel celare i vizi.

Per quanto possa essere difficile ammetterlo con onestà, un futuro del genere è quello che ci piace di più vivere nel digitale o osservare. Esso si ancora su capisaldi della nostra vita, dipingendo ciò che ci aspetta “altrove” come un’opportunità di poter inserirsi in un sistema conosciuto ma più duttile rispetto alla Terra, fornendoci quindi un mare di possibilità che finora avevamo scartato. Esattamente quello che provano e provavano i coloni in dirittura d’arrivo sul pianeta, iscritti con la promessa di iniziare una nuova vita al patto di giurare fedeltà alla dirigenza, alla valuta e ai grandi proprietari o azionisti.

Una bella maschera piena di coriandoli e slogan che riuscirebbe a tentare ognuno di noi attraverso l’illusione di essere già pronti e ferrati a ciò che ci aspetta altrove, se in esso sono presenti le strutture con cui siamo nati e cresciuti. Dite pure addio alla fantascienza di guerrieri con spade laser o di poteri paranormali, l’unica cosa che rimane da questi mondi è la figura del criminale che approfitta della ristrettezza dei controlli per fare l’assassino o il mercenario, una tendenza che su The Outer Worlds viene costantemente nascosta per evitare ribellioni.

Proprio il fatto che l’esplorazione spaziale sia dovuta a corporazioni private è la più grande attrattiva consumistica delle colonie, facendo credere a tutti di poter essere liberi da governi e tribunali grazie alla sola tirannia del contante. Questo scalza via comandanti decorati e organizzazione umanitarie da The Outer Worlds, dandovi la ricca chance di riforgiare la vostra persona con discrezione, senza il bisogno di carte datate, anagrafe e controlli.  Purtroppo annullerete la vostra identità per ottenere un cospicuo salario, ma in compenso vivrete dignitosamente senza dover destreggiarvi tra la vita dello stagista o passioni mondane che vi portano via il tempo utile per lavorare.

Nella nostra recensione abbiamo visto come la premessa del gioco sia quella di essere dei coloni giunti con 70 anni di ritardo sulla data d’arrivo. Ciò ci sottolinea come nel tempo di The Outer Worlds le corporazioni abbiano assunto quel ruolo tanto dominante da essere l’unica autorità vera presente nel gioco. E non è forse così anche ai giorni nostri? Non sono i grandi attori economici a influenzare le decisioni politiche? Non è forse in virtù del guadagno che molte persone vivono la loro vita media? Siamo anche qui le generazioni che arrivano ormai tardi per impedire il danno alla radice, ma possiamo infiltrarci nel sistema e cambiarlo dall’interno puntando a svegliare Halcyon o a lasciarla sopita.

Nel titolo di Obsidian il nostro compito è quello di riparare la nave e salvare gli altri coloni, ma non è detto che ciò diventi il nostro solo obiettivo. Camminando per le strade al neon e le pianure super sature di colori è come trovarsi per la prima volta in una Las Vegas dove tutte le nostre azioni hanno senso e ciò che le influenza appartiene al mondo che ci siamo lasciati alle spalle. Chiunque può essere ucciso se lo desideriamo, il che vuol dire che la giustizia è incarnata dal privato e il controllo delle armi è un concetto che non esiste più, lasciato solo alla discrezione privata delle aziende.

Anche qui, la libertà sul prossimo e sulla difesa personale è un concetto intimamente esaltante quanto pericoloso a livello etico e morale. Anche non esercitando la nostra forza armata in The Outer Worlds, il pensiero di poterlo fare ci rende sensibilmente più sicuri e opportunisti, trovando nei dialoghi con il prossimo (in questo caso gli NPC del gioco) degli scambi dai toni paradossalmente più diretti e veritieri, talmente concreti da farci dimenticare di star parlando su un pianeta lontano. Dall’altro lato della leggerezza sul possesso di fucili e pistole c’è l’ecosistema guerreggiante che si crea tra banditi, fazioni religiose e forze di sicurezza private, marcando però un confine decisamente sfocato dal momento in cui droga e vizi uniscono malavita ed economisti, fungendo come agente di controllo per il numero della popolazione oltre che mercato profittevole. Niente di inusuale dunque, tipico comportamento terrestre.

Ma queste quisquiglie da associazioni mafiose non importano a noi colonizzatori e lavoratori comuni! Ovunque guardiamo ci troviamo infatti sommersi di opportunità di carriera, richieste, missioni, bottino e una totale assenza del concetto di proprietà privata. Chiunque voglia vivere in questo paradiso di ricchezza può farlo semplicemente mettendo una firma su dei piccoli contratti innocui e mettere al servizio non specificati anni della sua vita, il tutto per un posto fisso tra le stelle e anche ben pagato. Rimanere sulla Terra a partecipare a quattrocento concorsi pubblici sarebbe da pazzi quando fuori dall’atmosfera c’è Halcyon ad attendere i più furbi.

E questo è il paradiso di possibilità libere che ognuno di noi sogna amaramente e su cui The Outer Worlds calca con sarcasmo e umorismo. Non è nello spazio che proiettiamo le nostre fantasie, quelle vengono lasciate ai film e ai sogni, piuttosto ci incanaliamo le speranze di una vita migliore anche se essa fosse fatta di una schiavitù industriale. Obsidian ha preso a piene mani dalla fantascienza più urbana e piccata per raccontare la direzione in cui, prima o poi, finiremo per giungere nella sfrenata corsa allo sfruttamento umano e alla vita dignitosa in sistemi che non funzionano. Halcyon, nei suoi colori e veritiere opportunità di un mondo incontrollato, rappresenta un’opzione moralmente brutta da farsi piacere ma rimane comunque il male minore che tutto sommato non può far peggio di quanto abbiamo fatto sulla Terra in millenni di storia.

Immaginatevi dunque di venire a conoscenza del fatto che dieci aziende multinazionali di grande spessore (magari Disney, Apple e via discorrendo) si siano unite e abbiano comprato un intero sistema solare abitabile. In una grande conferenza congiunta trasmessa in streaming in qualsiasi canale possibile viene detto che i pianeti sono pronti ad accogliere migliaia di lavoratori come primi coloni di questa impresa, donandogli un nuovo alloggio e una carriera con contratti in regola che dura una vita intera nello spazio. In tutta onestà, non è forse un’opportunità che chiunque accetterebbe? Certo che sì, è un paradiso e un nuovo inizio, pubblicizzato a dovere da un marketing ingannevole così convincente da farvi balzare via dalla sedia per precipitarvi nel più vicino centro di reclutamento, lo stesso che vi ha portato a comprare tutte le costose novità tecnologiche con gli spot dai toni caldi e dalla famiglia felice.

Tra la pubblicità e la finzione nasce l’immagine del futuro più desiderato, quello che va costruito da zero dagli esseri umani con le stesse identiche fondamenta marce con cui siamo nati. Ma va bene così, perché chiaramente è la natura della specie che ci rende fallimentari e The Outer Worlds lo rende chiaro dalla premessa fino alla fine. L’avventura tra le stelle che vivremo sarà pur all’insegna dell’omicidio, della ruberia, dell’eloquenza e dell’inganno, come desperados spaziali con il grilletto facile e il borsello avido di monete, ma bisogna sempre ricordarsi che per quanto noteremo le storture di Halcyon spesso non faremo altro che fare spallucce e pensare che dopotutto, non è così male. Specialmente se portiamo un arma carica in ogni conversazione.

Saranno quindi le nostre azioni a decidere se Halcyon meriti o meno di proseguire la sua rotta, tuttavia la sola presenza dell’opzione per lasciare le cose così come stanno è già un indicatore di quanto la tentazione di cedere al fascino della colonia e dei suoi crismi sia un fattore tangibile. Ed è davvero la distruzione di questo apparente paradiso fiscale a poter risolvere tutti i nostri problemi? Morto un imperatore se ne fa un altro e per le corporazioni vale lo stesso principio, lasciando che l’avventura di The Outer Worlds rimanga un piccolo neo in uno schema che si ripete da secoli. A prescindere da quello che vorrete scegliere come visitatori di questo pazzo mondo, alla fine del vostro viaggio vi accorgerete di non riuscire a negare di esservi divertiti di fronte a quello che Halcyon e i suoi valori avevano da offrirvi.

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