10 0 7.7 Tropico 6
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Giochi PC

Tropico 6 Recensione, dittatori da spiaggia


Tropico 6
Genere
Gestionale
Piattaforma
PlayStation 4, Xbox One, PC
Sviluppatore
Limbic Entertainment
Editore
Kalypso Media
Data di Uscita
29/03/2019 (PC) - Estate 2019 (PlayStation 4, Xbox One)
Questa recensione di Tropico 6 è stata approvata dal supremo El Presidente in persona. Gloria alla grande nazione di Tropico!

El Presidente è tornato ed è pronto a portare la pace, la democrazia e l’equità sociale nella gloriosa nazione insulare di Tropico. Oppure, più verosimilmente, è tempo di instaurare una traballante dittatura e arricchirsi alle spalle della popolazione potendo sempre contare sulla totale lealtà del nostro secondo in comando e tuttofare Penultimo. Tropico 6, l’ultimo “simulatore di una Repubblica delle Banane”, ci porta infatti nuovamente nei meandri dell’economia e della politica di una o, per la prima volta, più isole caraibiche con lo scopo, almeno sulla carta, di farle prosperare fino a renderle una solida nazione sovrana.

La Repubblica Popolare di Tropico 6

Tropico 6 è uno dei gestionali più noto e amato dai giocatori, perciò, quando Haemimont Games ha lasciato il testimone a Limbic Entertainment, la software house tedesca, conosciuta principalmente per Might & Magic, ha dovuto fare i conti con il retaggio dell’intera serie. Quest’ultimo capitolo infatti si mantiene ancorato al passato riproponendo senza troppi sconvolgimenti ciò a cui i fan della serie sono abituati: espansione edilizia indiscriminata, sfruttamento intensivo delle risorse naturali, corruzione, inquinamento, false promesse elettorali, insurrezioni e l’ombra sempre presente della bancarotta. Tutti questi temi sono sono in ogni caso presentati molto ironicamente, facendo quindi della “realpolitik sopra le righe” il fulcro del gameplay.

Estremizzando, possiamo affermare che l’intera esperienza si divide tra politica e city building. Accontentare ogni richiesta della popolazione, per massimizzarne il benessere, può essere troppo oneroso per le casse dello Stato. Cibo, alloggi, sanità, divertimento e fede sono infatti i valori da tenere sotto controllo, grazie anche una buona schermata di riepilogo, per garantire così la felicità della popolazione e avere la sicurezza del loro voto. L’intoppo è pero dato dalla difficoltà finanziaria nell’accontentare tutti e destreggiarsi fra le varie fazioni, che in parte guidano l’elettorato e hanno fin troppe richieste spesso in contrasto con gli obiettivi di un’altra, e le superpotenze estere pronte a invaderci se non rispettiamo il loro volere. È sicuramente uno degli aspetti più interessanti di Tropico 6, come in realtà lo era anche nei titoli precedenti.

Volendo, è quindi possibile optare per uno stato sociale dove promulgare leggi per rendere molti servizi gratuiti, inimicandoci però le fasce più ricche della popolazione e mosse dallo spirito imprenditoriale. Oppure al contrario possiamo puntare sul totalitarismo estremo, rendendo le elezioni una farsa, controllando ogni angolo dell’isola con torri di guardia, checkpoint stradali e caserme, aspettandoci però attacchi da parte delle forze rivoluzionarie. Cercare di accontentare tutti e quindi impossibile e sta a noi capire come destreggiarsi in questo dedalo di diplomazia, democrazia e dispotismo, evolvendo la nazione fino a farla diventare una potenza nucleare o una meta per turisti a cui spillare soldi.

Dall’altro lato abbiamo invece la pura e semplice pianificazione edilizia, che con un click ci permette di costruire strade e strutture. Gli edifici disponibili sono in gran numero e si sbloccano passo passo attraverso quattro epoche. Si parte dal periodo coloniale, per poi passare alle Guerre Mondiali, alla Guerra Fredda, fino ai tempi moderni. Il passaggio al momento successivo della storia di Tropico avviene dopo aver completato apposite richieste, quindi abbiamo tutto il tempo necessario per sviluppare la nostra economia.

Principalmente vale sempre la classica meccanica di sempre: produciamo o estraiamo materie prime per raffinarle maggiormente in fabbriche e industrie, fino al prodotto finale da esportare. Non è particolarmente difficile e l’interfaccia ci mostra le informazioni di carattere più generale di cui abbiamo bisogno, anche se avremmo voluto qualche dettaglio in più sul consumo da parte della popolazione e di certi edifici, così da evitare la sovrapproduzione di risorse esportate con un basso guadagno.

Tropico 6 richiede infatti una buona dose di microgestione che ci porta a selezionare il singolo abitante, per comprendere i bisogni principali di determinate zone, e i vari edifici per decidere la modalità di funzionamento, il livello di manutenzione, quali potenziamenti acquistare e lo stipendio dei lavoratori. Da questo punto di vista le schermate di riepilogo sono abbastanza complete, eppure a volte si finisce in una spirale di debito senza uscita perché mancano servizi basilari come il trasporto delle merci oppure vendiamo con minimi introiti materie prime come ferro, legna, ananas, cacao o tant’altro senza sfruttarle per produrre armi, imbarcazioni, cibo in scatola, cioccolato e così via. Tropico 6 lascia davvero tanta libertà al giocatore nell'”impostare” il futuro dell’isola come meglio crede, ma durante le prime partite è facile fallire proprio per la troppa ambizione.

Ciò che invece ci è piaciuto di meno è che gran parte degli introiti provengono dalle esportazioni mentre i servizi che dovrebbero avere una rendita, come può essere un cinema o un ristorante, tendono a essere spesso in perdita nonostante la popolazione ci richieda, ad esempio, più luoghi in cui divertirsi. Allo stesso modo non è sempre facile capire dove edificare nuovi alloggi: le baracche tendono a comparire vicino ai luoghi di lavoro, non è però raro che una volta pronte le nuove case o condomini non siano occupati. Inoltre anche i benestanti e ricchi vivono nelle baraccopoli se non c’è almeno una dimora libera al loro livello (o anche inferiore se proprio non c’è un’abitazione migliore) e quindi non è sempre chiaro dove costruire una villa e dove invece una casa modesta.

Quest’ultimo capitolo introduce comunque alcune novità degne di nota. Come già accennato all’inizio di questa recensione, ora abbiamo a disposizione un intero arcipelago di più isole. La generazione casuale degli stessi permette di definire nel dettaglio dimensione, forma, altitudine, ricchezza di risorse e clima. Questa novità porta con sé anche i ponti, che sono generati automaticamente quando cerchiamo di costruire una strada che attraversa uno specchio d’acqua. Altrimenti, per collegare le nostre terra si possono costruire dei porticcioli destinati all’attracco di persone e al trasporto di merci.

Tra i cambiamenti maggiori troviamo anche i raid. A partire dal covo dei pirati fino all’accademia per le spie, ogni epoca permette la costruzione di un particolare edificio in cui spendere i punti raid prodotti nel tempo. Possiamo mandare i nostri agenti a razziare risorse, “rapire” nuovi cittadini o addirittura rubare monumenti in giro per il mondo e che una volta posizionati permettono di ottenere utili bonus. Sono stati inoltre introdotti i tunnel che ci permettono di collegare due aree separate dalle catene montuose, le teleferiche, i taxi, gli autobus e la possibilità di personalizzare non solo El Presidente, ma anche il palazzo in cui vive. Bisogna però ammettere che queste ultime aggiunte sono meno impattanti sul gameplay di quanto si potrebbe pensare.

La modalità sandbox resta la migliore per godere al meglio di tutto ciò che il gioco ha da offrire e di impostare la partita come preferiamo. Possiamo rimuovere il rischio di rivolte o il problema del denaro oppure, al contrario, rendere le fazioni più aggressive e l’elettorato più esigente. Altrimenti si possono sempre affrontare 15 scenari preimpostati che hanno lo scopo di presentare i diversi modi di giocare a Tropico 6, piuttosto che essere parte di una narrazione come quella dei precedenti capitoli. Se invece preferite qualcosa di più stimolante si può competere o collaborare in nove mappe online fino a quattro giocatori. Il multiplayer non è il fulcro di Tropico 6 e principalmente il gameplay si mantiene abbastanza invariato dal gioco in singolo.

A livello tecnico, Tropico 6 è un bel vedere. Il motore di gioco genera panorami evocativi anche se non segna una grande evoluzione rispetto al suo predecessore. I modelli tridimensionali dell’ambiente e di ciò costruiamo sono infatti abbastanza dettagliati, così come le texture applicate ben definite, tanto che anche al massimo livello di zoom non si può recriminare nulla agli sviluppatori per ciò che sono riusciti a ottenere. Quello che invece non cambia è l’aspetto generale che il gioco restituisce al giocatore, sempre in linea con il passato e arricchito da tante piacevoli musiche a tema che accompagnano la nostra partita.

Le nostre conclusioni su Tropico 6

In conclusione, Tropico 6 è un solido gestionale in grado di divertire per ore. Forse Limbic Entertainment avrebbe potuto osare di più anziché proporre un nuovo capitolo senza rivoluzioni e molto familiare. Ci sono però delle novità interessanti in grado di rendere ancora più profonda la colonizzazione del nostro arcipelago e le decine e decine di edifici disponibili, che si sbloccano man mano che avanziamo verso l’epoca moderna, sono inoltre più che sufficienti a garantire partite sempre diverse incentrate verso un certo settore economico che un altro. Ci aspettiamo comunque tutta una serie di DLC volti ad ampliare l’offerta ludica che, con questa base di partenza, potrebbero permettere agli sviluppatori di dare libero sfogo alla fantasia.

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Tropico 6

Ritornano le anti-democratiche avventura di El Presidente alla guida della gloriosa nazione di Tropico. Tropico 6 è infatti l’ ultimo capitolo della fortunata serie di gestionali che ci mette nei panni di un dittatore più o meno magnanimo che controlla ogni aspetto dell’isola caraibica di cui è al comando.

7.7
7.7

Verdetto

Tropico 6 è un gestionale come pochi. Tratta temi maturi ma con la giusta dose di ironia, permettendoci di svolgere il nostro ruolo di despota con il sorriso sulle labbra e chiunque non sia d'accordo può sempre essere corrotto o peggio. Il gioco confezionato da Limbic Entertainment resta comunque ancorato al passato della serie, nonostante alcune novità molto importanti. Nel complesso si è però davanti a un titolo in grado di soddisfare un gran numero di giocatori appassionati o meno di un genere dove avere un propria identità risulta fondamentale.

Pro

- Un intero arcipelago edificabile.
- Finanze sempre complessa da gestire.
- Vari settori economici su cui puntare.
- Buona grafica in generale.

Contro

- È il solito Tropico, con gli stessi pregi e difetti di sempre.
- Interfacce e schermate di riepilogo scomode da consultare in certe occasioni.
- Aspettiamoci una marea di DLC.