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5G in Italia, c’è un problema di emissioni elettromagnetiche

Le stringenti limitazioni che impone la normativa italiana sui campi elettromagnetici potrebbero condizionare negativamente lo sviluppo delle nuove reti 5G. Un recente approfondimento dell'ITU, l'Unione internazionale delle telecomunicazioni, denominato The impact of RF-EMF exposure limits stricter than the ICNIRP or IEEE guidelines on 4G and 5G mobile network deployment, evidenzia "serie preoccupazioni" per l'assetto regolamentare di alcuni Paesi, fra cui appunto Italia, Cina, India, Polonia, Russia e Svizzera. Ma anche città come Bruxelles e Parigi.

Boston Consulting Group, a cui è stato commissionato l'approfondimento, ha scoperto che i limiti sulle densità dei siti radio, in relazione alla potenza di emissione, in molti casi sono inferiori alle linee guida internazionali dell'International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection e dell'Institute of Electrical and Electronic Engineers. In pratica, in Paesi come l'Italia – che è stato storicamente più cauto rispetto agli altri comunitari – potrebbero generarsi effetti collaterali sui tempi di implementazione proprio a causa della difficoltà di far coesistere le esigenze infrastrutturali con quelle di carattere ambientale.

5g site radio

È stato citato il caso emblematico della Polonia, che con i nuovi bandi di frequenza a 700 MHz, 2300 MHz e 3.4-3.8 GHz godrà come gli altri di un raddoppio dello spettro e maggiore capacità mobile da impiegare nella 4G e 5G. Il problema è che incrementerà anche la potenza trasmessa dei siti e soprattutto nelle aree metropolitane potrebbe essere complicato rispettare i limiti. Alcune nuove tecnologie, come Massime MIMO, beamforming e small cell non sarebbero in grado di essere sfruttate al meglio.

Una soluzione potrebbe essere quella di moltiplicare il numero dei siti, ma i costi salirebbero alle stelle e lo scenario costringerebbe gli operatori dal 2025 ad aumentare il numero di antenne del 350% nelle aree urbane e del 700% in quelle più densamente popolate.

PDL
PDL (Power Density Limits)

Considerate le attuali limitazioni, sempre in Polonia, sarebbero costretti a rallentare sul fronte sviluppo e non soddisfare adeguatamente la domanda. Il traffico dati annuo mobile è stimato con una crescita (CAGR) del 36% fino al 2020, del 29% fino al 2025 e del 15% fino al 2030. In pratica rispetto al 2016 è destinato a crescere in 14 anni di ben 24 volte.

Ciò vuol dire in sintesi che già a partire dal 2020, il 22% di domanda di traffico potrebbe non essere soddisfatta – con casi limite nelle aree più popolose del 63%.

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Insomma, il problema dei campi elettromagnetici rimane, ma anche la sua corretta valutazione in relazione alle esigenze del settore TLC. Fermo restando il fatto che la 5G almeno per la prima fase fissata nel 2020/2021 rimarrà uno strumento marketing per il settore consumer italiano.

AGCOM
Le città monitorare nel 2016

Le esigenze di un normale utente per anni potranno ampiamente essere soddisfatte con il 4G Plus (LTE Advanced) che ha una soglia massima teorica di 3,3 Gbps in download e 500 Mbps in upload.

Oggi in verità si parla di offerte commerciali a 150 Mbps, ma come ha svelato l'AGCOM lo scorso autunno in relazione a rilevamenti del 2017 la media reale nelle 10 città principali italiane era di 27,7 Mbps in download e 19,9 Mbps in upload. Forse qualcosa sarà migliorato, ma ad ogni modo se ad esempio Netflix si accontenta di 25 Mbps stabili per lo streaming Ultra HD anche raggiunta una soglia di 100 Mbps bisognerà inventarsi che farne…


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