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6G, in laboratorio già raggiunti i 30 Gbps sfruttando le onde millimetriche

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Osaka potrebbe aver posto uno dei primi tasselli per la 6G, dato che è riuscito a raggiungere i 30 Gbps nel trasferimento dati wireless sfruttando le onde millimetriche. In pratica, per comprendere la portata del risultato, se Netflix oggi richiede almeno 25 Mbps per la fruizione di contenuti Ultra HD, un domani un servizio di questo tipo potrebbe mettere a disposizione 30720 Mbps. Ok, è un’iperbole ma rende l’idea.

Ovviamente questa è una fase sperimentale e si tratta pur sempre di un progetto di sviluppo, ma la strada è segnata. Il professor Masayuki Fujita, responsabile del progetto e co-autore della ricerca, ha spiegato che “questa tecnologia può essere utilizzata in un’ampia gamma di applicazioni, oltre alla comunicazione wireless 6G di nuova generazione. Questi includono il rilevamento spettroscopico, l’ispezione non distruttiva e il radar ad alta risoluzione”.

Sotto il profilo tecnico gli specialisti giapponesi sono riusciti ad affrontare e risolvere il problema di gestire adeguatamente le frequenze terahertz, le cosiddette onde millimetriche che nello spettro si pongono a metà strada tra quelle usate dai radar anti-collisione delle auto e quelle dei laser DVD. Fino a oggi un ricevitore terahertz aveva bisogno di apparecchiature elettroniche non convenzionali a causa di problemi di efficienza e rischi di oscuramento del segnale dovuti ai rilevatori di temperatura ambientale.

Il team dell’Università di Osaka ha creato uno speciale componente elettronico chiamato “diodo tunneling risonante” che attiva la sincronizzazione dei segnali terahertz ricevuti abbastanza rapidamente da separare i dati dall’onda portante. Il risultato è un incremento della sensibilità di 10mila volte, rispetto ai sistemi attuali, e conseguenze riduzione di ogni criticità.