e-Gov

AMD dice no alle CPU desktop saldate sulle schede madre

Le CPU AMD potrebbero diventare un rifugio per tutti quegli appassionati che stanno accogliendo con grande stupore le indiscrezioni sulla scelta di Intel di abbandonare nel 2014 il package LGA, per passare a quello BGA e di conseguenza a processori saldati sulle schede madre anche per i PC desktop (CPU Intel Broadwell saldate, i PC desktop copiano i portatiliLe CPU Intel saldate preoccupano industria e appassionati).

AMD ha dichiarato al sito Techreport che non intende adottare quell'approccio, almeno i prossimi due anni. "Offriamo da moltissimo tempo CPU e APU inseribili all'interno di socket che sono compatibili con un'enorme gamma di schede madre realizzate dai nostri partner. Continuerà a essere così nel 2013 e nel 2014 con l'APU Kaveri e le CPU FX. Non abbiamo intenzione in questo momento di passare al package BGA come unica soluzione e puntiamo a sostenere questo segmento di mercato", ha dichiarato Chris Hook, CTO per le comunicazioni di AMD.

"Poiché anni fa abbiamo introdotto nuovi tipi di package BGA nelle piattaforme ultrasottili e oggi offriamo processori su package BGA per notebook ultrasottili, PC all-in-one, applicazioni embedded e tablet, capiamo l'entusiasmo di Intel per questa soluzione. Nel mercato desktop però ciò che conta è soddisfare appassionati e dar loro maggiore valore e una migliore esperienza possibile", ha concluso Hook.

Una rassicurazione che ci rende felici, ma non possiamo ignorare che l'azienda si trova in cattive acque, ed è difficile prevedere cosa le accadrà nei prossimi anni, sia a livello puramente societario che dal punto di vista ingegneristico. Nelle scorse settimane si è parlato persino di vendita, ma in queste ore è emersa la possibilità di una possibile iniezione di liquidità nelle dissestate casse dell'azienda grazie ai petroldollari arabi. Negli ultimi giorni le azioni della casa di Sunnyvale, quotata al NYSE, sono cresciute di oltre il 7%, raggiungendo un livello che AMD non vedeva da almeno due mesi.

Diversi analisti del mondo finanziario ritengono che Mubadala Development, il braccio economico dell'emirato di Abu Dhabi, potrebbe contribuire a "evitare un deficit di liquidità". Il sito Bloomberg spiega che Mubadala Development, che già possiede l'ex ramo produttivo di AMD (oggi Globalfoundries), il mese scorso ha aumentato la propria quota all'interno dell'azienda al 19,4%, guadagnando un posto in più nel consiglio di amministrazione.

Questo maggior coinvolgimento, a detta dell'analista di Williams Financial Group Cody Acree, fa salire le probabilità di un intervento nel caso in cui le riserve di liquidità dovessero raggiungere livelli troppo bassi. AMD alla fine dello scorso trimestre aveva una liquidità pari a 1,48 miliardi di dollari e solo la scorsa settimana AMD si è detta pronta a vendere il campus di Austin per raggranellare tra i 150 e i 200 milioni entro il primo trimestre del 2013.

L'azienda ha chiuso l'ultima trimestrale ascrivendo a bilancio una perdita netta di 157 milioni e pronosticando per i tre mesi in corso un calo del fatturato del 9 percento sui 1,27 miliardi di dollari fatti segnare a fine ottobre. Parallelamente AMD ha annunciato un nuovo piano di ristrutturazione, con un taglio della forza lavoro pari al 15% (1700 dipendenti).

Questa, e possibili altre operazioni nella prima metà del prossimo anno, hanno uno scopo ben preciso: arrivare entro la fine del terzo trimestre del 2013 a un pareggio dell'utile operativo sulla base di un fatturato di 1,3 miliardi. Compito non facile per l'amministratore delegato Rory Read e gli altri dirigenti, che non solo si scontrano con lo strapotere di Intel nel mercato PC, ma anche con la stessa crisi del settore, messo all'angolo dal settore mobile con tablet e smartphone che catalizzano gli acquisti dei consumatori. Due settori in cui AMD è quasi del tutto inesistente.

###old1155###old

L'azienda punta sulle proprie APU e sulle CPU FX a buon mercato per tenere duro in questo periodo di transizione, in cui i piani alti stanno mettendo a punto l'ennesimo "cambio di pelle". Il primo segnale è l'apertura alle architetture ARM con gli Opteron del 2014, nell'ottica non solo di coprire le future necessità dei clienti professionali, ma anche di far fruttare Seamicro, il produttore di server ad alta densità acquisito a marzo per 334 milioni di dollari.

Ci aspettiamo sicuramente dell'altro, perché il 2014 è lontano e la situazione mondiale peggiora giorno dopo giorno: le aziende che non sanno navigare in cattive acque, duole dirlo, ma muoiono e sono lasciate morire. Avere dietro le spalle un azionista come il governo di Abu Dhabi è certamente una bella garanzia, ma senza progetti vincenti sul lungo periodo anche il più virtuoso degli investitori potrebbe decidere di spostare il proprio denaro su qualcosa di più remunerativo.