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Anche in Italia gli 007 possono spiare i nostri dati?

In questi giorni si parla molto dello scandalo sollevato dal programma PRISM negli Stati Uniti, che i giornalisti italiani hanno ribattezzato datagate. Una buona occasione per ricordare una legge simile attiva anche da noi.

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Avatar di Pino Bruno

a cura di Pino Bruno

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 11/06/2013 alle 16:05 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:46
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Nella sua relazione annuale, il Garante della Privacy, Antonello Soro, oggi ha stigmatizzato "La sorveglianza generalizzata e indiscriminata dei cittadini, ragionevolmente anche europei, al di fuori di qualunque indizio di reato, attraverso i dati di traffico telefonico o di rete".

Lo scandalo del Datagate diventa così preoccupazione istituzionale. Solo negli Stati Uniti? Non è escluso che anche i servizi segreti italiani possano agire senza aver bisogno di particolari autorizzazioni giudiziarie. È quanto prevede il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013 (Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 marzo 2013.

Oggi il Garante della Privacy ha detto che sono "sempre più pressanti le istanze delle autorità di polizia ad accedere ai dati raccolti per ben altre finalità. Le notizie provenienti dagli Stati Uniti accrescono i nostri timori. La sorveglianza generalizzata e indiscriminata dei cittadini, ragionevolmente anche europei, al di fuori di qualunque indizio di reato, attraverso i dati di traffico telefonico o di rete, è una cosa molto, molto grave. Ancorché legata all'obiettivo di contrasto al terrorismo".

"Ma se è vero che il rapporto tra sicurezza e privacy rappresenta una cifra non eludibile della nostra modernità, la pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini rischia di mettere in discussione l'essenza stessa del bene che si vuole difendere. Conserviamo invece con ostinazione l'idea che il rispetto dei diritti fondamentali debba ancora essere una delle principali discriminanti tra i regimi democratici e quelli illiberali".

Fin qui Antonello Soro. Colpisce la sua frase: "Sono sempre più pressanti le istanze delle autorità di polizia ad accedere ai dati raccolti per ben altre finalità". Soprattutto, se la si mette in relazione con l'articolo 11 del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 24 gennaio 2013:

"Gli operatori privati che forniscono reti pubbliche di comunicazione o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico […] forniscono informazioni agli organismi di informazione per la sicurezza e consentono ad essi l'accesso alle banche dati d'interesse ai fini della sicurezza cibernetica di rispettiva pertinenza, nei casi previsti dalla legge n. 124/2007".

È il comma c), che va letto con particolare attenzione, visto che obbliga gli operatori a garantire alle autorità l'accesso alle proprie banche dati senza autorizzazione della magistratura o del Garante per la protezione dei dati personali. Sarebbe utile sapere cosa ne pensa il Garante della Privacy.

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