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Carù Dischi, visita nella roccaforte del vinile a Gallarate

Digitale o vinile? Quando si parla di musica è sempre complesso definire al meglio un contesto generale, ma ciò che di per sé accomuna tutte le persone, riguarda il senso d'attaccamento nei confronti di un determinato brano. Certo non è facile dare un'immagine assoluta all'arte musicale, ma quello che si avvicina di più è il vinile, i 33 e 45 giri che non hanno mai smesso d'affascinare, che ammaliano tuttora ogni generazione. Uno dei più fervidi sostenitori della fisicità della musica è il Carù di Gallarate, riconosciuto dal quotidiano britannico Guardian nel 2014 come uno dei dieci migliori negozi a tema del mondo. 

Il segreto della longevità dei dischi in vinile, dice il proprietario Paolo Carù, è l'intensa passione che l'accompagna da decenni e che non accenna ad affievolirsi. In un'epoca in cui Internet ha reso la musica accessibile in uno schiocco di dita, sono i – sempre meno – negozi di musica a far capire quanto sia importante un luogo di confronto, scambio e conversazione in un ambito come l'arte musicale.

Il Carù. Come è nata l'idea di un negozio così ben fornito e appassionato?
L'idea… beh, son stati mio papà e mia mamma che hanno iniziato nel '42, aprendo prima la libreria e aggiungendo i dischi alla fine degli anni '40, quando in pratica ha cominciato a fiorire anche la parte discografica, e la cosa è nata da loro.

Si può dire perciò sia una passione di famiglia?
Sì sì, mia madre era una fanatica dei libri: lei Viveva qui, non usciva mai. Viveva Per i libri, per la libreria e al mio papà invece piaceva la classica, la lirica… faceva anche delle presentazioni mi ricordo da bambino al Teatro Condominio [teatro famosissimo nel gallaratese datato 1862 ndr], presentava le opere, spiegava alla gente delle cose impensabili e… mio Padre è stato uno dei primi in Italia a importare dagli Stati Uniti. Dal '52. Ha importato la prima volta da una ditta che si chiamava "Cardinal Expo" di New York, e portava musica classica e poi dopo musica leggera…

Da lì gli altri generi son venuti da sé?

Sì l'idea è sua e sono arrivato qua, '65/'66 quel periodo lì: andavo a scuola e stavo un po' qua, andavo a scuola, e stavo un po' qua!

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Paolo Carù nello storico negozio di Gallarate

Negli anni invece la musica è cambiata e con essa il mercato; il Carù però, è sempre rimasto lo stesso: Qual è il segreto?
Beh perché noi non lo facciamo per il business ma per passione: ci piace la musica almeno io personalmente cerco di vendere le cose che mi piacciono, che non sempre è una cosa che funziona… Anzi molte volte non funziona. Però, se tu mi chiedi la Pausini, ce l'ho. Anche se devo dire la verità che queste cose qui vendono sempre meno! Nel senso che li scaricano…

A questo proposito, nonostante la moltitudine di servizi di streaming e piattaforme virtuali, cosa contraddistingue secondo lei, la fisicità di un disco?
Prima di tutto, allora, il ritorno del vinile è sintomatico: la fisicità di un disco è l'oggetto. Tu hai in mano una cosa tangibile, in mano una cosa reale… se sei un appassionato non puoi prescindere! Se non sei un appassionato ti scarichi le cose le senti e poi le getti via. Io che ho la casa piena di dischi che sono appassionato non potrei vivere senza l'oggetto. Penso che come me ci siano parecchie persone! Anche il gusto di sentirlo, di guardarti la copertina, di toccarlo… Tante cose.

Il possesso di un album non è una cosa da poco, non è così?
D'altronde se guardiamo bene, la musica è quella: c'era l'oggetto e c'è sempre stato l'oggetto.

Mantenendoci sul discorso della fisicità, quanto è Importante anche un'esibizione dal vivo?
In alcuni casi è molto importante, addirittura trascina la gente anche a comprare, dipende. In alcuni casi per niente.

Perché comunque l'esibizione dal vivo è importantissima, no?
L'esibizione live è sempre importante, anche perché ti fa vedere, ti rivela il valore o meno di un artista.

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Ne rivela le sue sfumature la personalità insomma, la persona, essendo la musica un'arte?
Ma certo, poi anche ti viene voglia di andarti a comprare il disco dopo essere andato a sentirlo, o magari pure il contrario.

D'altro canto l'esibizione dal vivo è il culmine artistico che si può avere da un musicista…
Ce lo insegna Springsteen come Dylan che fa le canzoni che non sono mai uguali, quelle originali non so. Ha sempre qualcosa che ti coinvolge. Ogni brano infatti ha una propria tonalità e allo stesso modo un'anima da raccontare. 

Tornando a noi, in un ambito come quello del Carù, quanto è stata determinante nella crescita e nello sviluppo del negozio come attività, questo adattarsi alle varie decadi musicali che comunque negli anni si sono susseguite?
Sì è importante, ma fino a un certo punto: nel senso che, io ho sempre seguito il mio gusto. Per cui faccio arrivare dei dischi a cui non importa a nessuno. Però dopo li vendo, per esempio Roy Buchanan, non sono dischi di moda, sono dischi che vanno a un certo pubblico. Tu quindi devi cercare di seguire la qualità del prodotto, è quello che ho sempre fatto a prescindere dal fatto che sia o meno una cosa di moda.

Qualità e quantità perché comunque, si vede che c'è moltissima qualità in questo negozio.

Ma soprattutto la qualità: proporre dei dischi che normalmente non è che circolino molto…Infatti magari qualcuno può avere un artista preferito che ancora nemmeno conosce, per questo motivo il Carù è sempre stato punto di riferimento anche per conversazione e confronto. Sì ma anche scambi, con gli stessi acquirenti che magari si trovano qui parlando dicendo conosci quello lì conosci quello là… Tutta una cosa così.

Infine, come ultima domanda, le chiedo: per quanto appunto la musica si sia evoluta tanto, un domani, quali sonorità – o artisti – pensa che dal Carù non se ne andranno mai?
Diciamo che gli artisti storici, rimangono. Torniamo al discorso di prima d'altronde, la musica di qualità non se ne andrà mai: che sia un artista di una volta, che non incide più oppure uno che è appena nato però fa musica di qualità… Qui lo troverai sempre.

Riceviamo da Nicholas Chirico e pubblichiamo volentieri