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Diritto alla riparazione, l’Europa vuole che i pezzi di ricambio per elettrodomestici siano disponibili per 7 anni

Pezzi di ricambio disponibili per 7 anni dalla messa in commercio dei nuovi elettrodomestici: è quanto ha in mente il Consiglio europeo in merito al diritto di riparazione. Manca solo il voto finale del Parlamento.

L’Unione europea sta per aprire definitivamente le porte al cosiddetto diritto di riparazione, almeno per quanto riguarda i grandi elettrodomestici come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e televisori. Sulla falsariga dell’innovativa iniziativa presa alcuni mesi fa dalla Francia infatti il Consiglio europeo ha rivisto i requisiti di ecodesign per questo tipo di prodotti, decidendo che le aziende dovranno rendere disponibili i pezzi di ricambio per 7 anni dalla commercializzazione di ogni nuovo prodotto, che salgono a 10 per le lavatrici. L’iter non è ancora concluso ma per la ratifica manca solo il voto del Parlamento.

Inoltre le nuove regole prevedono anche che la sostituzione dei pezzi in questione possa essere effettuata con gli strumenti generici a disposizione dei normali riparatori e non sia quindi necessario utilizzare strumenti in possesso esclusivo del produttore.

“Quelli elettronici sono la frazione di rifiuti che sta crescendo più velocemente al mondo”, ha spiegato lo European Environmental Bureau, che riunisce 150 associazioni ambientaliste in 30 Paesi europei, per la maggior parte membri dell’Unione. “Nell’Ue solo il 35% di essi viene raccolto e trattato in maniera appropriata”.

La riforma però non è del tutto scevra da alcune importanti criticità. Anzitutto infatti per com’è formulata continuerebbe a favorire i riparatori professionali. Con la richiesta di istituire un registro, infatti, solo quelli autorizzati ad effettuare tali interventi potranno ricevere direttamente dalle case produttrici i pezzi di ricambio e anche se il registro non dovesse essere istruito, ogni singolo riparatore dovrà contattare direttamente il produttore.

I manuali inoltre non saranno disponibili pubblicamente e saranno forniti ai riparatori professionisti assieme ai pezzi di ricambio. In questo modo dunque la riparazione comunitaria, come ad esempio quella che si effettua nei Repair Cafè già molto diffusi e affermati in molte nazioni del nord Europa, sarà penalizzata.

Un passo avanti importante comunque è stato fatto, anche a detta delle associazioni di settore, che però adesso auspicano un’azione più decisa e incisiva anche per quanto riguarda gli smartphone.

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