IoT

Dispositivi smart in casa, un’arma per molestatori e stalker

Negli Stati Uniti sta emergendo il lato oscuro dei dispositivi smart domestici. Altoparlanti wireless intelligenti, riscaldamento a controllo remoto, serrature intelligenti e altri cosiddetti "smart object" sono diventanti il nuovo incubo delle donne vittime di stalker ed ex mariti o ex partner soggetti a ordini restrittivi.

Il bacino di rischio è enorme, perché un'indagine del 2010 di Centers for Disease Control ha rilevato che una donna su tre e un uomo su quattro sono vittima di violenza psicologica o stalking. Contemporaneamente una recente indagine di McKinsey ha stimato la presenza di tecnologia smart in circa 29 milioni di case statunitensi, con una crescita annuale del 31%.

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The New York Times ha realizzato un'inchiesta, intervistando più di 30 donne e responsabili delle associazioni anti-abusi di tutto il paese delineando un quadro preoccupante. "Chi chiama (ai call center di supporto, NdR.) dice che i molestatori le monitorano e controllano in remoto tramite le applicazioni e i sistemi smart home", ha spiegato Muneerah Budhwani, operatrice del National Domestic Violence Hotline.

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Si parla di condizionatori che cambiano bruscamente temperatura, senza che nessuno li abbia volutamente toccati. Codici delle serrature delle porte che si resettano ogni giorno. Campanelli che suonano senza che nessuno sia presente davanti alla porta. Conversazioni intercettate grazie agli speaker wireless. E nel peggiore degli scenari, video e foto carpite dai sistemi di video-sorveglianza, con il rischio di "revenge porn" – ovvero che l'intimità della camera da letto venga violata diffondendo contenuti sui siti pornografici.

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Le case produttrici, come Amazon (Echo), Google (Alphabet NEST) e altre, sostengono di non aver avuto ancora segnalazioni in tale senso e non hanno neanche previsto funzioni ad hoc. È pur vero però che l'argomento è molto delicato e, come per ogni abuso, le prime sentinelle a rilevare criticità sono sempre i call center, le associazioni e i legali delle vittime. Le vittime stesse parlano di "smart object" impazziti, e sebbene apparentemente possa sembrare un fenomeno quotidiano marginale, deve essere difficile convivere con questa anomalia. Con una querelle legale in corso molte donne si ritrovano a dover mediare tra l'esigenza di anonimato e quella di segnalare ogni problema.

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Volendo ogni dispositivo può essere disattivato, ma non si può fare a meno di tutto. Si pensi ad esempio al proprio router Wi-Fi o ai termostati. Probabile che in alcuni casi, soprattutto nei nuclei famigliari più abbienti, i sistemi domotici abbiano ormai invaso ogni ambito costringendo a seri interventi e rinnovate spese. Non solo. L'avvocato Jennifer Becker del Legal Momentum, un'associazione per i diritti delle donne, sostiene che la disinstallazione degli apparecchi può contribuire a incrementare il conflitto. "Il molestatore può rilevare la disattivazione e questo può innescare una maggiore violenza".

Ma come è possibile questo diffuso hacking? In verità, come ha spiegato la ricercatrice Melissa Gregg di Intel, la maggior parte dei dispositivi viene installato dagli uomini. Quando la relazione finisce o si concretizza un allontanamento forzato – magari per ordine del giudice – gli stessi compagni o mariti continuano a detenere ogni informazione di accesso remoto. La ricercatrice Jenny Kennedy della RMIT University di Melbourne conferma che spesso le donne non hanno neanche tutte le app sul loro smartphone. Chi ha effettuato l'attivazione e la registrazione ne detiene il controllo.

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E anche sotto il profilo legale le norme appaiono inadeguate. L'avvocato Becker ha spiegato al quotidiano newyorchese che gli ordini di restrizione non prevedono normalmente indicazioni sui dispositivi intelligenti. A volte è troppo tardi oppure ci vuole l'azione preventiva del legale in sede di dibattimento.

"Quando vediamo che esce una nuova tecnologia, le persone spesso pensano 'Wow, la mia vita sarà molto più sicura'", ha dichiarato Katie Ray-Jones, capo della National Domestic Violence Hotline. Ma "noi spesso vediamo l'opposto con chi è sopravvissuto alla violenza domestica".


Tom's Consiglia

Un libro che fa chiarezza sull'argomento: Stalker. Psicopatologia del molestatore assillante