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Elusione fiscale europea: Skype e anche Telecom Italia?

Luxleak tira in ballo il "tax ruling" siglato tra Lussemburgo e Skype, Disney, Telecom Italia e altre 33 imprese. Un mese fa si fecero i nomi di Amazon, Apple, Finmeccanica, Hutchinson, Tele2, Verizon e Vodafone.

"Skype rimarrà con base qui… grazie parzialmente all'ambiente fiscale favorevole che abbiamo creato in Lussemburgo", disse l'attuale presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker nel 2005, quando era Primo Ministro del suo paese. È tutto qui il segreto di Pulcinella che ha permesso per anni ai colossi IT statunitensi (e non solo) di eludere fiscalmente milioni di dollari di tasse europee.

evasione fiscale

Il meccanismo Skype

A novembre 28mila pagine di documenti segreti svelati da L'Espresso, e altre 26 testate di tutto il mondo, grazie al network giornalistico americano The International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), hanno consentito di capire il funzionamento del sistema "Lussemburgo" con 340 aziende coinvolte. In ambito hi-tech sono venuti fuori i nomi di Amazon, Apple, Finmeccanica, Hutchinson, Tele2, Verizon e Vodafone. Adesso un nuovo capitolo di Luxleak tira in ballo il "tax ruling" siglato con Skype (2005-2010), Disney (2009), Telecom Italia (2007) e altre 33 imprese – qui la lista completa.

Secondo The Guardian i documenti dimostrerebbero come Skype abbia usato due società lussemburghesi e una sussidiaria irlandese per gestire le royalty e i profitti secondo uno schema che avrebbe consentito a Skype Technologies in Lussemburgo di non dichiarare "corporation tax" per cinque anni.

Microsoft, attuale proprietaria di Skype, ha già dichiarato non essere responsabile delle attività precedenti al 2011 – quando è avvenuto l'acquisto da eBay. Ad ogni modo tre anni fa sono stati cambiati gli accordi licenziatari quindi non è chiaro se Skype goda ancora degli stessi privilegi avuti nel periodo precedente.

Ma come ha funzionato il meccanismo di elusione? The Guardian spiega che in Lussemburgo confluivano nelle sussidiarie tutti i ricavi generati dal servizio SkypeOut in Europa. In pratica le chiamate a pagamento e altri servizi. Skype Communications non deteneva i diritti intellettuali sul marchio e il software che usava, quindi pagava le licenze a Skype Technologies. Si stima che la seconda abbia inglobato circa 884 milioni di dollari tra il 2006 e il 2011.

La nota curiosa è che la proprietà intellettuale fa capo a Skype Limited in Irlanda, ma dato che è posseduta al 100% da Skype Technologies non avviene ulteriore pagamento di licenze. Skype Technologies però nel 2005 si accorda con il Lussemburgo in modo che consideri un'avvenuta transazione per il pagamento licenze a fronte dei dividenti percepiti. In questo modo Skype Technologies sarebbe riuscita a ottenere uno sconto fiscale del 95%.