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Google nel mirino dell’Antitrust USA, come è avvenuto in Europa

L'Antitrust USA secondo più fonti stampa avrebbe iniziato a indagare su Google: il rischio è che si metta di mezzo anche la politica.

L’Antitrust statunitense, secondo Washington Post, starebbe per avviare un’indagine nei confronti di Google. Tre fonti autorevoli hanno confermato al quotidiano che non sono ancora chiari i dettagli dell’operazione, ma spesso in questi casi il tema è quello dell’abuso di posizione dominante. Una criticità che più di sei anni fa è stata messa sotto la lente, in relazione a ricerca e pubblicità, senza però generare alcuna conseguenza. Ai tempi l’Amministrazione Obama venne aspramente criticata per aver mantenuto una posizione morbida al riguardo.

Il Dipartimento di Giustizia sembrerebbe essere partito proprio dall’analisi dei vecchi accordi stipulati con la Federal Trade Commission. Washington Post ha ricordato come sia i Democratici che i Repubblicani abbiamo iniziato nuovamente a interessarsi al potere che ha Google sulla pubblicità, nel settore mobile, in quello della guida autonoma e in praticamente ogni area tecnologica.

Come vuole la prassi non vi è stata alcun commento ufficiale da parte degli attori in gioco, ma è evidente che qualcosa si stia muovendo. E non è escluso che l’argomento possa diventare anche tema per la prossima campagna elettorale – le presidenziali si terranno il 3 novembre 2020. Recentemente la senatrice democratica Elizabeth Warren ha dichiarato che i colossi hi-tech, come ad esempio Google, “hanno troppo potere e lo stanno usando per danneggiare le piccole imprese e soffocare l’innovazione”. Una presa di posizione un po’ estrema, che ricorda però l’opinione diffusa negli ambienti industriali europei dove la concorrenza di Google in alcuni ambiti viene considerata anti-concorrenziale.

A dimostrazione di questa tesi basta considerare la recente multa antitrust europea da 1,49 miliardi di euro per la piattaforma pubblicitaria AdSense, quella da 4,3 miliardi del 2018 in relazione al mercato mobile e quella del 2017 da 2,4 miliardi per i servizi di comparazione e shopping. Insomma, l’Europa si è messa avanti, gli Stati Uniti si svegliano adesso. È pur vero però che al di là dell’oceano il dominio di mercato di Google è più sfumato poiché ci sono concorrenti più grandi. E le norme non prevedono sanzioni per chi detiene posizioni dominanti, bensì per chi attua abusi di posizione dominante.

Ad ogni modo, se dovessero emergere le medesime criticità scoperte da Bruxelles, Google rischierebbe negli Stati Uniti sanzioni record.