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Google vi mette il preservativo, ricerche più sicure

Google ha cominciato la conversione alla modalità https per tutte le ricerche effettuate dagli utenti registrati. Sarà più difficile sottrarre i dati su reti pubbliche, e gli editori online avranno meno dati statistici. Nessun cambiamento invece per il circuito pubblicitario.

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Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 19/10/2011 alle 17:01 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:35
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Google ha deciso di applicare la connessione sicura SSL a tutte le ricerche eseguite online. L'azienda ha stabilito che la latenza che ne consegue non è un prezzo troppo alto da pagare se in cambio si hanno connessioni più protette. Nelle prossime settimane tutti gli utenti registrati si troveranno a usare una connessione SSL - che fino a oggi era opzionale tranne che in Gmail.

L'indirizzo del motore di ricerca diventerà quindi https://www.google.com, invece dell'attuale http://www.google.com. Secondo la casa di Mountain View il primo obiettivo è proteggere da intrusioni le ricerche eseguite da utenti registrati, possibili per esempio quando ci si collega a reti Wi-Fi pubbliche, come quelle degli aeroporti o di molti locali.

Le nostre parole parlano di noi

C'è però una conseguenza molto più rilevante, ma non per gli utenti finali. Al momento quando si clicca su un risultato, senza connessione SSL, il sito di destinazione conosce la parola che avevamo usato per cercarla, e infatti in molti casi la vediamo evidenziata. Questa informazione è accessibile anche agli strumenti di analisi installati, come il noto Google Analytics.

Con la connessione SSL tutto questo non accadrà più, e i proprietari dei siti non conosceranno più le parole chiave usate dagli utenti che li raggiungono. Per fare un esempio, noi oggi sappiamo che tra le parole di ricerca più comuni che portano a Tom's Hardware c'è proprio "tomshw.it" (hey, a proposito, c'è la barra degli indirizzi per quello); con la connessione SSL non avremo più questa informazione.

Per chi gestisce un sito web si tratta di un cambiamento potenzialmente molto rilevante, perché molti si sforzano - anche troppo - di creare contenuti ottimizzati per le parole chiave più usate. Google concederà solo un'informazione generica sulle keyword più comuni degli ultimi 30 giorni. Per quegli editori o blogger concentrati sulla produzione di contenuti originali e interessanti, tuttavia, non dovrebbe cambiare molto.

Tutti l'hanno cercato, ma pochi lo ammetteranno

Ovviamente cambia molto anche l'approccio alla privacy dell'utente finale, che potrà effettuare ogni tipo di ricerca senza particolari preoccupazioni. La protezione quando si usano reti pubbliche è probabilmente l'aspetto più rilevante, mentre l'oscuramento dei dati analitici è probabilmente quasi irrilevante. Anche perché, per quanto riguarda la pubblicità le parole inserite nel campo di ricerca continueranno a essere ben visibili.

Google potrebbe limitarsi a mostrare gli annunci relativi a una certa parola, ma ha preferito continuare a fornire dati statistici più precisi ai propri clienti. Intuire la ragione è facile: se i dati sono meno precisi il cliente non può raffinare la propria attività, e sarà disposto a pagare meno la promozione su Google - soprattutto perché gli altri fornitori di spazi non impongono limiti di questo tipo.

In ogni caso gli inserzionisti non potranno creare pagine speciali costruite sulle keyword, perché in questo caso valgono gli stessi limiti descritti per gli editori.

La scelta di Google non è quindi priva di ombre, ma si è comunque meritata l'apprezzamento (con qualche riserva) della Electronic Frontier Foundation. Nessuno degli altri motori di ricerca offre connessioni protette.

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