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Sicurezza

Hacktivisti in calo secondo IBM, dal 2015 attacchi diminuiti del 95%

Gli hacktivisti sono in calo? Da un report di IBM parrebbe di sì. I dati infatti parlano di una diminuzione degli atatcchi del 95% dal 2015 a oggi.

Le operazioni degli hacktivisti in Rete sarebbero in calo. Addirittura dal 2015 gli attacchi sarebbero crollati, con una diminuzione del 95%: a dirlo è IBM nel suo report annuale IBM X-Force Threat Intelligence Index 2019. Stando ai dati snocciolati dal colosso infatti si è passati dai 35 attacchi noti del 2015 a soli 2 attacchi nel 2018 e addirittura zero in questa prima metà di 2019. Il crollo sarebbe dovuto a un’uscita di scena del gruppo Anonymous e agli sforzi congiunti delle forze di polizia in tutto il mondo.

In Italia però l’esperienza recente sembra dirci il contrario, visti gli attacchi portati a termine dal gruppo di hacktivisti LulzSec. Prima di procedere è quindi necessario comprendere anzitutto cosa si intende per hacktivisti e hacktivismo e la natura stessa di questo movimento. Il termine, che ovviamente è un portmanteau che unisce le parole hacker e attivismo, indica alcune pratiche dell’azione diretta digitale, una sorta di disobbedienza civile praticata attraverso i sistemi tipici degli hacker. In pratica si effettuano veri e propri attacchi ai danni di enti pubblici e privati, ma non al fine di trafugare dati bensì di dare un segnale su questo o quell’argomento. Una sorta di protesta hi-tech insomma.

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Già questa caratteristica complica un po’ la situazione perché potrebbe non essere semplice riconoscere gli obiettivi “politici”, soprattutto nel caso in cui non siano rivendicati. Ma il problema principale è che la stessa scena degli hacktivisti è composita, caotica e in costante fermento e diversi sono i gruppi che si richiamano ad altri, a volte senza in realtà mai aver avuto legami di sorta, se non ideologici, senza contare che spesso le affiliazioni sono state poi rigettate.

Proprio questa peculiarità sarebbe alla base dell’uscita di scena di Anonymous secondo IBM. ‎il gruppo, che in passato era da solo responsabile del 45% di tutti gli attacchi di questo tipo, ha iniziato a sfaldarsi proprio nel 2016, a causa delle dichiarazioni di adesione al movimento da parte di “Anon” falsi, che hanno approfittato del nome per portare avanti in realtà le proprie battaglie, che Anonymous non condivideva.

A più riprese poi sono stati gli stessi governi nazionali a cercare di addossare agli hacktivisti colpe non loro, come ha fatto a volte la Russia parlando di attacchi hacker che avrebbe invece svolto in prima persona ai danni di nazioni avversarie.

Infine dal 2011 in Paesi come Stati Uniti, Turchia e Regno uniti ci sono stati diverse decine di arresti, mentre alcuni gruppi come LulzSec Sabu hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine, diventando informatori ed erodendo quindi dall’interno il movimento hacktivista.

Al netto comunque delle difficoltà di attribuire e persino riconoscere con certezza gli attacchi da attribuire agli hacktivisti, IBM resta cauta e se è vero che l’attività in rete è diminuita, è pur vero che potrebbe riprendere velocemente nel caso in cui mutate condizioni politiche, consentissero una rapida riorganizzazione dei ranghi. Insomma la natura di questo movimento è di per sé incostante e ciclica, quindi gli esperti di cybersicurezza non possono assolutamente abbassare le difese.