Spazio e Scienze

I rover europei per le missioni su Marte superano i test nel deserto del Marocco

Il deserto del Sahara, nei pressi del confine fra Marocco e Algeria, è stato teatro fino a poco tempo fa dei test di tre rover dell’ESA progettati per missioni su Marte. 40 ingegneri europei hanno testato i sistemi di navigazione automatica dei rover nell’ambito del progetto PERASPERA, coordinato dall’ESA e finanziato dall’Unione europea mediante il programma Horizon 2020. Sono coinvolte le agenzie spaziali di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Gli ingegneri hanno scelto questo ambiente desolato e spazzato dal vento per le molte somiglianze con Marte.

Un’idea diffusa, considerato che in questo pezzetto di deserto si susseguono troupe cinematografiche di Hollywood, documentaristi cinesi, e anche gli esperti del National Geographic per la serie TV “Marte” trasmessa anche in Italia.

Nel caso degli scienziati europei, l’obiettivo era “testare le tecnologie di robotica da impiegare nella futura esplorazione planetaria, perché il suolo, le rocce, le dune, l’ambiente in generale, sono molto simili alla superficie di Marte” ha spiegato Christos Ampatzis.

Test sul campo come questi sono necessari, perché le prove di laboratorio non possono tenere conto di tutte le varianti a cui la Natura sottopone i rover, “dall’intensità della luce alla forma del paesaggio, alla composizione e ai colori della sabbia e della roccia”. Ecco perché è fondamentale operare all’aperto, per accertarsi che i sistemi funzionano in situazioni molto più complesse ed elaborate di quanto si possa simulare.

I rover hanno superato la prima fase di test, adesso PERASPERA entra in una nuova fase di sviluppo che dovrebbe portare a una missione nello Spazio per verificare che tutto funzioni anche in orbita. L’obiettivo ultimo di questo progetto è migliorare la competitività dell’Europa in fatto di tecnologie robotiche spaziali.

Marte vi appassiona? Leggete Progetto Marte. Storie di uomini e astronavi, scritto da  Wernher von Braun e tradotto dal grande Giovanni Bignami.