Fotografia

Impressioni d’uso

Pagina 6: Impressioni d’uso

Abbiamo scattato migliaia di foto con la DMC-GX9, senza però poterla utilizzare in condizioni particolari in quanto, a differenza della GX8, non offre la tropicalizzazione del corpo macchina.

Il Panasonic Leica DG 12-60mm f/2.8-4.0 ASPH OIS montato sulla GX9: questo obiettivo è tropicalizzato, quindi resistente a polvere e ad umidità, mentre il corpo macchina non lo è

Per fortuna, la GX9 offre anche qualcosa in più della GX8, come per esempio la possibilità di selezionare delle (SCN) che sono state aggiunte sulla ghiera dei modi: probabilmente sul precedente e più “professionale” modello non erano ritenute indispensabili.

Ai vari Photo Style, Panasonic ha aggiunto su questo modello L. Monochrome D (un modo B&W ad alta dinamica che enfatizza il contrasto tra luci e ombre) e Grain Effect che, se combinati, creano un effetto che ricorda molto la pellicola.

Una funzione introdotta di dubbia utilità, secondo il nostro parere, è quella denominata Risoluzione Intelligente, che permette di riprendere immagini con un’aumentata percezione di nitidezza e profili nettamente più definiti. Dalle prove effettuate, non abbiamo infatti riscontrato differenze consistenti cambiando le varie impostazioni legate a questa funzione.

i Resolution (off, low, standard, high): solo in high (ultima foto in basso a destra) si notano delle differenze rispetto a off (prima foto in alto a sinistra)
Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

Per una maggiore libertà creativa, su questo modello sono stati aggiunti il bracketing della messa a fuoco e del diaframma. Con Focus Bracket è possibile scattare fino a 999 immagini a distanze focali diverse. Aperture Bracket consente invece agli utenti di ottenere scatti multipli con profondità di campo diverse. L’utente può successivamente selezionare lo scatto con il miglior livello di messa a fuoco o la profondità di campo più adatti. Altra peculiarità è data dalla possibilità di elaborare il formato RAW direttamente in camera senza usare il computer.

Lumix GX9 offre anche modalità più ricercate, come l’esposizione multipla e l’animazione in time lapse e stop motion.

La grafica del monitor è chiara e ben leggibile, come ci ha abituato Panasonic, e la logica dei menù permette di familiarizzare velocemente con la fotocamera, anche se per alcune funzioni specifiche (Post Focus, Focus Stacking e tutte quelle legate al 4K PHOTO ad esempio) è consigliabile una lettura del manuale d’uso, vista la versatilità della macchina.

Funzionale il monitor LCD TFT inclinabile con controllo touch statico da 1,24 Mpixel. Ha una copertura del 100% e possibilità di regolare luminosità, contrasto, saturazione, rosso, blu.

Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

Nella zona posteriore si evidenzia anche il mirino elettronico LVF LCD angolabile di 90°, ovviamente con sensore di prossimità. Ha una risoluzione di 2,76 Mpixel ed un eyepoint di 17,5 mm.

Il mirino elettronico della GX9 purtroppo non regge il confronto con i modelli OLED della stessa Casa; si evidenziano infatti gli svantaggi rispetto a questa tecnologia (minor angolo di visione, color tearing ecc.) e in più il sistema di traguardazione ottica che “porta” l’immagine dal piccolo pannello LCD all’oculare rende difficile la visione (leggero sdoppiamento di immagine) se l’occhio non è perfettamente centrato
Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

Già dai primi scatti si apprezza l’efficacia dell’autofocus in termini sia di velocità che di accuratezza, che anche se si tratta della versione più semplificata a 49 punti rispetto ai 225 della G9 riconferma le prestazioni del sistema DFD a contrasto.

Lo shutter lag ridotto (parliamo di circa 0,15 sec. nel modo AF ad area singola) permette d’immortalare i soggetti esattamente nell’istante desiderato e quando è necessario riprendere raffiche in sequenza la macchina arriva a scattare 9 fps con AFS. Con la macchina in pre-fuoco, il tempo necessario a catturare l’immagine una volta premuto a metà il tasto di scatto è di 0,05 sec.

Con il flash di pop-up abilitato i tempi si allungano fino ad arrivare a 0,36 sec. e si percepisce il classico ritardo. A proposito del flash, la piccola unità interna TTL ha un numero di guida limitato a 6 e una velocità di sincronizzazione massima di 1/200 sec. I modi di funzionamento (tutti con o senza riduzione occhi rossi) sono: automatico, sempre attivo, sincro lenta e sempre disattivato.

A differenza della precedente GX8, la GX9 dispone di flash di popup integrato
Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

La qualità globale dell’immagine è l’aspetto che più abbiamo apprezzato della GX9, soprattutto se utilizzata con i migliori obiettivi dell’ampio catalogo Panasonic. La mirrorless ci è stata fornita in kit con il LUMIX G VARIO 12-60mm F/3,5-5,6 POWER O.I.S. e con il LEICA DG SUMMILUX 25mm F1.4 ASPH.

Riguardo allo zoom, quello che è emerso è un’elevata incisività e potere risolvente soprattutto alle focali grandangolari, anche a TA, con solo qualche problema nella correzione della dell’aberrazione cromatica laterale in condizioni di forte contrasto scattando in formato 16:9. Il Leica da 25 mm, equivalente ad uno standard in formato FF, offre la “pasta” di un’ottica fissa con un bokeh particolarmente piacevole scattando a diaframmi aperti e a distanze dal soggetto relativamente contenute:

LEICA DG SUMMILUX 25mm F1.4 ASPH a f/1.8
Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

Ovviamente, alla qualità dell’immagine contribuiscono anche le caratteristiche del nuovo sensore e processore d’immagine:

Il sensore della GX9 misura 17,3 mm x 13,0 mm per un’area di 225 mm2
Recensione Panasonic Lumix DC-GX9

Tenuto conto che si tratta di una Micro 4/3, il rumore è sufficientemente contenuto sino a ISO 6400 e anche oltre si può comunque scattare.

Nulla da eccepire anche riguardo alla qualità dei filmati registrabili e degli strumenti messi a disposizione da Panasonic per ottenerli. Da questo punto di vista, il costruttore giapponese ha molto da dire. Ad esempio, la combinazione del sistema di stabilizzazione elettronico e della livella permettono riprese video stabili, prive di vibrazioni, capaci di contrastare ogni movimento involontario delle mani. L’autofocus è sempre progressivo in modo che la transizione dei piani sia graduale, in condizioni di buona illuminazione non sgancia praticamente mai se non per qualche decina di frame.