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Indagine su Booking in Italia: presunta evasione IVA da milioni di euro

Booking, come riporta Il Sole 24 Ore, è sotto indagine per presunti reati fiscali. La Procura di Genova sta indagando.

Booking.com è oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica di Genova per presunti reati fiscali, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore. Le fonti del noto quotidiano finanziario sostengono che l’intermediazione della piattaforma di prenotazione abbia generato tra il 2013 e il 2019 una presunta evasione di imposta sul valore aggiunto di circa 350 milioni di euro. Il calcolo si deve a una stima sul valore di affari, che solo nel 2017 ha registrato un’impennata del 30%.

Il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Giancarlo Vona in collaborazione con il primo gruppo della Guardia di finanza di Genova stanno ricostruendo il sistema. In verità a grandi linee la modalità di gestione fiscale europea dei grandi gruppi hi-tech è nota, ma l’indagine ha bisogno del riscontro di ogni dettaglio. In questo caso Booking, come spiega Il Sole 24 Ore, dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta affidandosi a un rappresentate fiscale italiano oppure registrarsi direttamente nel nostro paese. Invece sfrutta le relazioni tra le attività nazionali, la sede UE olandese e la sede fiscale situata nel Delaware (USA).

La principale criticità – che poi hai fatto scattare le indagini – è legata alla gestione dell’IVA. La GdF infatti a scoperto in sede preliminare che su alcuni appartamenti in affitto della provincia di Genova non veniva applicata. Le banche dati e le documentazioni societarie hanno svelato questa mancanza sull’intermediazione con i privati e la stessa Federalberghi ha confermato che la società “emette fatture senza IVA italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto ‘reverse charge’ anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l’evasione totale dell’imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura”.

In verità, come sostiene l’Agenzia delle Entrate e ha ricordato la Federalberghi, dovrebbe essere sempre applicata sulle commissioni pagate ai portali che operano nella UE. “Se la struttura ricettiva ha la partita IVA, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita IVA, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana”, ha sottolineato la società di categoria.

L’Olanda ha negato ogni illecito e l’ordine di indagine europeo non ha consentito quindi di ottenere documentazioni.