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Infratel, buco nella copertura ultrabroadband: gli operatori non hanno rispettato i piani

L’ultima mappattura (marzo 2019) delle Aree Grigie e Nere realizzata da Infratel, in collaborazione con gli operatori, potrebbe far preoccupare gli italiani sulla diffusione dei servizi ultrabroadband. “La copertura di rete realizzata al 2018 è stata inferiore a quanto dichiarato nelle consultazioni precedenti, la copertura complessiva a fine 2018 è pari al 78% di quella prevista nella consultazione del 2015“, si legge nel documento della società in-house del MISE dedicata alle infrastrutture TLC. “Non risultano infatti coperti al 2018 circa 3,2 milioni di indirizzi civici”.

Cosa vuol dire questo? Semplicemente che nelle aree competitive e in quelle dove è presente un unico operatore i progetti di sviluppo pianificati in precedenza – ai tempi dell’avvio del piano BUL nel 2017 – sono stati corretti al ribasso di circa il 22%. Qui il dettaglio regione per regione. Non è un caso quindi che Infratel stessa sottolinea l’eventualità di nuovi ulteriori interventi pubblici.

“La consultazione è iniziata il 18 Gennaio e si è conclusa il 15 Maggio 2019, dopo il completamento della fase di interazione e di chiarimento con gli operatori”, prosegue la nota. “Gli operatori hanno fornito i dati per ciascun indirizzo civico – oltre 19,8 milioni – ricadente nelle aree grigie e nere in 4.250 comuni italiani per 25,8 milioni di unità immobiliari. I rimanenti 12 milioni di indirizzi civici, in oltre 6.700 comuni italiani sono oggetto dell’intervento pubblico nelle cosiddette aree bianche”.

I civici nelle aree pienamente competitive, quindi con almeno due operatori in loco, sono il 32,7% dei civici messi a consultazione e sono “in grado di erogare servizi Over 100 Mbit/s” potenzialmente aggiornabili per raggiungere 1 Gbps.

“Per la conclusione del processo di consultazione sarà richiesto, come da orientamenti europei, che gli operatori sottoscrivano specifici accordi contrattuali con gli impegni di copertura dichiarati“, conclude Infratel. “Infratel avvierà inoltre tavoli tecnici con gli operatori per le aree dichiarate coperte con tecnologie FWA e VDSL con velocità maggiore di 100Mbit/s per gli approfondimenti tecnologici”.

Lo scenario ultrabroadband è emblematico perché risulta che entro la fine del 2019 il 54% dei civici sarà coperto da VDSL over 100 Mbps, mentre per la fibra ottica “over 100” si parla del 18% e per il Fixed Wireless Access “over 100” dell’11%. Nel 2020 salirà solo la fibra ottica e FWA, mentre il VDSL perderà due punti percentuali. E lo stesso avverrà praticamente nel 2021.

Il problema di fondo è che rispetto alle dichiarazioni del 2017 mancano all’appello circa il 18,1% di civici cablati in fibra, il 9,6% di VDSL, il 45,4% di FWA. Lo scenario complessivo previsionale vede per le aree grigie e nere al 2021 una forte componente di VDSL/FWA Over 100% e marginalmente fibra ottica Over 100, ad esclusione di aree più fortunate come Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trento e Lazio.

Per quanto riguarda invece la previsione totale dei civici – considerando tutte le aree nere, grigie e bianche – si rileva la prospettiva di 31 milioni di civici cablati, di cui il 29% VDSL Over 100, il 26% rete pubblica fibra Over 100, il 21% fibra Over 100, l’11% Over 100 FWA, il 10% rete pubblica Over 30 e circa il 3% Over 30 FWA.

Infratel ha intenzione di approfondire tecnicamente con gli operatori soprattutto le prospettive delle aree coperte con FWA over 100 e VDSL over 100. Alla consultazione pubblica hanno risposto 37 operatori, di cui 13 non avevano partecipato a quella precedente del 2017. Sette hanno risposto a quella del 2017 ma non a questa: A2A Smart City, KPNWEST Italia, Vodafone Italia, Enter, Trivenet, NET-IT e Valcom Calabria.