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Internet e servizi online, Italia quart’ultima in Europa

Italia al venticinquesimo posto su 28 nazioni dell'Unione europea in quanto a servizi online e connettività: è questo il risultato impietoso restituito dal DESI (Digital Economy and Society Index), il rapporto annuale stilato dal Commissione europea sullo stato dell'economia digitale nell'Unione europea. Un risultato ancora più grave in quanto occupiamo quella stessa posizione per il […]

Italia al venticinquesimo posto su 28 nazioni dell'Unione europea in quanto a servizi online e connettività: è questo il risultato impietoso restituito dal DESI (Digital Economy and Society Index), il rapporto annuale stilato dal Commissione europea sullo stato dell'economia digitale nell'Unione europea. Un risultato ancora più grave in quanto occupiamo quella stessa posizione per il quarto anno consecutivo e perché peggio di noi fanno soltanto Bulgaria, Romania e Grecia.

Nonostante dunque l'accelerazione di questi ultimi anni nel portare fibra ottica e banda ultralarga in tutto il Paese grazie all'azione di diversi attori come Open Fiber e Flash Fiber (TIM e Fastweb), il gap tecnologico da recuperare è talmente grande che i nostri progressi sono compensati da quelli degli altri Paesi, che corrono anche più velocemente.

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Ma il problema non riguarda soltanto la connettività, dove pure il rapporto ci riconosce il notevole sforzo e qualche progresso (che sarà forse più evidente nel prossimo DESI, che sarà basato sui dati del 2018). L'indice infatti prende in considerazione diversi parametri: oltre alla connettività c'è infatti il capitale umano (25esimi), l'uso dei servizi Internet (27esimi), l'integrazione delle tecnologie digitali (20esimi) e la disponibilità di servizi pubblici digitali (19esimi).

I limiti dunque sono sempre gli stessi: una preoccupante mancanza di competenze digitali nella popolazione, con conseguente basso utilizzo di servizi, contenuti e comunicazioni digitali. Insomma, non sono solo le infrastrutture materiali a essere arretrate ma anche la nostra cultura, che sui grandi numeri resta refrattaria all'innovazione tecnologica, nonostante qualche timido tentativo come l'introduzione dell'informatica già a partire dalle elementari (chi ha figli piccoli conosce il reale valore del programma). Servirebbe insomma un cambio di passo politico che miri a sviluppare una cultura del digitale oltre che un'infrastruttura adeguata, ma purtroppo questo sembra destinato a restare un argomento secondario nell'agenda politica interna.