e-Gov

Io voglio fare lo Youtuber per tutta la vita

"Io voglio fare lo Youtuber per tutta la vita. Mi ci vedo farlo anche a 40 anni. Coltivo il mio canale senza esagerare. Ci tengo", dice il venticinquenne CiccioGamer89 mentre mangia un piatto di spaghetti di riso. Siamo in uno di quei ristoranti cino-giapponesi che potresti immaginare solo a Milano. È enorme. Tra il kitsch (cacchio, è tutto rosa!) e il gangsta (tavoloni rotondi rubati alla mala). Nel regno dell'all-you-can-eat ci sono J0k3r, CiccioGamer89, St3pNY, Vegas e Quei due sul server. Roma, Firenze, Napoli e Termoli. Il filo conduttore è il loro successo su YouTube e anche l'adesione al Tom's Hardware Network. Sono sei, ma in verità è come se fossi seduto insieme al loro milione di follower.

CiccioGamer89

Sono le nuove rockstar italiane del mondo gamer. Chi più, chi meno. "La gente segue gli youtuber come se fossero personaggi del cinema o della TV, ma li sente più vicini", mi dice Vegas nel backstage della Games Week 2014, conclusasi domenica scorsa. "Se andassero in televisione però ne pagherebbero le conseguenze, verrebbero discriminati nell'ambiente".

Ammetto di essermi avvicinato al fenomeno con la curiosità dell'esploratore. Se guardi su YouTube i loro filmati e sei nato negli anni '70 o prima è possibile che tu rimanga basito. Il primo pensiero magari è "che stupidi!", ma è solo perché sei anziano. Ti mancano i riferimenti. È un rigetto generazionale. Oggi non ti verrebbe mai in mente di invitare un amico a giocare a casa, mentre i tuoi pargoli scorrazzano, e sghignazzare sui titoli del momento.

StepNY

CiccioGamer89, St3pNY e anche gli altri sono compagni di gioco che mentre fanno una recensione oppure fraggano un cattivo sparano battute e gag a raffica. Di solito il video (rigorosamente HD) è a tutto schermo con un riquadrino che mostra lo Youtuber cuffiato e microfonato. È intrattenimento puro. Liquido che scorre in centinaia di ore di gioco. "Un anno ho vinto il campionato italiano di Gears of War, proprio qui a Milano", ricorda CiccioGamer89. Io lo guardo, sgrano gli occhi e penso: "allora esistono questi giocatori".

CiccioGamer89 – quasi 400mila iscritti su YouTube e 120mila fan su Facebook – è grande. Anche nelle dimensioni, voluminoso come suo fratello J0k3r (135.905 follower). Vestono da rapper con gli abiti lunghi e morbidi, ma barbe e capigliatura sono curate a fil di macchinetta elettrica. CiccioGamer89 ha una cuore grande. Non si stenta a capire il suo seguito. "Io non mi incazzo mai, ma se mi incazzo!", ripete come un mantra quando cita vecchie ruggini o sgambetti fra colleghi. È l'indole del buono che vorrebbe essere più cattivo nei momenti opportuni. È romano. Esuberante. Ti conquista.

J0k3r 

Poi c'è St3pNY. Un ragazzo fiorentino che ha iniziato qualche anno fa. "Poi ho interrotto, sono andato a lavorare in uno studio di commercialista. Il capo mi trattava male. Me ne sono andato e adesso registro e pubblico anche tre video al giorno". Meglio così: un commercialista in meno, e uno youtuber in più. Dietro ai suoi occhiali dalla montatura nera c'è la verve umoristica toscanaccia. L'ho visto assaggiare una caramella giapponese al gusto di riccio di mare, registrare tutto a video, e quasi vomitare un istante dopo. A camere spente.

A 20 anni le bischerate le abbiamo fatte tutti – "Amici miei" insegnano – ma non le riprendevamo con gli smartphone. Oggi invece tutto può essere degno di diffusione globale, se c'è di mezzo un giullare 2.0. Uno come Fiorello sarebbe stato un perfetto YouTuber.

A quel tavolo rosa pallido, mentre i solerti camerieri cinesi continuavano a portare cose che non avevamo ordinato, ho visto dei ragazzi brillanti. Compagni di scuola che tutti abbiamo avuto in classe. Leader nati. Se mia figlia o figlio un giorno preferissero loro alla televisione non avrei nulla da ridire.

Quei due sul server

"Si vede che sono bravi ragazzi", mi dice una mamma durante la GamesWeek 2014, mentre suo figlio è in attesa di uno scatto con St3pNY. Ci sono anche bimbi delle elementari in fila per un autografo e un selfie. Fanno tenerezza. Quegli occhi sgranati tipo manga giapponese li ho già visti ai concerti di Ambra Angiolini quasi 20 anni fa. Oh, che sia chiaro… ero nella "security"… mica fra gli spettatori.

La vita dello YouTuber è comunque dura perché dietro alle pubblicazioni di video c'è molto lavoro di montaggio, editing, rendering e tutte le attività che conoscono bene i videomaker. C'è chi ha problemi di connessione a Internet – la velocità di uploading è fondamentale – e chi si informa sulle novità hardware. "Quale processore accelera di più il rendering, qual è la scheda video migliore per giocare e fare rendering" e quindi giù discussioni su configurazioni e quant'altro.

Nessuno parla di soldi ma di visualizzazioni. Tizio fa questo, caio mi parla alle spalle. La posta è altissima. Le campagne pubblicitarie su YouTube possono fruttare diverse migliaia di euro al mese. Favij è un nome che ogni tanto viene fuori: lui però è nell'Olimpo dei gamer. Ha oltre 1,2 milioni di iscritti e per questo è stato premiato alla Games Week con il Golden Play Button Award.

Games Week 2014 (photo Pino Bruno)

Nell'ambiente ci sono amicizie ma anche tante rivalità, ma non nei confronti di Favij. Lui è un 19enne di Borgaro Torinese della stessa pasta di quelli che stanno sbranando sushi con salsa al Tabasco, Tiramisù e biscottini di pesce (?). Vengono dal basso.

"Si possono contattare e loro rispondono", mi dice una delle poche ragazze presenti in fiera. "È una cosa positiva. Mi hanno sempre detto che devo fare il lavoro che mi piace, non vedo perché loro non dovrebbero farlo. Vorrei anch'io un giorno. Avevo dei progetti…".

Piacciono gli YouTuber perché "sono come noi", dice un altro ragazzo. A sedici anni la vita scorre tra scuola e magari qualche sport, ma la console è una certezza. "Prima di comprare un gioco voglio vederlo per bene. Mi piace quando fanno i video delle recensioni. Ho fatto la cavolata l'anno scorso quando ho acquistato un gioco che si è rivelato una m…".

###old3195###old

Lo stand di Unieuro, un centro commerciale in miniatura dentro la Games Week, è stato preso d'assalto. Inizialmente il motivo non era chiaro, poi si è scoperto che le promozioni erano da urlo. Sconti anche del 50% per alcuni giochi nuovi di zecca. Hanno venduto accessori, gadget e ogni tipo di gioco a prezzi da fiera. Secondo indiscrezioni la nota catena italiana avrebbe fatturato in tre giorni circa 1 milione di euro. L'indicazione è verosimile soprattutto se si considera che il numero di presenze quest'anno ha raggiunto quota 100mila – il 50% in più rispetto al 2013.

Lo si intuiva anche dalle enormi file per giocare alle anteprime di oltre 40 titoli di videogiochi attesi nei negozi tra Natale e inizio 2015 – la coda per Call of Duty Advanced Warfare è durata fino a domenica sera.

Mentre camminavo in fiera con indosso il pass sentivo quasi una vertigine. Come partecipare a un mega-concerto epocale. Tipo i Pink Floyd nel 1989 a Venezia o i Guns 'N Roses a Torino nel 1992. Sì lo so, è un parallelo irriguardoso, ma il mondo dei videogiochi ha oggi lo stesso valore emotivo che aveva la musica per i giovani di ieri. I grandi franchise come Call od Duty, FIFA o GTA stanno facendo tremare Hollywood. Ormai fatturano più i giochi che i film.

Ho intervistato decine di ragazzi alla GamesWeek e tutti mi hanno confermato il tradimento nei confronti della televisione. Ormai la "guardano solo mamma e papà" in casa. Va bene qualche film e le serie come Walking Dead. Ma se uno si annoia si gioca alla console, si guardano i video degli YouTuber su smartphone e si pastura Facebook di "Mi piace" nella speranza di trovare un'anima gemella.

"Eccoli qui, gli amici miei. Cari amici… YouTuber", avrebbe detto il Perozzi.