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La videosorveglianza occulta sul posto di lavoro è legale ma solo in alcune circostanze

La videosorveglianza occulta sul posto di lavoro non può diventare una prassi ordinaria, ma è ammissibile in alcune circostanze almeno secondo la Corte di Strasburgo e lo stesso Garante della Privacy italiano. La settimana scorsa la Grand Chamber della Corte Europea per i diritti umani ha sentenziato, facendo riferimento a un caso di violazione della privacy relativo a diversi cassieri di un supermercato spagnolo, che l’impiego di telecamere nascoste è tollerato solo se vi è sospetto di gravi illeciti, come l’ammanco di denaro, se la circostanza è specifica e se è limitato nel tempo.

Insomma, come prevedono le norme, la videosorveglianza può essere impiegata a scopi di sicurezza e a tutti i dipendenti va comunicata l’esatta posizione di ogni dispositivo. Ma se si manifesta una criticità che richiede “indagine” è possibile un impiego limitato delle apparecchiature allo scopo di svelarne i dettagli.

“La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo”, ha sottolineato il presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro.

Nello specifico caso “vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi”. Da ricordare infatti che ben 14 dipendenti del supermercato spagnolo sono stati licenziati poiché responsabili dei furti di denaro.

Il Garante ha ribadito che la videosorveglianza occulta è ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. “Non può dunque diventare una prassi ordinaria”. Si parla insomma di “rigorosa proporzionalità e non eccedenza”. Per Soro quindi si conferma l’esigenza di “di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.

Come ricorda però l’esperta Carola Frediani, nella sua newsletter settimanale, tre giudici su sedici hanno espresso perplessità sul sistema impiegato: sarebbe stato possibile usare una soluzione meno invasiva.