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L’antipirateria italiana rende più famose le piattaforme pirata grazie ai blocchi

Il Presidente dell'AGCOM si dice soddisfatto dei 46 ordini di blocco degli accessi a siti pirata, proprio mentre uno studio dell'Università di Padova conferma che le inibizioni fanno il gioco della pirateria. Angelo Marcello Cardani mercoledì nel corso della sua relazione annuale ha parlato di 209 istanze ricevute nel 2014: delle 134 avviate ben 70 hanno portato ad adeguamento spontaneo mentre 46 si sono risolte con l'inibizione dei siti. Il problema però è che quando si dà notizia di queste azioni antipirateria, dato che i server sono normalmente all'estero, i blocchi attuati dai provider sono virtuali. Basta cambiare i DNS ed ecco aprirsi un mondo di novità.

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D'altronde lo vediamo anche nei commenti delle notizie: "Grazie, questo sito non lo conoscevo, vado subito a vederlo". Insomma, il nuovo regolamento antipirateria in vigore dal 31 marzo 2014 non funziona, anche se l'AGCOM festeggia il blocco di sei siti con 5 milioni di file musicali illegali.

"Bilancio positivo" per Cardani. Eppure il Professore di Ingegneria Informatica Giorgio Clemente dell'Università di Padova ha recentemente firmato un rapporto dal titolo "Gli effetti sulla pirateria dei provvedimenti AGCOM in materia di diritto d'autore, 2014-2015" che sembrerebbe confermare il contrario. Con l'analisi degli accessi ai siti Torrent, dei portali streaming e di linking, inibiti dall'AGCOM, ha scoperto che dopo ogni azione il traffico aumenta.

Un caso emblematico è quello di Cineblog01, bloccato ad aprile 2014 quanto aveva 106mila utenti italiani provenienti da motore di ricerca. Dopodiché a febbraio 2015, quando ormai tutti lo conoscevano, ecco sforata quota 2.294.000. È vero che il nome nel tempo può cambiare leggermente, ma la sostanza è che la community intorno cresce.

Insomma il paradosso è che l'azione antipirateria italiana è diventata di fatto il veicolo promozionale più potente mai visto sulla scena.