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Le IA? Inquinano cinque volte più di un’auto

I risultati di una ricerca effettuata dall'Università del Massachusetts non lasciano adito a dubbi: addestrare un'IA produce cinque volte la quantità di anidride carbonica che produrrebbe un'automobile media statunitense durante il suo intero ciclo vitale.

L‘IA rappresenta il futuro della tecnologia in moltissimi campi, dalle smart city alle automobili a guida autonoma, dalla domotica fino agli smartphone, ma ci siamo mai interrogati sul suo impatto ambientale? I ricercatori dell’Università del Massachusetts a quanto pare sì e purtroppo i risultati non sono affatto incoraggianti: dai dati raccolti nello studio infatti sembrerebbe proprio che per addestrare una normale intelligenza artificiale basata sul deep learning vengano prodotte circa 283 tonnellate di anidride carbonica, vale a dire cinque volte quella che produce un’auto media statunitense nel suo intero ciclo vitale.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione analizzando l’energia consumata durante l’addestramento di IA in un settore specifico e assai diffuso, quello dell’NLP (Natural Language Processing), prendendo in considerazione quattro dei modelli che più hanno assicurato risultati incredibili: Transformer, ELMo, BERT e GPT-2. Ciascuno degli algoritmi ‎è stato addestrato su una singola GPU per un giorno, al fine di misurarne l’assorbimento energetico. I ricercatori hanno poi moltiplicato questo valore per il numero d’ore necessario all’addestramento completo, riportato sulla documentazione ufficiale. Infine il risultato è stato convertito in chili di anidride carbonica basandosi sul mix energetico medio utilizzato negli Stati Uniti.

La portata di questi valori è ovviamente incredibile. “In generale, molta ricerca recente nell’ambito dell’intelligenza artificiale trascura l’efficienza energetica. Le enormi reti neurali si sono infatti rivelate utili nello svolgimento di tantissimi task e aziende e istituzioni che hanno ampio accesso alle risorse computazionali le sfruttano per ottenere significativi vantaggi competitivi”, ha spiegato Carlos Gómez-Rodríguez, informatico dell’Università di La Coruña, in Spagna, che ha partecipato alla ricerca.

I risultati inoltre hanno fatto emergere un secondo problema, non meno grave del primo: l’incredibile richiesta di risorse necessarie al fine di ottenere risultati rilevanti sta man mano rendendo più difficile a chi lavora in ambito accademico contribuire alla ricerca.

Come prima ricerca è sicuramente passibile di critiche ed ha diversi punti che potrebbero essere discussi, a partire dal fatto che il mix energetico statunitense è uno dei più dipendenti da combustibili fossili nell’ambito dei Paesi occidentali più industrializzati. Inoltre la ricerca non tiene conto del fatto che l’anidride carbonica non è l’unico prodotto inquinante prodotto da un’automobile, benché sia quello che più contribuisce al riscaldamento globale. Insomma siamo appena all’inizio, ma come affermato ancora da Gómez-Rodríguez, “era indispensabile effettuare questo tipo di analisi, per stimolare la consapevolezza riguardo alle risorse impiegate e avviare il dibattito”.